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15. 04. 2021 07:44

Matrimoni in “crisi”: «In salute o in malattia, fateci ripartire in sicurezza»

Il wedding planner Andrea Marchetti e i retroscena di una crisi che ha colpito un settore di raccordo fra diverse aziende e figure professionali

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Solo 96.687 matrimoni celebrati in Italia nel 2020, un calo del 47,5% rispetto ai 184.088 del 2019. I dati dell’Istat sono impietosi, la pandemia ha quasi dimezzato le nozze in Italia tra Dpcm che hanno vietato i ricevimenti e futuri sposi costretti a rinviare il magico giorno.

A venire colpito è dunque un settore che coinvolge un gran numero di figure professionali e aziende, ne sa qualcosa Andrea Marchetti, designer e wedding planner nato in Toscana, ma da una decina d’anni operante a Milano dove ha fondato l’Andrea Marchetti Eventi: «Abbiamo dovuto posticipare tutti i matrimoni del 2020 – spiega – a livello di fatturato registriamo un calo di circa il 70%».

A quando risalgono le ultime nozze organizzate?
«Al 2019 perché tutte le coppie che avevano in programma di sposarsi nell’estate del 2020 hanno preferito rimandare vista l’incertezza del momento, poi in autunno sono arrivate altre limitazioni e blocchi che durano tutt’ora».

Cosa complica maggiormente il vostro lavoro?
«Le scelte del governo sono sempre state fatte all’ultimo momento, ma nel nostro settore l’organizzazione è vitale. Quando non ci sono tempistiche organizzative l’unica alternativa che ti rimane è posticipare l’evento».

C’è un dialogo con le istituzioni?
«Ci piacerebbe che ci fosse. Purtroppo non abbiamo un’associazione ufficiale che porti avanti i nostri bisogni. Durante la pandemia è nata Federmep e circa un mese fa il presidente di Assoeventi è riuscito ad avere una conferenza con i rappresentanti dei partiti. Abbiamo fatto presente il crollo del nostro settore, l’unico ad aver raggiunto fino al 95% di perdita. Abbiamo ricordato che dietro a matrimoni ed eventi c’è una filiera dimenticata, aziende specializzate in tovagliati per eventi, ditte sull’orlo del fallimento che producono bicchieri per i catering. Serve un piano di sostegno per queste aziende e soprattutto un piano d’azione per ripartire in sicurezza».

Che tipo di piano potrebbe essere adatto?
«Basterebbe avere delle regole. Noi organizziamo tutto nei minimi dettagli, sapremmo rispettarle e farle rispettare. Esiste un protocollo per le cerimonie in chiesa ma non per i ricevimenti. Le regole poi devono avere una logica. Capiamo che ci possano essere dei limiti di presenza ma che siano calcolati sulla grandezza della location. Non ha senso imporre ad esempio il vincolo di 80 invitati sia che il ricevimento si svolga in un ristorante sia che si tenga in un castello».

Le coppie come vivono questa situazione?
«Con le coppie faccio un lavoro che dura anche più di un anno e si crea un forte legame col cliente. I miei sposi comprendono che purtroppo non sono io a non dare loro spiegazioni. Finora nessuno ha deciso di annullare il ricevimento. Il rischio, però, è che prima o poi si stufino se dovranno rimandarlo ulteriormente. Ci sono coppie che lavorano al matrimonio da due anni e ancora non hanno potuto farlo. Anche loro sono al limite della sopportazione».

Info: andreamarchettieventi.com

 

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