piazzale baracca
piazzale baracca

Piazzale Baracca deve il suo nome all’asso dell’aviazione italiana e medaglia d’oro al valor militare nella Prima Guerra Mondiale, durante la quale gli vengono attribuite trentaquattro vittorie aeree. E’ Francesco Baracca, un personaggio davvero storico che meriterebbe di essere conosciuto meglio.

Tra le note di colore che forse non tutti conoscono è che il simbolo della famiglia Baracca è uno di quelli che tutti conosciamo: il cavallino rampante. Già, proprio quello che vediamo sulle mitiche Ferrari.

Incamminandosi lungo via San Michele del Carso si arriva in piazzale Aquileia: sulla destra, un cancello e subito dopo una strana costruzione che in alto riporta la scritta “Quel che sarete voi noi siamo adesso: chi si scorda di noi scorda sé stesso”. Si tratta di un invito a ricordare e a scoprire proprio qui l’antica chiesa del Fopponino.

E’ un piccolo edificio a navata unica, con abside a pianta quadrata. Lo spazio dove troviamo la chiesa è stato usato anche come lazzaretto durante il periodo della peste e sempre qui venivano seppelliti coloro che non ce la facevano. E’ stato l’ultimo cimitero urbano chiuso (1885) e i resti portati al Cimitero Maggiore. Certo, lo spazio che occupava era molto più grande di quanto oggi possiamo immaginare.

Prendendo viale Papiniano sulla destra ecco un benzinaio: guardando il pannello che si trova all’ingresso scopriamo che durante i lavori di ristrutturazione del 2010 è stato trovato qui sotto una parte del secondo bastione difensivo che si incontrava andando da Porta Ticinese in direzione di piazzale Aquileia.

Progettato a partire dal 1546 dal governatore Gonzaga per il governo spagnolo, i lavori iniziarono nel 1549 e proseguirono per undici anni. E’ tutto conservato per bene sotto i nostri piedi, ma per dare un’idea di come fossero le mura, sono stati fatti dei segni di colori diversi sulla pavimentazione del benzinaio che potete notare anche senza fare rifornimento. Ergo: a Milano anche quando si fa benzina si può imparare la storia.

CI VEDIAMO IN…
Società Umanitaria
La Società Umanitaria nasce come istituzione educativa e culturale grazie al lascito del filantropo Prospero Moisè al Comune di Milano. L’attività inizia in via Manzoni nel 1893 come osservatorio delle esigenze e dei bisogni di cultura dei lavoratori e svolge anche da tramite tra questi e le loro associazioni. Nel 1902 nascono le prime scuole professionali e 7 anni più tardi vengono realizzati due complessi edilizi per i lavoratori a basso reddito, il quartiere Lulli ed il quartiere popolare della Società Umanitaria.

Nel 1917 si aprono i corsi della scuola di Avviamento e 14 anni dopo la scuola diventa parte effettiva dell’attività della società umanitaria. Dopo la guerra l’Umanitaria viene guidata da Riccardo Bauer: la sede si sposta nell’ex convento di Santa Maria della Pace e nei fabbricati di via Daverio. Con le contestazioni degli anni ’70 Bauer si dimette e dal 1981 l’attività dell’ente si riduce alle sole funzioni culturali.

RETROBOTTEGA
130 anni di carta: Pettinaroli
Carte pregiate, lavorazioni accurate ed eleganti, oggetti di cartotecnica di gran classe hanno conquistato i milanesi che da allora e nei successivi 135 anni di attività non hanno mai abbandonato Pettinaroli, affidandogli la stampa di tutti i loro eventi più importanti: nascite, comunioni, matrimoni. Qui hanno creato inviti, carte da lettere commerciali e private, biglietti da visita di ogni genere eseguiti con le più raffinate tecniche di stampa.

Nel 1883, due anni dopo la sua nascita, il negozio si sposta da via San Raffaele in via Santa Radegonda. Il negozio rimarrà qui fino al 1959, quando si trasferisce nella vicina sede di piazza San Fedele angolo Via Marino. Il Duomo da una parte, il tempio della lirica dall’altra, la bottega ha accompagnato passo a passo i trionfi della Scala. Il 2017 segna un nuovo e rinnovato capitolo con il trasloco nell’elegante via Brera.

Pettinaroli ristabilisce così ancora una volta la volontà di segnalare la propria tradizione artistica/artigianale: ormai alla quarta generazione, il fatto che il negozio sia sempre rimasto in famiglia ha consentito che non venisse snaturato. Oggi è Francesco che, coadiuvato da personale specializzato e competente, manda avanti l’azienda, mettendoci sempre l’entusiasmo che contraddistingue questo negozio da oltre centotrenta anni.

SE PARLA MILANES
L’èrba di alter l’è semper la pussee bòna
Lo conosciamo come l’erba del vicino è sempre più verde, ma la traduzione letterale è “l’erba degli altri è sempre più buona”. Diverse parole, ma con lo stesso significato: le cose degli altri sono sempre migliori delle nostre. L’invidia ha radici profonde anche nel dialetto milanese: non sarà certo un caso il fatto che ancora oggi si dica “verde dall’invidia”.


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