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22. 09. 2021 12:36

Un mondo dentro: un viaggio tra passato e futuro nei circoli milanesi

Rinnovata roccaforte della socialità, per tutte le età: i circoli sono un patrimonio prezioso per la nostra città. E la pandemia a favorito nuove sinergie fra generazioni

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Un vero e proprio ecosistema a sé. In una sorta di sospensione temporale tra passato e futuro, i circoli milanesi restano una roccaforte della socialità, intesa nella sua versione più genuina. E con la pandemia, grazie alle loro consuete attività e alle tante iniziative di solidarietà, si sono riscoperti sempre più un punto di riferimento per i quartieri che li ospitano.

Paola Buzzini (foto, ndr) è fondatrice di Soup Opera – un luogo meraviglioso dove arte e food si incontrano -, ma soprattutto è un’assidua frequentatrice e profonda conoscitrice dei circoli milanesi: «Una miniera», racconta.

I circoli milanesi: un collante tra generazioni

Il pensiero comune ci spinge a pensare che i circoli siano dei luoghi per anziani. Quanto c’è di vero?
«Spesso chi gestisce i circoli fa parte di generazioni più datate, così come alcuni soci. Ciò nonostante, questi luoghi sono stati riscoperti dai giovani e diventano sempre più popolari tra loro. Sta avvenendo un po’ quello che è successo con le balere. Qui a Milano la balera dell’Ortica ne è un esempio palese».

Si sono create, quindi, nuove sinergie tra generazioni?
«Indubbiamente. Mi viene da pensare al Circolo Terre e Libertà, dove pazientemente un gruppo di giovani si è inserito nella gestione affiancando i vecchi gestori. Hanno ammodernato l’offerta ricreativa e culturale senza snaturare il circolo. C’è sempre una tendenza a salvaguardare le abitudini dei vecchi soci e del quartiere. Ad esempio, qui i giovani hanno creato nuovi eventi, ma anche un gruppo vacanze per gli anziani della zona. Insomma, il circolo diventa un collante tra generazioni diverse che si supportano a vicenda».

Come la pandemia ha cambiato il ruolo del circolo?
«Ha rinsaldato la sua posizione. I circoli hanno fornito durante il periodo nuovi servizi ai quartieri, ad esempio come punto di distribuzione di beni alimentari per le famiglie bisognose. Inoltre, spesso i circoli sono in zone periferiche dove alcune problematiche sono più acuite. In un periodo complicato come questo, dove tutto si ingigantisce, hanno rappresentato una via di fuga attraverso un recupero della socialità».

Il Comune tutela sufficientemente i circoli?
«Dovrebbe perché sono custodi di un certo tipo di tradizione, che va da certe usanze tipiche milanesi, al dialetto, ma anche ad altre forme di socialità, come il semplice parlare di politica. A questo possiamo anche aggiungere la salvaguardia della tradizione culinaria: tra i circoli si riscoprono cucine casalinghe e si possono ancora gustare alcune delle migliori cotolette alla milanese».

Alberto Molteni, direttore artistico Arci Bellezza: «Il nostro circolo è una bellezza»

Che cosa offre oggi l’Arci Bellezza?
«Tantissime attività che cercano di abbracciare un po’ tutte le fasce di pubblico. Abbiamo all’attivo diciotto corsi tra i più svariati: dal digital marketing allo yoga e al pilates. A questi si aggiungono tantissime altre attività, dall’organizzazione di eventi musicali jazz, indie e quant’altro, al nostro spazio ristorazione. Senza dimenticare l’impegno sociale. La nostra parola d’ordine è inclusione».

A proposito di impegno sociale avete organizzato anche un camp per bambini.
«Sì, accogliamo ogni giorno in via Bellezza 50 bambini, divisi in gruppi che svolgono tutta una serie di laboratori e attività sportive. Un modo per venire incontro alle famiglie che non sanno dove lasciare i propri figli durante questo periodo di chiusura scolastica e non hanno trovato posto nei centri estivi organizzati dal Comune».

L’impegno sociale ha contraddistinto anche il periodo più buio della pandemia.
«All’inizio è stato un periodo molto duro in cui siamo stati costretti come tutti a restare chiusi. Il nostro DNA però non ci ha permesso di stare fermi. Il salone del circolo si è trasformato in punto di raccolta per i beni alimentari da distribuire alle famiglie. Abbiamo attivato anche un piccolo mercato agricolo dove vendere i prodotti degli agricoltori locali. E poi abbiamo continuato ad offrire la nostra offerta culturale attraverso uno streaming completamente gratuito».

Come vedete il futuro, alla luce di nuove regole come ad esempio il green pass?
«Siamo assolutamente d’accordo. Ben venga qualunque strumento che ci permetta di programmare il nostro lavoro in sicurezza. E se questo si chiama green pass siamo pronti ad accettarlo».

I circoli da non perdere a Milano

Circolo degli Ex Combattenti
Via Alessandro Volta, 23

Alle porte di Chinatown è stato fondato dai reduci della Prima Guerra Mondiale. Inserito nell’edificio daziale datato 1880 e protetto dalla FAI, qui si può riscoprire l’anima old style del circolo milanese: tavolo da biliardo, mazzi di carte e l’immancabile Punt e Mes.

Circolo Terre e Libertà
Via Don Bosco, 7

A due passi da Corso Lodi, il circolo è un punto di riferimento per il quartiere dal 1946 e gli arredi sono un tuffo in quel passato che sa di miracolo economico. Qui il cameriere chiede ancora se si desidera il bicèr o il bicerìn (per i forestieri, “bicchiere o bicchierino”).

Circolo bocciofilo Piero Caccialanza
Via Padova, 91

Fondato nel 1937 può essere definito il circolo più sportivo di Milano con ben 4 corsie per le bocce. All’interno i tavoli apparecchiati con tovaglie rigorosamente di carta emanano quell’atmosfera tipica delle sagre di paese. Insomma, un ritorno alla provincia a due passi dal caos di via Padova.

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