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10. 12. 2022 02:58

Zeta Service, a Milano il congedo parentale alle coppie omogenitoriali: «Deve valere per tutti»

Così l’azienda milanese Zeta Service motiva la scelta di estenderlo alle coppie omogenitoriali: «È doveroso colmare il vuoto legislativo italiano»

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Un nuovo passo in avanti verso la parità di genere sul posto di lavoro. Il merito è di Zeta Service, azienda milanese leader specializzata in payroll e servizi dedicati alle risorse umane e tra le prime imprese in Italia a introdurre il congedo parentale per le coppie omogenitoriali, ovvero famiglie composte da due genitori dello stesso sesso. L’azienda ha deciso di ampliare di propria iniziativa il godimento dei diritti per questa tipologia di famiglie riconoscendo 40 giorni di congedo parentale, gli stessi previsti per il congedo di paternità che è stato quadruplicato rispetto a quanto indicato dalla normativa italiana per i papà.

«È doveroso colmare un vuoto legislativo che penalizza le coppie omogenitoriali dove solo una persona viene riconosciuta come genitore mentre l’altro è, a tutti gli effetti, un estraneo – racconta a Mi-Tomorrow Silvia Bolzoni, fondatrice e presidente di Zeta Service (foto, ndr) –. Occorre superare questo ostacolo per permettere ad entrambi i genitori di affrontare insieme una nuova e delicata fase della loro vita».

Silvia Bolzoni (Zeta Service): «Colmiamo un vuoto legislativo»

Come mai questa scelta?

«Il nostro è solo un piccolo passo, ma confidiamo possa servire come apripista per aiutare a superare le barriere di genere e uguaglianza che molto spesso sono tuttora radicate in atteggiamenti sociali e valori patriarcali antimodernistici e arretrati».

Un’idea che vi rende pionieri sul tema.

«Sottolineo che nasce dalla volontà di fornire parità di diritti a tutte le persone che lavorano per Zeta Service. Un processo già avviato con l’estensione del congedo per i padri e che meritava il salto inclusivo che offrisse questa possibilità a tutte le famiglie di neogenitori. Zeta Service ha deciso di riconoscere il proprio congedo, ovvero gli stessi giorni previsti dall’azienda in caso di paternità (un mese in più rispetto ai 10 giorni previsti dalla normativa italiana). Abbiamo a cuore una genitorialità equamente condivisa che parte dal luogo di lavoro e si conclude all’interno del nucleo familiare».

Quale pensa saranno gli effetti positivi più immediati?

«Partiamo dal presupposto l’equally shared parenting diventa a tutti gli effetti un fattore di well-being culture all’interno dell’azienda, permettendo ai lavoratori un bilanciamento più equilibrato tra lavoro e vita privata. L’obiettivo prioritario per noi è sempre stato quello di poter garantire un posto di lavoro equo a tutti i nostri collaboratori e questa nuova azione si inserisce perfettamente in un percorso di azione già avviato, cercando di colmare un vuoto normativo presente nella legislazione italiana che attualmente non riconosce alcun congedo alle coppie omogenitoriali, se non al genitore biologico».

In che modo crede si potrebbero invogliare altre realtà aziendali a intraprendere lo stesso percorso?

«Ci auguriamo che l’impegno di Zeta Service possa fare da apripista per molte realtà, a partire dalle aziende che lavorano quotidianamente al nostro fianco: parlo di clienti, di fornitori e di tutti gli stakeholders con cui cerchiamo di condividere i nostri intenti e le nostre iniziative sperando in una contaminazione positiva e virtuosa. Perché è solo insieme che possiamo portare il cambiamento. Lo vediamo su tutti i livelli delle nostre attività, all’interno delle nostre divisioni e di Fondazione Libellula. Ma la cosa fondamentale è riuscire a trasmettere al proprio interno quel senso di appartenenza all’azienda che, insieme alla motivazione delle persone, spinge le imprese alla crescita».

E come pensa sia possibile?

«Credo si possa ottenere solo avviando iniziative mirate ed inclusive, proprio come questa dedicata alle coppie omogenitoriali, sviluppando una capacità di ascolto orientata ai bisogni delle persone che parte dalle esigenze dei propri collaboratori per essere poi traslata anche all’esterno verso i clienti e verso tutti i partner. È questo che fa la differenza per noi. La volontà di avviare dei percorsi che agiscano sulle leve motivazionali delle persone con un approccio inclusivo e tollerante come motore di sviluppo personale e di business».

Ci sono altre iniziative in cantiere?

«In futuro ci piacerebbe riuscire a raggiungere gli standard dei Paesi europei che si stanno già muovendo su queste tematiche. Stiamo cercando di attivarci a livello organizzativo per garantire le coperture necessarie nei periodi di congedo e ci piacerebbe ampliarli. Certo, per ora è solo un desiderio che ha bisogno di ulteriori elementi per concretizzarsi».

Proprio in questi giorni si sta discutendo molto in Europa per garantire a entrambi i genitori lo stesso diritto al sostegno parentale.

«In Finlandia la prima ministra Sanna Marin ha da poco esteso il congedo a 160 giorni per entrambi i genitori senza distinzioni di genere e per qualunque tipologia di famiglia, con la possibilità di trasferire al partner fino a 63 giorni per “conciliare più facilmente carriera e vita familiare”. In Spagna si arriva fino a 112 giorni per entrambi i genitori, in Svezia sono 480 e in Germania si può arrivare anche a 14 mesi con il 67% dello stipendio garantito. Faremo il possibile per avvicinarci a queste percentuali nel nostro piccolo, sperando che l’Italia possa inserirsi presto nell’elenco delle nazioni virtuose».

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