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07. 08. 2020 11:51

Coronavirus, al San Raffaele il reparto che fa scuola

L’ospedale milanese è stato il primo a creare una terapia riabilitativa a 360 gradi per i pazienti Covid

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Durante i mesi centrali della pandemia, il San Raffaele di Milano è stato il primo ospedale al mondo a creare ad hoc un reparto di riabilitazione per i pazienti Covid-19 ancora infettivi, con lo scopo di recuperare le funzionalità motorie, respiratorie e neurologiche perse durante la fase acuta della malattia nel più breve tempo possibile.

 

Coronavirus, al San Raffaele il reparto che fa scuola

Il reparto del San Raffaele ha fornito una terapia riabilitativa a 360 gradi, grazie all’impegno quotidiano di un’équipe multidisciplinare di infermieri e medici specialisti, che comprendono fisiatri, neurologi, neurochirurghi, pneumologi, neuropsicologi, psichiatri, cardiologi, otorinolaringoiatri, fisioterapisti e nutrizionisti. Ad aprile e maggio sono state trattate oltre 150 persone.

Diverse fasi. I medici del San Raffaele hanno organizzato le attività di riabilitazione seguendo le fasi di sviluppo della patologia: nella fase acuta, caratterizzata principalmente da disturbi respiratori, la gestione prevedeva frequenti cambi di postura e terapie posizionali. Una volta conclusa la fase critica, l’attenzione si è spostata sulle conseguenze muscolo-scheletriche legate al prolungato allettamento, sul ritorno a un’alimentazione normale e poi sulla sfera cognitivo-emotiva. Nel lungo periodo bisogna invece affrontare problematiche psichiatriche, come disturbi da stress-post traumatico, ansia e depressione, conseguenza del lungo periodo in terapia intensiva. Una volta dimessi dall’ospedale, qualora necessario, i pazienti hanno potuto continuare la riabilitazione anche a casa, usufruendo del servizio di telemedicina con video-visite e tele consulti online.

Collaborazione. «È solo grazie alla stretta collaborazione tra le unità operative di Neurologia, Neurochirurgia e Riabilitazione cardiologica dell’ospedale che è stato possibile reagire in tempo record e creare il primo reparto riabilitativo dedicato interamente a questa emergenza – spiega Sandro Iannaccone, direttore del dipartimento di Riabilitazione della struttura sanitaria -. Un’esperienza di gestione interdisciplinare e integrata che ci ha permesso di delineare le linee guida internazionale per la riabilitazione in questi pazienti».

Patologie connesse. Sebbene il coronavirus si presenti principalmente con problemi respiratori conclamati, ci sono molti altri sintomi che necessitano di una riabilitazione specifica ed emergono nella fase post acuta, sotto forma di disabilità motorie, cardiologiche, neurologiche, cognitive e psicologiche. «Oltre a presentare questo tipo di problematiche, tutti i pazienti ricoverati erano ancora infettivi. Per questo abbiamo organizzato il reparto per svolgere al letto dei malati la maggior parte degli esami strumentali in contemporanea all’attività riabilitativa e assistenziale – prosegue Iannaccone -. Considerando poi che chi sviluppa maggiormente le forme più gravi sono persone di età avanzata, sovrappeso o con multiple malattie croniche, il programma di riabilitazione motoria, respiratoria e neurologica è stato creato su misura, caso per caso».

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