Medici pensionati in pista per il coronavirus

L’emergenza mostra le difficoltà di un settore nel quale le assunzioni sono sempre poche. Meglio avvalersi di professionisti a fine carriera o puntare definitivamente sui giovani?

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Medici pensionati. Ospedali pieni, reparti di terapia intensiva al collasso, medici e infermieri che non bastano più. Gli effetti del coronavirus sulla sanità lombarda mostrano le difficoltà di un settore nel quale le assunzioni sono sempre troppo poche, così come i posti letto a disposizione dei pazienti.

 

Medici in pensione, l’idea di Regione Lombardia

Per questo la Regione Lombardia sta pensando di assumere specialisti in pensione e di anticipare le lauree degli infermieri, in modo da poterli chiamare in servizio quanto prima. Ma su queste ipotesi non tutti sono d’accordo.

C’è chi si chiede se avvalersi di professionisti a fine carriera sia una scelta giusta e chi, al contrario, pensa che sarebbe meglio puntare sui giovani. Anche se con meno esperienza.

Forze esperte. «L’emergenza sanitaria ha priorità assoluta in questo momento», fa presente il presidente della Fnomceo, Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli.

«Quella di consentire il servizio fino a 70 anni è una possibilità prevista anche dal Decreto milleproroghe, ma è necessario affrontare nel migliore dei modi il nodo della protezione dei camici bianchi in prima linea contro l’infezione. Ogni medico che non è adeguatamente protetto è un problema come minimo per il fatto che dovrà andare in quarantena, nella speranza che non si ammali.

Su questo fronte ci aspettavamo qualcosa in più. L’esiguità dei mezzi messi a disposizione per proteggere i dottori mostra che il sistema non ha funzionato proprio con estrema efficienza. Certo non va dimenticato che questa emergenza è arrivata come uno tsunami».

Prosegue Anelli: «Adesso è tempo di affrontare l’emergenza. Le forze devono essere unite per contrastare l’infezione da nuovo coronavirus. Avremo modo e tempo di fare più in là una riflessione su come il sistema abbia funzionato».

C’è però un altro aspetto da non sottovalutare: «Ci sono circa quattromila laureati che attendono di potersi abilitare, iscrivere all’Ordine e iniziare la professione – va avanti Anelli -. Con lo sblocco degli esami di Stato avremo ulteriore disponibilità di giovani camici bianchi.

Abbiamo avuto modo di vedere come in tanti si siano messi a disposizione in questa emergenza, sia negli aeroporti, per i controlli sanitari sui passeggeri, sia per il call center ministeriale sul nuovo coronavirus, cercando di contribuire alla missione di contenere la diffusione dell’infezione».

Medici in pensione, la controproposta di Maria Rita Gismondo

Di avviso diverso è Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano.

«Piuttosto che richiamare i medici pensionati sarebbe meglio assumere i giovani, nuove energie. Lavorare in una terapia intensiva non è facile e non è come lavorare in medicina generale. C’è bisogno di addestramento e non è possibile deviare professionisti da altri reparti. Abbiamo bisogno di rianimatori e infermieri capaci di assistere questi pazienti».

Puntualizza la virologa: «In Lombardia abbiamo un dieci per cento di casi sul totale che sono operatori sanitari. E c’è uno stress notevole e agitazione fra i colleghi ospedalieri. Sicuramente un aiuto in termini di attivazione di operatività complementari è necessario».

medici in pensione
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