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29. 06. 2022 04:58

Ospedale Sacco: corruzione all’obitorio, vendevano i morti alle pompe funebri in cambio di soldi

Emesse tre misure cautelari interdittive a carico di un operatore obitoriale e di due rappresentanti di imprese funebri

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Sono state emesse dal GIP Stefania Donadeo tre misure cautelari nei confronti di un operatore dell’obitorio dell’Ospedale Sacco e di due dipendenti di onoranze funebri a Milano e Baranzate.

Corruzione all’Ospedale Sacco, fermati anche due dipendenti delle pompe funebri

Le indagini, condotte dalla Polizia locale di Milano e coordinate dalla Procura della Repubblica del posto, sono scaturite da quattro esposti, di cui uno della stessa direzione generale dell’Asst Fatebenefratelli Sacco, presentati alla Polizia locale e trasmessi agli uffici della Procura della Repubblica.

Atteggiamenti confidenziali tra impresati e operatori dell’obitorio

In particolare, negli esposti si denunciavano atteggiamenti confidenziali tra impresari delle onoranze funebri e operatori obitoriali, i quali non solo consentivano agli impresari stessi l’accesso alla camera mortuaria senza che vi fosse richiesta dei parenti del defunto (come previsto dal Regolamento aziendale), ma consegnavano loro anche la documentazione relativa ai decessi e ricevevano in cambio denaro.

Si parla di una diffusa pratica corruttiva

Le conversazioni intercettate a partire da febbraio 2021 si sono rivelate indicative di una diffusa pratica corruttiva. In particolare P.N.L.C., operatore obitoriale incaricato di pubblico servizio (57 anni), poneva in essere con continuità condotte contrarie alle disposizioni del “Regolamento aziendale per i decessi intraospedalieri e per l’accesso alle camere mortuarie” dell’Asst Fatebenefratelli Sacco, ricevendo contanti per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio: comunicava i decessi che avvenivano in ospedale direttamente all’impresa funebre, indirizzava i familiari a specifiche onoranze funebri, millantando anche inesistenti convenzioni con il Comune di Milano che avrebbero garantito prezzi calmierati, e consentiva l’accesso al personale delle imprese funebri alle camere mortuarie.

Concreto pericolo di reiterazione del reato

Dalle intercettazioni sono dunque emersi gravi indizi di colpevolezza a carico di P.N.L.C., A.D. (38 anni) e A.G. (29 anni), che hanno portato il GIP a rilevare un concreto pericolo di reiterazione di reati della stessa tipologia, sia per le molteplici circostanze in cui si sono consumati i reati sia per la personalità degli imputati, che hanno dimostrato particolare sfrontatezza.

Lo smistamento delle salme

L’operatore della camera mortuaria consultava di continuo il registro defunti ed effettuava un vero e proprio smistamento delle salme, sulla base di una infondata competenza territoriale, in collaborazione con gli addetti delle due agenzie funebri, che pagavano per la sua intermediazione. Il tutto, inoltre, è stato documentato dopo l’allarme diffuso dalla direzione dell’Ospedale Sacco, facendo ritenere gli indagati completamente non curanti delle iniziative della direzione ospedaliera

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