Se il girone d’andata del campionato di Superlega di pallavolo finisse adesso per il Powervolley, con il suo sesto posto in classifica, si aprirebbero le porte dei sedicesimi di Coppa Italia. Tra i milanesi e l’accesso alla manifestazione, aperta alle prime otto classificate al giro di boa del massimo torneo nazionale, ci sono ancora quattro gare.

E non si tratta di partite qualsiasi: da qui al 23 dicembre, infatti, il sestetto di Giani dovrà affrontare nell’ordine Civitanova (domenica al PalaYamamay alle 18.00), Trentino (che si sono appena contese il Campionato del Mondo per Club), Vibo Valentia e Perugia. «Un vero e proprio tour de force che comprende le due squadre che hanno dimostrato di essere le migliori al mondo e Perugia che, al momento, è la prima in campionato.

Sarà un periodo molto difficile perché dobbiamo cercare di fare qualche punto per centrare il nostro primo obiettivo stagionale che è l’accesso in Coppa Italia», racconta a Mi-Tomorrow Riccardo Sbertoli, regista classe ’98 che con Matteo Piano è uno dei due reduci della scorsa stagione.

Adesso siete a quota 15, quanti punti vi servirebbero per centrare l’obiettivo?

«Premesso che non si possono fare calcoli certi, riteniamo che dovremmo accumulare almeno altri 5 per essere moderatamente tranquilli. Ragion per cui per noi sarà indispensabile fare il massimo bottino nella gara con Vibo di domenica 16 e cercare di rosicchiare qualche punto qua e là nelle gare con le big».

Tra Civitanova che affronterete domenica al PalaYamamay, Trento e Perugia, con chi pensi abbiate maggiori possibilità di rosicchiare questi punti?

«All’inizio dell’anno, guardando i roster, avrei detto Trento che, invece, attualmente è la più in forma. Forse Civitanova perché è una squadra che soffre di più la battuta rispetto Trento. C’è da dire, comunque, che se dovessero sfoderare la gara migliore sarà molto difficile. Da parte nostra dovremo essere cinici e bravi a sfruttare qualsiasi loro regalino».

Il tuo omologo marchigiano è il brasiliano Bruno, miglior palleggiatore alle ultime Olimpiadi. Cosa gli ruberesti?

«Di primo acchito direi l’esperienza, però quella arriva col tempo e io, nonostante sia titolare in Superlega per il quarto anno, sono ancora giovane. Quindi il suo gioco di centro e pipe che mi piace molto. Detto questo mi piace molto il suo modo di stare in campo perché riesce a tenere tutti i compagni attaccati alla partita».

Che dici, invece, dei compagni cui distribuisci le tue palle?

«Come in molte squadre il nostro attaccante principale è l’opposto Nimir, la coppia di bande è ben assortita con Marr che attacca bene la palla alta e Clevenot che è uno dei migliori ricettori del campionato e lavora bene su palla spinta e muro aperto».

Per un regista la “lettura” della partita è fondamentale. Come ti alleni in questo senso?

«Studio molto gli avversari in anticipo. La concentrazione, invece, arriva da sola già dopo il pranzo. Mi piace arrivare in palestra con le cuffie e tendenzialmente non ascolto musica molto tranquilla. E, al contrario di quello che capita spesso nello sport, non ho alcun rito scaramantico».