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18. 05. 2022 21:48

“Custodiscimi”, il nuovo tassello di Forestami: il verde è nelle nostre mani

Cura, educazione e tutela: il nuovo tassello di Forestami si chiama Custodiscimi. Ed è già un successo

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In vista della Giornata Mondiale delle Foreste di lunedì 21 marzo e dell’arrivo della stagione primaverile, Forestami lancia il progetto Custodiscimi, la nuova sfida volta alla sensibilizzazione “green” dei milanesi. Grazie a questa iniziativa, infatti, ai cittadini verrà concessa la possibilità di prendersi cura, nel proprio cortile o sul proprio balcone, di una piccola piantina forestale. «Si tratta di un progetto di partecipazione – commenta Fabio Terragni, Project Manager Forestami – che vede protagonista la collaborazione con realtà solide del territorio, come Legambiente Lombardia, ed ERSAF – Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste, cui vivai hanno dato vita ad ogni singola piantina che daremo presto in affidamento ai cittadini».

Custodiscimi, una nuova educazione al verde

«Dopo due anni di intenso lavoro – prosegue – nella promozione delle iniziative di partecipazione, siamo riusciti a dare vita, non senza difficoltà, a Custodiscimi: l’affido temporaneo di queste piantine forestali alla cittadinanza punta all’importanza di riscoprire un nuovo significato della parola “custodire”, ovvero educare al verde. Già lo scorso anno, insieme al Comune di Milano, siamo stati presenti nelle scuole con l’intento di educare i più giovani a conoscere e rispettare il verde e i primi risultati li vedremo presto». Le piantine forestali – da distribuire in egual misura tra Milano e città metropolitana – sono in totale duemila e sono di quattro specie diverse, tutte autoctone e certificate, ovvero ciliegio, quercia farnia, olmo bianco e pado.

La cittadinanza potrà, così, diventare temporaneamente custode, presso i propri spazi abitati, di quello che diventerà nel tempo il futuro verde pubblico. Il periodo di custodia durerà circa otto mesi ed avrà inizio domenica 20 marzo, giorno di ritiro delle piantine, e durerà fino al 20 novembre, vigilia della Giornata nazionale degli alberi, durante la quale ci sarà la piantagione insieme alle altre piante forestali. Si contribuirà, così, al raggiungimento dei 3 milioni di alberi prefissati come obiettivo da Forestami, entro il 2030, sul territorio milanese.

«Chiediamo ai cittadini – conclude Terragni – di prendersi in carico l’enorme responsabilità di veder nascere e crescere 2000 piante, in uno sforzo collettivo di arricchimento della capitale naturale dell’identità milanese che ha visto, in passato, accrescere la presenza di oltre 330.000 alberi grazie all’impegno di Forestami. Ad oggi siamo circa al 10% del nostro obiettivo, ma è solo un primo passo».

Confcommercio Milano sarà presente domenica 20 marzo presso il cortile di Palazzo Bovara, nel Circolo del Commercio in corso Venezia 51: qui i cittadini potranno ritirare le piantine prenotate sul sito forestami.org, e potranno anche assistere all’illuminazione verde della facciata adiacente Palazzo Castiglioni. Ogni piantina sarà consegnata in un kit composto da un vaso di 15 cm di diametro e un sottovaso di 20 cm insieme a 5 kg di terriccio.

Custodiscimi, l’assessora Elena Grandi: «Bene dare messaggi simbolici»

custodiscimiAssessora, si prospetta una città sempre più attenta alla cultura dell’ambiente. Non più suggestione, ma una realtà sempre più concreta?
«Questo è il nostro impegno quotidiano. E in questo ci aiutano le nuove generazioni, molto sensibili a questo tema. Teniamo conto che i giovani sono cresciuti con l’idea di un’economia circolare, di una qualità di vita diversa, di un’attenzione particolare nei confronti della bellezza e della tutela del paesaggio. Pensare di coinvolgere anche loro in questo progetto è basilare, difatti abbiamo presenziato ultimamente in una scuola al Parco delle Cave, per porre l’attenzione giusta a questi temi già in tenera età».

Come vede la Milano del futuro?
«Una città sempre più accogliente grazie alla qualità del suo paesaggio. Ma questo sarà possibile solo grazie al coinvolgimento diretto dei suoi cittadini, già presente oggi in soddisfacente misura, ma tutto questo è destinato a crescere ancora. Negli anni non ci siamo occupati abbastanza del tema della cura: una iniziativa come Custodiscimi è il giusto modo di recuperare il tempo perso».

Sarà un verde cittadino “diffuso”. Perché?
«Abbiamo dato modo ai cittadini stessi di scegliere dove indentificare il proprio verde e, così, ogni quartiere sarà consapevole di quanto ci sia bisogno, e in quale punto, di piantare gli alberi del futuro».

Infine, una dedica particolare per questa iniziativa.
«È importante dare una serie di messaggi simbolici in questo delicato periodo storico. La parola “custodiscimi” ispira, già da sé, il custodire sé stessi, gli altri, la comunità e i tutti i beni comuni. Oggi l’idea della cura e del custodire vale sul piantare gli alberi del futuro come in quello dell’attenzione verso le persone. Per questo, mi sento di dedicare tali iniziative alle persone più in difficoltà e più bisognose di cura in questo momento, ovvero le comunità dei profughi ucraini in fuga dalle loro terre. Mi piace pensare che questi boschi che nasceranno in futuro possano essere un pezzo di ricordo di questi tempi difficili».

Custodiscimi, parla Stefano Boeri: «Avanti verso la città del 2030»

custodiscimiI numeri di Forestami sono più che incoraggianti. L’obiettivo è quello di piantare 3 milioni di alberi entro il 2030 tra Milano e la sua area metropolitana. Ad oggi siamo a più del 10% del traguardo con più di 330.000 piantumazioni avvenute. Cifre che incoraggiano il percorso ideato da Stefano Boeri, presidente del Comitato Scientifico di Forestami.

Come sta crescendo la coscienza green dei milanesi?
«I risultati fin qui ottenuti sono significativi, anche perché abbiamo avuto una partenza complicata a causa dell’emergenza Covid. C’è stata senz’altro un’adesione positiva da parte dei Comuni dell’hinterland che hanno messo a disposizione aree per i nuovi alberi. A loro si sta affiancando una grande disponibilità da parte dei privati con più di 80mila donazioni».

Soddisfatto?
«All’inizio mi presero per matto, ma il mio era un segnale per compiere tutti insieme un grande slancio in avanti. Oggi stiamo concretizzando una vasta operazione e con Custodiscimi – nel suo piccolo – conforta la nostra visione».

Si sente sempre piacevolmente ossessionato dal verde?
«E’ una definizione su me stesso certamente un po’ ironica, ma sincera. Son vent’anni che mi occupo di verde nelle sue diverse forme. Sì, sono proiettato su questo».

Spesso con le sue visioni ha offerto importanti spunti per disegnare il futuro di questa città. Oggi che Milano vede?
«Una città che sicuramente fa più fatica rispetto al periodo pre-pandemia. Ed è una Milano dove si percepisce un grande rischio che è quello di lasciare indietro i giovani. La sfida per i prossimi anni è tenerceli qui, penso alle giovani coppie come agli studenti. Ci sono costi della vita, a cominciare dagli affitti, che sono inaccettabili».

Eppure la popolazione è cresciuta…
«Attenzione: è vero che abbiamo centomila abitanti in più rispetto a dieci anni fa, ma è altrettanto evidente che questo numero è la differenza tra 400mila persi e 500mila guadagnati. Bisogna proprio guardare a quelli che abbiamo preso e sono cittadini che hanno mezzi per permettersi questa Milano. Insomma, gli anziani agiati non possono essere il target per il futuro di Milano».

Suggerimenti?
«Abbiamo dei primati: siamo tra le città in Europa più attrattive, vivaci, belle e dinamiche. O avviamo una grande operazione di inclusione oppure avremo perso una sfida epocale».

Ci sono modelli da mutuare?
«Berlino è diventata prima capitale della cultura e poi capitale, in senso politico, della Germania. Sono state promosse politiche attente al caro-affitti e al caro-vita per rendere la città un polo di riferimenti per giovani artisti, studenti e ricercatori. Io al Politecnico ho sessanta studenti stranieri che, finita l’università, andranno via da Milano. Non va bene».

La pandemia ha cambiato i modelli dell’abitare: oggi Milano è adeguata alle nuove esigenze?
«E’ una città più fluida, con una tripartizione meno rigida tra residenza, lavoro e tempo libero. Esistono ancora zone di soli uffici, ma ormai Milano è piccola metropoli, estremamente vivibile».

Le Olimpiadi potranno accelerare qualche ulteriore cambiamento?
«Senz’altro sul piano delle infrastrutture, ma dobbiamo insistere sui quattro temi portanti: verde, mobilità, housing sociale, energia».

Ricette?
«Sul verde non bisogna mollare anche perché la nostra aria è sempre ancora irrespirabile, mentre sulla mobilità occorre ridurre il parco macchine che è una follia: meno bombe di calore sull’asfalto, più alberi e ulteriori piccole isole pedonali. Sull’energia le fiches vanno messe su rinnovabili, fotovoltaico e geotermia ovunque».

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