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27. 09. 2020 15:28

Chianura e Floraleda portano l’Electroclassic al Castello: «L’elettronica incontra la tradizione»

L'Electroclassic Summer Night, inserito all’interno della rassegna Estate Sforzesca 2020, anticiperà l'appuntamento di novembre con la seconda dell'Electroclassic Festival

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«Oltre 10 sold out, più di 10mila spettatori, spettacoli di qualità per ogni età, gusto e attitudine artistica hanno già fatto di Estate sforzesca la rassegna più ricca e partecipata della città». Sono piene di entusiasmo le parole che l’assessore Del Corno ha dedicato all’Estate sforzesca, la rassegna estiva della città di Milano. Il prossimo atteso appuntamento è quello di domani sera con l’Electroclassic Summer Night, anteprima del già apprezzatissimo Electroclassic Festival, rassegna musicale in cui l’elettronica incontra le sonorità degli strumenti tradizionali.

Piero Chianura e Floraleda portano l’Electroclassic al Castello: «L’elettronica incontra la tradizione»

Mi-Tomorrow ha parlato dell’evento con Piero Chianura, giornalista ed editore delle riviste BigBox e MusicEdu, nonché organizzatore di eventi e musicista; insieme alla pluripremiata arpista Floraleda.

L’intervista a Piero Chianura

Piero Chianura
Piero Chianura

Piero, quando nasce l’Electroclassic Festival?
«Nasce nel 2019 da un’idea di Amadeus Arte, già organizzatore dal 2006 del prestigioso LakeComo International Music Festival e attivo nella promozione di artisti e compositori, organizzato in collaborazione con BigBox, editore dell’omonima freepress specializzata, della testata MusicEdu e co-organizzatore del FIM, Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale di Milano».

Quale è stata l’intuizione?
«Incontrando Floraleda ci siamo confrontati e abbiamo visualizzato una tendenza. Il panorama musicale italiano ha iniziato a muoversi in maniera diversa, più trasversale. Quella che si vede è solo la punta di un iceberg ben più grande. La punta è rappresentata dai pianisti, il mondo sotto di essa è fatto di tantissimi altri musicisti che, vuoi per l’assenza di un sufficiente numero di orchestre, vuoi per il desiderio di andare sempre più verso un percorso trasversale e meno classico, iniziano ad intraprendere percorsi individuali, o in piccole formazioni, di composizione».

Approfondiamo questo aspetto.
«Questi artisti vedono l’elettronica come un’opportunità di espansione artistica e non come un fattore penalizzante. In questo modo si abbattono anche gli stereotipi che vedono confinati certi strumenti al solo repertorio classico. Floraleda ne è un esempio lampante, l’arpa cade sempre nello stereotipo dello strumento angelico».

Dunque questo festival è pensato anche per creare una rete tra questi artisti.
«Il nostro obiettivo è quello di intercettare tutti quei musicisti, soprattutto italiani, che fanno musica non facilmente etichettabile, ma di grande impatto. Nella seconda edizione del festival, a novembre, daremo spazio ai giovani italiani con una calla loro dedicata».

La Summer Night è frutto del lockdown o era un progetto già in cantiere?
«Con Ottavanota, scuola di musica e di integrazione sociale, avevamo pensato di condividere una serata durante l’Estate sforzesca. Così abbiamo pensato di proporre un’anteprima del progetto Electroclassic: l’esibizione di Floraleda, seguita dal concerto degli studenti di Ottavanota».

È il tuo primo evento dopo il lockdown?
«No, per fortuna. LakeComo International Music Festival si è subito attivato per portare avanti i concerti. Gli eventi riescono a garantire il distanziamento sociale senza problemi, ma c’è da dire che l’organizzazione è già abituata a lavorare con numeri ben specifici, inserendosi nel contesto delle grandi ville del Lago di Como. In più ho lavorato anche come giornalista in un festival musicale in Toscana».

Credi che ci sarà una generale percezione diversa degli eventi?
«Ce lo chiediamo in continuazione. Da una parte, chi lavora nei grandi eventi non rinuncerà facilmente alla tradizione. C’è anche un grande pubblico che attende di potersi ricongiungere con quel tipo di evento. Dall’altra, c’è una fetta del mercato, musicisti e istituzioni, che ha approfittato del lockdown per rallentare e riqualificare la proposta».

Ad esempio?
«Sono rimasto colpito dal lavoro dell’Assessorato alla Cultura di Milano. C’è stato un grande ripensamento degli eventi in chiave più umana e meno legata ai numeri, senza rinunciare alla qualità delle esperienze, anzi. Spero che questo seme di riflessione possa arrivare anche al pubblico».

Questa riflessione si sposa bene con il vostro Festival.
«Sì, l’obiettivo del nostro Festival è anche quello di formare. Da una parte ci offriamo di assecondare le nuove generazioni e la loro sperimentazione, dall’altro vogliamo lavorare fuori dagli steccati. C’è bisogno di ricostruire, ma partendo dal basso. Questo desiderio l’ho traslato anche nel mio lavoro su MusicEdu».

L’intervista a Floraleda

Floraleda - PhotoGalapono
Floraleda – PhotoGalapono

Floraleda, come hai passato il lockdown?
«Per me è stato un po’ pesante. Tutto si è fermato, tante cose sono state rimandate o cancellate. Ho lavorato ad alcuni progetti, ma a casa sono molto più limitata. Posso registrare, quello sì, ma non avendo uno studio in casa, non ho la possibilità di iniziare e concludere i brani in lavorazione. Tuttavia, sono riuscita a produrre un brano e lo porterò domani sul palco di Milano».

Domani sarà il tuo primo evento post quarantena?
«No, devo dire che sono stata molto fortunata. Appena hanno dato l’ok, ho avuto la possibilità di fare incontri e concerti, in posti bellissimi, tra l’altro. Per chi, come me, suona da solo o in piccoli ensemble è più semplice esibirsi. Se si è in pochi. molte volte non c’è nemmeno il problema del distanziamento sul palco».

Una ripartenza serena. Come vedi il futuro, invece?
«Sì, mi sono detta: questa estate prendo tutto quello che c’è. Sono molto felice, le cose stanno andando bene. L’inverno è pieno di incertezze. D’estate la gestione è più semplice, si possono sfruttare gli spazi all’aperto. Vedi per esempio lo spazio di domani sera al Castello. Mi chiedo come si farà con il maltempo e il freddo. L’urgenza è quella di pensare come rendere questa situazione più sostenibile per la musica».

Ovvero?
«L’incertezza porta poche prevendite, fondamentali per organizzare certi eventi e pagare tutta la macchina che c’è dietro. Se non ci sono abbastanza prevendite e l’organizzazione non può sostenere le spese ci sono due possibili esiti: i conti in rosso e la cancellazione delle date».

Intanto domani sarai sul palco di Milano.
«Sì, quello di domani sarà un richiamo estivo del Festival di novembre. C’era già l’idea di portare un’anteprima e la conferma ci è arrivata con l’incertezza dell’inverno. Ci auguriamo di riuscire a fare un Electroclassic Festival normale, ma ancora non sappiamo con che tipo di limitazioni dovremo fare i conti o se dovremo andare online… Mi sarebbe piaciuto avere più ospiti sul palco di domani, ma siamo andati a semplificare il tutto. Con la serata di domani e il Festival di novembre vogliamo offrire più attenzione ai giovani artisti italiani e dare una serie di input positivi che nascono dall’idea di suono come benessere. Se sarà possibile, mi piacerebbe vedere la gente ballare (ride n.d.r)».

Che ritorno avete di questa proposta?
«Io sono un po’ particolare, ma per me è normale mischiare i generi, sperimentare… All’inizio, nonostante l’entusiasmo, avevo paura di fare un flop in quanto a presenze. Poi l’edizione zero dell’Electroclassic Festival ha avuto un grande successo. Siamo stati inseriti nel contesto della Music Week e, nonostante la presenza di nomi ben più noti di quelli del nostro palinsesto, abbiamo avuto una grandissima partecipazione. Siamo un contenitore per artisti trasversali, mancava questa proposta».

E a livello personale?
«Ho avuto una sensazione e l”ho assecondata. A me ha portato tanta fortuna, tanti miei dischi sono finiti in classifica, ho ricevuto molti riconoscimenti e mi hanno persino chiesto di suonare in Australia. C’è da dire che, comunque, non ho abbandonato le origini del mio strumento. Ho sempre suonato anche repertorio, mi piace e fa bene alla mia ricerca artistica, suono spesso in acustico, la trovo un’esperienza ricca. Credo, in generale, che quando si fa qualcosa in cui si crede, si ha sempre un grande ritorno».

Cosa rappresenta per te la città di Milano?
«Io sono si Como. Ho scelto di vivere in campagna per comodità e non essendo vincolata ad un ufficio, posso permettermi di farlo. Ma Milano è un po’ come casa. Ci sono tanti amici e fruisco degli eventi e della musica della città».

Electroclassic Summer Night

Castello Sforzesco, Cortile delle Armi
domani, 06 agosto 2020 ore 20:30
inizio concerto ore 20.45

Piero Chianura e Floraleda portano l'Electroclassic al Castello
Piero Chianura e Floraleda portano l’Electroclassic al Castello

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