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18. 05. 2022 22:46

Il Pagante: «La nostra Milano 2030»

Fuori oggi il nuovo lavoro, con la Madonnina sempre al centro: «Sarebbe stato bello farlo in dialetto, ma l’avremmo capito in dieci»

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È Devastante il nuovo album de Il Pagante, in uscita oggi: undici tracce in cui Federica, Eddy e Roberta raccontano un preciso momento – Devastante, appunto – in attesa di tornare sul palco.

Devastante, il nuovo album de Il Pagante

Dopo il Duomo e una Milano futuristica, protagonista della cover è San Siro.
Eddy: «Si parla molto dell’abbattimento o della sua sostituzione. Milano si è divisa tra affezionati e innovatori. Noi abbiamo pensato a una Milano 2030. Per colpa della pandemia o di un’Apocalisse, lo stadio non è stato abbattuto ma è stato abbandonato. Noi siamo il simbolo di Milano. E siamo sopravvissuti».

Dite chiaramente che Devastante non è un concept album.
E: «Abbiamo iniziato a lavorarci a marzo 2020, senza sapere quando avrebbe visto la luce. Il nostro intento era uscire con l’album e poi suonare. In queste condizioni, però, era difficile. L’unica cosa da fare era una raccolta di canzoni scritte in questo periodo con diverse tematiche. Il titolo è un claim molto utilizzato dai milanesi».

A proposito di Milano, nell’album c’è il brano Se Fem?.
Roberta «Vuol dire Cosa facciamo?. È una delle esclamazioni più famose è senz’altro più utilizzate nel gergo della città».E: «Sarebbe stato forte farlo tutto in dialetto, ma poi lo avremmo capito in dieci. Quindi abbiamo tenuto solo il titolo».

Devastante, invece, vede la partecipazione di M¥SS KETA.
E: «Dopo Adoro, volevamo rischiare un po’ di più. M¥SS KETA è strana come noi, in senso buono ovviamente. Fa cose sperimentali e, soprattutto, è un altro simbolo di Milano».

Ne La Grande Bellezza c’è Carl Brave.
R: «È la collaborazione che aspettavo di più. Non vedevo l’ora di lavorare con lui. Lo ascolto da quando ancora non era così popolare a Milano».
E: «Il brano è un confronto per capire come cambia Il Pagante da Milano a Roma. In fondo, a Roma, Il Pagante è il benestante dei Parioli».

E com’è cambiato secondo voi il milanese in questi anni?
R: «È cambiato poco. È semplicemente in attesa delle riaperture. Quando chiudono va in depression e quando si riapre si scatena. Ecco cosa siamo diventati: bipolari».

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