Con una carriera trentennale alle spalle nel campo dell’alta pasticceria, Alessandro Servida è attualmente in onda con Best Bakery 2 – ogni martedì alle 21.15 su Sky Uno -, una sfida tra le migliori pasticcerie d’Italia dove il maestro dell’arte dolciaria milanese ricopre il ruolo di giudice insieme ad Andreas Acherer.

 

Dopo aver maturato esperienza nel locale di pasticceria a conduzione familiare a Pantigliate, si chiama proprio Alessandro Servida il secondo bakery store del membro della prestigiosa Accademia Maestri Pasticceri Italiani, inaugurato nel 2018 in viale Piave 9.

Best Bakery, intervista ad Alessandro Servida

Quale marcia in più ha Best Bakery rispetto ad altri programmi di cucina?
«Essendo un format itinerante, diamo la possibilità di far scoprire al pubblico le realtà più diverse di pasticceria, con le loro storie legate a persone, ad attività e a tanti sacrifici».

Ma non si tratta della sua prima esperienza televisiva…
«Il grande pubblico mi ha conosciuto con Detto Fatto: un’emittente pubblica come la Rai agevola la visibilità verso il pubblico di una certa fascia oraria in cerca di ricette e consigli. Oggi mi rivolgo ad un pubblico diverso».

Ovvero?
«Proseguo quel percorso iniziato con Pastry Garage. Il pubblico di emittenti di intrattenimento come Sky Uno, ad esempio, è spinto dalla curiosità del giudizio, dalla ricerca di un approfondimento più da “intenditori”».

Come sta oggi l’alta pasticceria italiana?
«Ottimamente. Ma fatichiamo ancora dinanzi ai ritmi dei francesi, maestri nel saper valorizzare i propri prodotti».

Alessandro Servida e la pasticceria italiana

E gli italiani?
«Tendiamo purtroppo a svalorizzare i prodotti, non sfruttiamo le modalità giuste per farli conoscere in tutto il mondo».

Su cosa dovremmo puntare?
«Una buona comunicazione è importante quanto avere una buona ricetta. La pasticceria italiana non deve fermarsi alla tradizione ereditata dai primi maestri, ma deve continuare ad aggiornarsi per spingere sempre più in alto le nuove aziende».

Quali ingredienti non devono mai mancare nell’alta pasticceria?
«La fantasia e la creatività. Bisogna trainare la tradizione nel futuro per renderla sempre più appetibile».

Milano può diventare capitale italiana dell’alta pasticceria internazionale?
«Fino a sette anni fa era ferma agli anni Ottanta, al classico cannoncino, al bignè o alla chiave da violino. Oggi viviamo una vera e propria esplosione nel mondo del food».

Da milanese, ne sarà orgoglioso.
«Sono molto fiero dell’operato della mia città. Oggi vive di tutto quel turismo che da ragazzino non vedevo, c’è una frenesia in grado di far funzionare quasi tutto».

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