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07. 12. 2021 18:50

La pop culture non è un gioco: a Milano torna la Milan Games Week

Milan Games Week e Cartoomics sono sempre più l'evento che celebra gli interessi di un'intera generazione: demo, talk e novità nella tre giorni che, da oggi, riempie di storie e di bit i padiglioni di FieraMilano a Rho

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Sarà un evento unico quello che Rho-Fiera Milano accoglie nei suoi spazi da oggi a domenica. L’unione tra Milan Games Week e Cartoomics – opportunamente titolata As One – fonde, infatti, due universi all’apparenza distanti ma sempre comunicanti (il ludico e videoludico da un lato e i fumetti dall’altro) e lo fa dando l’opportunità di celebrare l’unione in presenza, dopo due anni di stop.

«Siamo consapevoli che bisogna partire dai contenuti, dalle storie e dalle esperienze del visitatore – spiega in merito Domenico Romano, CEO di Fandango Club Creators –. Il formato con cui vengono raccontate queste storie può essere un videogioco, un fumetto, un libro o un film. In un mondo che miscela sempre più atomi e bit, al centro noi mettiamo la cultura pop. Milan Games Week e Cartoomics saranno sempre più l’evento che celebra la cultura pop e gli interessi di un’intera generazione».

Milan Games Week, il visitatore al centro

La principale novità di questo nuovo modo di abbracciare la pop culture è la scelta di «mettere il visitatore al centro della manifestazione», prosegue Romano. La parola d’ordine, in breve, è partecipazione. Dalla Gaming Zone (powered by Gamestop) – un’immensa area di oltre 2.500 metri quadri che offrirà ininterrottamente ore di gameplay a tutti i visitatori – all’Intel Esportshow, che sempre Romano definisce «un gioiello incastonato all’interno della Milan Games Week», con un palco animato dai principali tournament organizer, dai team della scena esport italiana e internazionale e da tanti ospiti sui due palchi e nella grande area espositiva e nelle competizioni».

E ancora l’Indie Dungeon, l’area – realizzata in collaborazione con IIDEA, l’Associazione di categoria dell’industria dei videogiochi in Italia – in cui il pubblico potrà incontrare decine di sviluppatori indipendenti.

COSPLAY & Co.

Le attività proposte quest’anno dalla Milan Games Week & Cartoomics sono infinite. C’è spazio per l’anima pulsante dell’evento, i Cosplay, un ricco programma di talk e show sul Main Stage e, ovviamente, non possono mancare aree dedicate ai videogiochi e ai fumetti. Ad iniziare da Diabolik 360 – 900 Albi 1962-2022, un’esposizione unica dedicata ai 60 anni che Diabolik compirà nel 2022.

Lo storico personaggio creato dalle sorelle Giussani nel 1962 sarà dunque il protagonista di un percorso emozionale che ne ripercorre la vita e la storia, attraverso tutti gli albi pubblicati dalla ‘nascita’ a oggi. Se la Gaming Zone darà ai visitatori la possibilità di giocare ad alcuni dei titoli più celebri degli ultimi anni (da FIFA 22 a The Last of Us e Ghost of Tsushima) – da sottolineare la possibilità di provare subito il nuovissimo Just Dance 2022 – Arcade Universe (powered by Artigian Cab) è lo spazio dedicato ai fan del retrogaming. Imperdibile l’opportunità di provare il nuovissimo tavolo Sega Mega Drive e di assistere e partecipare all’eterna sfida tra Sonic e Super Mario.

TRAILER E MINIGIOCHI

Sul palco di Radio 105 sarà poi possibile assistere al commento e al gameplay di alcune delle più scottanti ultime in ambito videoludico. Ogni giorno con Chiara Rocco si giocherà ad Animal Crossing: New Horizon e al nuovo DLC Happy Home Paradise. Cydonia, invece, commenterà i trailer di Pokémon Diamante Lucente e Perla Splendente. I minigiochi di Mario Party Superstars saranno a disposizione, sul palco, di tutti i visitatori. E ancora l’area dedicata al fantasy (La Fortezza), la possibilità di partecipare a minicorsi di lightsaber (grazie ai costumers di Star Wars presenti all’evento) e lo spazio occupato da Umbrella Italian Division, il gruppo ispirato alla saga di Resident Evil che ha reso reali (e visitabili) alcuni dei set del gioco.

CENTRO NEVRALGICO

La creatività prende vita negli spazi e nei giorni dedicati a Milan Games Week e Cartoomics e Milano diventa – più o meno consapevolmente – il centro nevralgico della pop culture: «È la città Italiana che unisce spirito internazionale e italianità, l’ambiente ideale per far crescere nuovi movimenti culturali – chiosa Domenico Romano –. Tutto questo è reso possibile grazie al fermento di una nuova generazione che presenta valori, modalità di partecipazione e esigenze nettamente differenti rispetto a quelle passate. Per tutti questi motivi credo che Milano sia candidata come capitale europea della cultura pop e un evento come MGW & Cartoomics è solo il primo passo per creare una serie di sinergie con tutto questo nuovo mondo che ha voglia di esplodere e prender vita tra le vie della città».

Disparità di genere e gaming: Sara Vitale presenta il panel In My Shoes

Confrontandosi direttamente con le nuove generazioni, il mondo del gaming non può e non deve essere puro intrattenimento. Per questo partecipare al panel In My Shoes è quasi un obbligo. Organizzato da PG Esports, il panel raccoglierà e condividerà testimonianze, creando un confronto su temi caldi e attuali come la disparità di genere e l’inclusione nell’industria dei videogiochi in compagnia di Annie Mazzola, Valeria Oliveri ed Emilio Cozzi. Gli ospiti si alterneranno durante la manifestazione su tre topic: Decostruire il maschile e femminile per lanciare nuovi modelli partendo dal gaming, da dove iniziamo?, Fare attivismo oggi a sostegno dell’inclusività, dove e in che modo? e Comunicare in modo inclusivo, dallo streaming ai media tradizionali, come le parole possono accogliere tutti?. Ci aiuta a capirne di più Sara Vitale, development manager di PG Esport.

Da dove nasce l’esigenza di questo panel in un contesto come quello di Milan Games Week & Cartoomics?
«Da anni in PG Esport siamo molto attenti ai temi dell’inclusività. Ultimamente ci siamo resi conto di quanto le nuove generazioni siano sensibili al tema. E così a giugno è nato il progetto Open Lobby, con l’obiettivo di diffondere i nostri valori al di fuori dell’azienda ed evangelizzare l’ecosistema in cui lavoriamo oggi, quello del gaming e degli esports. Il nome fa riferimento alla lobby di gioco, la stanza dove i giocatori entrano prima della partita. Noi vogliamo aprirla a tutti, per questo la nostra lobby è open. Vogliamo trasferire le nostre consapevolezze all’esterno e il primo passo è proprio il panel In My Shoes. È una discussione aperta, sia con il pubblico da casa che con le persone dal vivo che ascolteranno dalla platea».

Quindi c’è disparità di genere anche nel mondo del gaming?
«Il giocatore di per sé è sempre stato emarginato, perché è sempre stato visto come un outsider. Ma anche nel mondo del gaming ci sono problemi di disparità di genere. All’inizio nella mia azienda, quattro anni fa, ero l’unica donna. Ci siamo chiesti il motivo e abbiamo capito che cercavamo persone che giocassero o che avessero già esperienze nel gaming. Quando abbiamo cambiato paradigma, includendo nello staff persone con esperienze diverse, ci siamo trovati organicamente con uno staff al 50% femminile. Con Open Lobby, che supporta anche iniziative volte al bene comune, il primo progetto fortemente richiesto nell’azienda è stato proprio sulla disparità di genere».

Cosa vedremo, dunque, durante In My Shoes?
«L’obiettivo è far mettere le persone nelle scarpe degli altri e renderle più empatiche. Il panel, per questo motivo, avrà ospiti diversi che provengono da esperienze differenti. C’è chi viene dal nostro mondo, ma anche chi ne è completamente estraneo. Alcuni fanno attivismo sulla diversity inclusion, altri sono figure istituzionali che vengono dalle associazioni. E poi ci sono esperti di discipline, dall’antropologo al giornalista. Sono ospiti eterogenei che ci mostreranno il problema sotto vari punti di vista. Solo così possiamo decostruire i modelli di maschile e femminile».

In che modo i giochi possono essere un aiuto o una leva per questa decostruzione?
«Uno degli approfondimenti sarà tenuto da un attivista transgender, ad esempio, che racconterà come la transizione avvenga anche nel mondo del gaming. Molte persone capiscono che si sentono a proprio agio in un genere proprio giocando ai giochi di ruolo».

E non va dimenticato che è un mondo popolato soprattutto dalle nuove generazioni.
«Proprio in questi giorni stiamo raccogliendo testimonianze sui social, soprattutto da parte dei giovanissimi. Ci dicono che subiscono spesso il peso di dover mostrare sempre la virilità, di non dover piangere e di non potersi mostrare fragili. Il mondo del gaming può aiutare. Sta cambiando la tendenza delle storie che vediamo, dei personaggi che vengono rappresentati. Le condizioni e gli status della società vanno ribaltati e messi in discussione per crearne di nuovi. In questo senso dobbiamo metterci nei panni degli altri, perché sarà l’empatia a far capire che il bene ultimo è che ognuno sia a proprio agio. Che è poi la vision della nostra azienda».

In che modo l’universo videoludico sta accogliendo le cosiddette “minoranze”?
«Nei giochi c’è molta rappresentanza in questo senso. Il paradigma sta cambiando, ci stiamo aggiornando. Viviamo anche altri problemi però, come la mancanza numerica di giocatrici professioniste. Ancora ci sono problemi a creare team femminili o team misti, perché molti team manager preferiscono non avere giocatrici donne per non dover risolvere problemi di interazione tra i due generi. Noi, per esempio, cerchiamo anche host e commentatori e organizziamo bootcamp per creare nuove figure, ma la partecipazione delle donne è molto scarsa. Il panel nasce anche dal bisogno di cercare nuove figure che vengano dalle minoranze. Molte persone credono che sia impossibile entrare nel nostro mondo, ma non è così. Noi li cerchiamo, eccome».

E gli Esports in che direzione stanno andando?
«La pandemia ha portato svantaggi e vantaggi. Si è capito che costruire partnership di valore tra le varie realtà dell’ecosistema è fondamentale per creare sostenibilità. Ci sono realtà come la nostra che sono un po’ più avanti in questo senso. Ma il nostro compito è far sì che tutte le realtà siano sostenibili. E studiamo perché l’ecosistema si mantenga. In pandemia c’è stato questo cambio di paradigma a favore di un fronte comune. Ci sono meno rivalità per seguire obiettivi comuni per una giusta causa e creare sviluppo e forza. La community è al centro di tutto».

 

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