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19. 05. 2022 01:24

Ninni Bruschetta torna a teatro: «Oggi ci abbuffiamo di social e contatti»

L'attore al Teatro Fontana con "La grande abbuffata" che scandalizzò la Francia

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Nel maggio del 1973 il regista Marco Ferreri presenta al Festival di Cannes La grande abbuffata e fu subito scandalo. Fischi in platea e giornali che parlarono di vergogna e umiliazione per le sue scene di sesso e l’eccessiva volgarità. La storia di quattro amici delusi dalla vita che decidono di farla finita mangiando fino alla morte è col tempo diventata un classico del cinema e al Teatro Fontana va in scena l’adattamento teatrale curato dal regista Michele Sinisi con Ninni Bruschetta nei panni di uno dei quattro protagonisti.

«Quando uscì il film ero un bambino però ricordo che a mio padre era piaciuto tantissimo e litigò con mia mamma che lo aveva detestato – racconta l’attore messinese – All’inizio ero scettico, poi studiando cinema l’ho visto con più attenzione e ho capito il suo grandissimo valore. In particolare mi ha colpito il modo in cui è stato fatto perché nasce davvero da un’idea amicale, la sceneggiatura era minima e i protagonisti hanno messo tanto di loro».

Ninni Bruschetta a teatro con “La grande abbuffata”

Cosa ha pensato quando le hanno presentato questo progetto?

«La differenza l’ha fatta il regista Michele Sinisi che per me è una fonte di inesauribile felicità. È stato mio allievo e addirittura dice di aver deciso di fare teatro dopo aver visto il mio Giulio Cesare. L’idea di essere diretto da lui e il titolo scelto mi hanno portato a dire subito di sì. Abbiamo vissuto anche un piccolo momento di tensione perché a un certo punto, mentre provavamo non ho più capito dove volesse arrivare Michele».

E come l’avete risolta?

«Con la sua grande calma mi ha spiegato quello che cercava e io ci sono arrivato a pochi giorni dal debutto. Ho capito che ci stava facendo un grandissimo regalo mettendoci nella condizione di impossessarci dello spazio scenico. Sul palco ci sentiamo così liberi da poter fare ogni sera un’improvvisazione pura. Portiamo in scena un quotidiano preso il giorno stesso e a caso improvvisiamo su una delle notizie. Per fare una cosa del genere serve un lavoro mostruoso».

Al debutto il film fece scandalo, a quasi 50 anni di distanza come si presenta la sua versione teatrale?

«Ormai lo scandalo ha cambiato veste. Una volta quando le cose facevano scandalo se ne parlava tanto, ora la volgarità dei moralisti fa sì che se ne parli il meno possibile. Questo spettacolo ha girato molto ed è piaciuto tanto al pubblico, però ha incontrato una discreta ostilità da parte di certa stampa».

Di cosa ci abbuffiamo ai giorni nostri?

«Nello spettacolo mettiamo in scena un’abbuffata di segni. Ci abbuffiamo di segni e di contatti. I vari Instagram, Facebook, Whatsapp sono indubbiamente invasivi nella nostra vita e a volte non ci fanno comprendere la realtà delle cose. Ci sono artisti che con 50 like sui social pensano di aver fatto successo».

Che momento sta invece vivendo il cinema italiano?

«Il cinema inteso come sala è finito, ormai basta uno smartphone per vedere un film. Le sale andrebbero trasformate in museo per proiettare i grandi classici».

C’è anche grande attesa per Boris 4, che emozione è stata ritrovarvi?

«È stato divertentissimo lavorare insieme, ma noi attori non ci siamo mai persi di vista. Boris è il nostro gioiello».

Da giovedì al 20 febbraio
Da martedì a sabato alle 20.30
Domenica alle 16.00
Teatro Fontana
Via Boltraffio 21, Milano
Biglietti: da 21 euro su teatrofontana.it

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