Federico Zampaglione
Federico Zampaglione

Federico Zampaglione strimpella la chitarra e abbozza versi. «Devo scrivere qualcosa», aveva detto qualche minuto prima di cominciare a parlare della tappa milanese del Fino a qui Tour che domenica porterà il cantautore romano de La descrizione di un attimo e la sua band (Antonio Marcucci alla chitarra elettrica, Francesco “Ciccio” Stoia al basso, Marco Pisanelli alla batteria e percussioni e Fabio Verdini a pianoforte e tastiere) sul palco del Teatro Arcimboldi dove si esibiranno accompagnati dall’Ensemble Symphony Orchestra e, forse, da un ospite a sorpresa.

«Il tour è partito molto bene, le date sono quasi tutte sold-out, ma la cosa più importante è che la gente si diverte tanto – spiega Zampaglione a Mi-Tomorrow –. Si passa dalla rarefazione di certi pezzi al grande ritmo di altri passando per le orchestrazioni».

Qual è il ruolo dell’Ensemble Symphony Orchestra nell’economia dello spettacolo?

«La partecipazione è molto dinamica, non ci sono ghirigori con gli archi dall’inizio alla fine. Si muove creando anche dei momenti di vuoto, a volte intervengono solo gli archi, in Quasi 40 c’è solo un vibrafono e un violoncello o un violino solista. In questo modo si evita che il concerto diventi troppo classico. Di fatto rispecchia il nostro repertorio che passa per pezzi più elettronici alle ballad, dal funk ai ritmi latini».

Suonare in teatro cosa dà di più?

«Regala magia e rispetto del suono. Per me che sono un cultore e un maniaco delle sonorità anche più piccole, suonare in luoghi dove l’acustica è perfetta rende tutto molto più avvincente».

Qual è il tuo rapporto con il pubblico milanese?

«Milano è una città di musica. Il pubblico è abituato a eventi musicali variegati che si sovrappongono e sono tutti frequentati perché il milanese partecipa. Io per primo ho visto a Milano concerti incredibili che non scorderò mai come il primo in Italia dei Rage against the machine. A Roma, invece, non è così, il romano è diventato più pigro, fa fatica a uscire da casa. Quindi quando un artista è in tour a Milano sa che la serata va fatta bene perché poi se ne parlerà».

Hai un tuo rito milanese?

«Onestamente… a me Milano fino a qualche anno fa non piaceva. Non appena ci mettevo piede, sempre per lavoro, non vedevo l’ora di andarmene perché mi metteva ansia. Non ci sarei mai venuto per ragioni personali».

E adesso?

«Amo Milano e ci verrei sempre. Anzi se non avessi una figlia piccola (Linda, avuta da Claudia Gerini, ndr) che sta a Roma, ci verrei a vivere».

Cosa ti ha fatto cambiare idea?

«Milano è superfunzionale, è stata rinnovata in maniera incredibile anche dal punto di vista estetico. È piena di locali, di ristoranti, l’intrattenimento è curato. In sintesi è una città in cui si respira l’aria delle grandi capitali europee».

Non è che il divario è accentuato dal dissesto di Roma?

«Magari c’entra anche questo. La differenza è tangibile».

Il vostro ultimo album, tangibilmente, s’intitola Fino a qui. E poi?

«Chi lo sa! Speriamo di poterne fare altri anni interessanti. Ma non è scontato. Il mio prossimo lavoro potrebbe essere un capolavoro o farmi chiudere miseramente la carriera. In campo artistico non si può dare nulla per scontato. Per me molto dipende dal riuscire a combinare le canzoni giuste dentro un album con un filo logico».

Il contrario di quello che in molti tendono a fare oggi con album che sono più raccolte di singoli con l’intento di accontentare ogni pubblico…

«È vero, ma per me un album deve essere come un film (Zampaglione è anche regista, ndr)».

Dopo la serata agli Arcimboldi il tour dei Tiromancino si ferma per riprendere dopo la fine del Festival di Sanremo. Cosa pensi del cast messo insieme da Baglioni?

«È interessante perché c’è uno sguardo a 360 gradi sulla musica e gli artisti. Sono curioso di ascoltare Motta e gli Zen Circus. Detto questo per me il Sanremo ideale è quello visto da casa. Come al solito non perderò la prima e l’ultima puntata».

Mai pensato di tornarci?

«Me l’hanno chiesto più volte, ma non mi sento perché quel palco è molto difficile e mi fa venire l’ansia».

 

Domenica 3 febbraio alle 21.00

Teatro degli Arcimboldi

Viale dell’Innovazione 20, Milano

Biglietti: da 36 a 63 euro su ticketone.it

Mi-Tomorrow || Leggi. Milano. Domani.