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05. 12. 2022 08:57

Il Club Papillon fa trent’anni: «Tutto è partito con un treno e… Cannavacciuolo»

L’associazione di Paolo Massobrio festeggia con un incontro speciale

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Il 19 giugno 1992 nasceva ufficialmente l’associazione Club Papillon, a seguito dell’omonimo periodico di critica enogastronomica uscito, per la prima volta, nel 1991. Nel maggio 1993, il primo evento importante: un treno enogastronomico partito dal Monferrato che ha dato il via a tante iniziative volte ad approfondire il gusto e il sapere artigianale del cibo: le guide Il Golosario e la fiera annuale, Golosaria che si tiene a Milano e nel Monferrato.

Club Papillon, la grande festa.

club papillonA trent’anni esatti da quella data, Club Papillon che raggruppa più di 6mila persone da tutta Italia, si ritroverà il 19 giugno, per una giornata di festa a Sandigliano nel Biellese, al Relais Santo Stefano e alla Cascina Era, dove soci e amici si alterneranno sul palco fino sera. Presenti 50 produttori di vini, formaggi e salumi, personaggi del mondo dello spettacolo. I contributi volontari della giornata saranno devoluti a favore del progetto di adozione delle Cuoche del Venezuela, al centro della festa. Il giorno prima invece ci sarà la possibilità di assistere alla Passione di Sordevolo, uno dei più grandi spettacoli di teatro popolare d’Italia. Info su ilgolosario.it.

Club Papillon, parla Paolo Massobrio

Qual è il primo ricordo del Club Papillon?

«Il treno enogastronomico del Monferrato prologo delle tante Giornate di Resistenza Umana alla scoperta del Piemonte, con a bordo 300 persone. Abbiamo percorso tanti chilometri e diverse tappe che ci hanno permesso di incontrare oltre 5000 persone».

Com’è andata?

«L’iniziativa è stata un successo inaspettato: ne parlarono giornali e tv. Fu il segno della colleganza».

Paolo Massobrio

Cioè?

«Il nostro destino era segnato: aggregare persone, farle conoscere, raccontarle. Quel treno è dedicato a Giacomo Bologna, viticoltore di Rocchetta Tanaro, scomparso nel 1990, che ha fatto la storia del vino italiano. Insieme a Luigi Veronelli andava alla scoperta dei piccoli produttori e li faceva conoscere. Noi abbiamo proseguito la sua missione e sviluppato la sua filosofia, per un gesto di gratitudine. Abbiamo imparato da lui che stando insieme si diventa forti. Il mondo del vino italiano è cambiato, perché questi produttori hanno fatto sistema con altri colleghi, provenienti da tutti Italia: Guido Orsi, Maurizio Zanella, Marco Felluga, Carlo Hauner e altri».

Le vostre iniziative sono state pionieristiche: ai tempi, il mondo dell’enogastronomia non era così popolare.

«Allora iniziava a delinearsi Il gusto per la distinzione (sarà il titolo della prossima edizione di Golosaria NDR). I produttori, gli artigiani del cibo che avevano solo un piccolo negozio cominciavano a distinguersi con prodotti di qualità che valevano il viaggio».

Com’è cambiato il mondo dell’enogastronomia?

«Oggi ne vediamo lo sviluppo: ai tempi, il vino nei bar era servito da un generico bottiglione nel bicchiere tozzo. Oggi, anche un bar qualunque, ha una scelta di etichette e il calice giusto per servirle».

Qual è stata, fra le tante, la scoperta che più vi ha stupito?

«È difficilissimo da dire. Siamo stati i primi a parlare della Regina di San Daniele, la trota del Friuli, quando tutti puntavano l’attenzione solo sul prosciutto. Idem per l’aglio nero non prodotto in Giappone ma in Italia, a Voghiera, vicino a Ferrara».

Ora è il boom delle guide: qual è il vostro tratto distintivo?

«Le altre esaltano il cosiddetto ristorante stellato. Noi mettiamo sullo stesso piano tutte le categorie: i ristoranti ma anche le aziende agrituristiche, gli agriturismi e le trattorie. Tutte possono ambire ad avere la nostra Corona radiosa. Ma ne deve valere la pena».

In termini di prezzo?

«Certo, anche il rapporto qualità/prezzo è importante. Da questo punto di vista, non tutti i locali meritano una visita. Siamo molto severi, non diamo punteggi sempre allo stesso novero di ristoranti. A noi interessa creare una guida per chi vuole mangiare bene, magari avendo solo 30 euro in tasca».

Qual è stato il primo locale o produttore recensito?

«Fummo i primi a recensire, nella Guida critica e golosa (nome originario de Il Golosario ndr), Villa Crespi di Antonino Cannavacciuolo che, circa 23 anni fa, ebbe un giudizio buono ma non altissimo. Ora, ha raggiunto l’eccellenza e Cannavacciuolo è stato ospite a tanti nostri eventi… Però, adesso che ci penso, forse è per questo che non sono stato invitato alla festa dei vent’anni di Villa Crespi!».

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