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19. 05. 2022 06:26

Michele Bravi e la sua nuova pellicola sanremese: «Che grande privilegio»

Il brano presentato sul palco dell'Ariston Inverno dei fiori rappresenta una nuova era per il cantautore, dalle sonorità a una scrittura più cinematografica

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A cinque anni di distanza dalla partecipazione al Festival di Sanremo con Il diario degli errori, Michele Bravi torna in gara con Inverno dei fiori, che rappresenta un’evoluzione dell’artista verso una metrica più serrata. Scritta da Michele Bravi, Cheope e Alex Raige Vella, Inverno dei fiori è per Bravi una nuova parentesi.

Michele Bravi racconta a Sanremo la sua evoluzione con Inverno dei fiori

Inverno dei fiori è un nuovo inizio. Ma che tappa è nel tuo percorso artistico?
«È un brano che si inanella come evoluzione con i miei brani precedenti. Nello stesso tempo, però, ha un’evoluzione orchestrale e sinfonica».

C’è molto cinema.
«Sì, sto vivendo molto di ispirazione cinematografica. Quando ho iniziato a scrivere il disco nuovo, che è ancora in fase di scrittura, e a lavorare ad Inverno dei fiori uno dei miei più grandi riferimenti è stato Danny Elfman. Lui è il compositore che ha dato musica al mondo di Tim Burton ed è stata l’ispirazione che ho assorbito di più. Mi piace questo momento cinematico della mia scrittura e della mia produzione. E poterlo raccontare con l’orchestra è un’occasione che ti regala solo Sanremo. È un grande privilegio».

La cover che hai scelto è Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi di Battisti e Mogol.
«La cosa che mi diverte è che ho questo nuovo approccio anche nel far rivivere i pezzi degli altri. E l’ho capito nel momento in cui ho scelto questa cover. L’ho scelta velocemente perché avrei sempre voluto cantarla dal vivo. L’ho mandata a mia madre e la prima cosa che mi ha detto è stata “Sei pazzo! Battisti non lo può cantare nessuno”. Se l’ha detto mia mamma, ho pensato: “Figuriamoci a Sanremo”».

Però te la sei rischiata lo stesso…
«E ho anche approfondito. Ho scoperto che questo è il pezzo preferito di Mogol e, in qualche modo, anch’io sono collegato a quel tipo di scrittura. Il mio percorso lo vivo insieme a Cheope (Alfredo Rapetti, ndr) che è il figlio di Mogol. Ha ereditato il talento del padre e lo ha trasformato. Mi piaceva l’idea di creare anche una continuità nella scrittura».Ti senti legato a quella scuola, possiamo dire.
«La mia scrittura nasce in qualche modo dalla scuola di Mogol, sì. Ci tenevo a celebrare questa coppia artistica che ha regalato alla musica italiana i più grandi capolavori che abbiamo».

E il FantaSanremo, dove sei tra i più attivi?
«L’ho scoperto quest’anno. Ormai tutti mi dicono che ho una responsabilità più che farmi l’in bocca al lupo. Che dire? Si vince la gloria eterna. Ed è un grande obiettivo».

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