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13. 07. 2024 21:22

Maltempo a Milano, il geofisico Lentini: «Fenomeni senza precedenti, sul cambiamento climatico allarme inascoltato»

Il geofisico del Politecnico di Milano e divulgatore scientifico, autore del libro intitolato "La Groenlandia non era tutta verde", per Mi-Tomorrow parla delle cause di questa terribile ondata di maltempo

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Per parlare del nubifragio che ha sconvolto Milano ma non solo, abbiamo intervistato Gianluca Lentini, geofisico del Politecnico di Milano e divulgatore scientifico, autore del libro intitolato “La Groenlandia non era tutta verde”, una guida contro il negazionismo climatico basata su dati recenti e completi: quelli del VI Assessment Report dell’IPCC, che definiscono “inequivocabile” l’origine antropogenica del cambiamento in atto.

Il nubifragio che ha colpito Milano è un evento straordinario che a causa del cambiamento climatico rischia di diventare qualcosa di sempre più “ordinario”. Come siamo arrivati a questo punto?

«Rimango sempre molto colpito quando l’attenzione verso il cambiamento climatico si accende esclusivamente nel momento in cui avvengono specifici eventi estremi che ci spaventano particolarmente, quando è da decenni che gli scienziati suonano l’allarme sui cambiamenti che la specie umana ha indotto nell’atmosfera e sui possibili impatti di questo. Questo allarme inascoltato porta allo stupore di oggi e all’allarme tardivo: sì, lo diciamo da tempo, e purtroppo abbiamo avuto ragione, questi eventi sono connessi a un’atmosfera più calda ed energetica, che diventerà ancora più calda per come funziona la termodinamica dell’atmosfera, e sì, cambierà il loro tempo di ritorno con ogni probabilità».

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Può spiegarci nel dettaglio cos’è il cambiamento climatico e come si è sviluppato negli ultimi anni?

«Il riscaldamento globale è l’attuale manifestazione del cambiamento climatico. Non si può spiegare in poche righe, ma esistono moltissime fonti accreditate che spiegano nel dettaglio come i gas climalteranti introdotti dalle attività umane abbiano reso la nostra atmosfera più capace di trattenere specifiche lunghezze d’onda e, detto più semplicemente, di scaldarsi e incrementare l’effetto serra naturale. “Il clima è sempre cambiato” si sente dire mescolando la storia geologica (e la lunga storia del nostro pianeta, spesso con continenti e oceani diversi, orbitante intorno a un sole a sua volta in evoluzione) e l’attuale riscaldamento globale: no, l’unica causa ragionevole dell’attuale riscaldamento globale è l’immissione in atmosfera di gas climalteranti di origine antropica. In passato, per altri periodi caldi, le cause erano diverse, o astronomiche, o geologiche, o entrambe, nessuna delle quali rende ragione dell’attuale entità e velocità del riscaldamento globale».

Quanto ha inciso davvero l’attività umana sul cambiamento climatico?

«Come sopra, non esiste alcun fenomeno naturale (né solare, né legato all’orbita, né geologico, né di altro genere di ‘ciclo’) in grado di spiegare l’attuale riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Abbiamo provato a tirarli in causa tutti e non funziona. La causa è inequivocabilmente la specie umana e le sue attività tecnologiche dall’inizio della Rivoluzione Industriale. Affronto approfonditamente il ‘perché siamo noi’ e perché no, non è il sole, non è l’orbita, non sono i vulcani, e anche come facciamo a saperlo, nel mio libro ‘La Groenlandia non era tutta verde – il cambiamento climatico e le decisioni da prendere’ per Egea Editore. Peraltro, sappiamo che gas come il biossido di carbonio di origine umana hanno il potere di riscaldare l’atmosfera da metà Ottocento, non da ieri, e per molto tempo ne abbiamo goduto sperando così di contrastare eventuali nuove ere glaciali».

Nubifragi e uragani a Milano, temperature oltre i 45 gradi e incendi a Palermo. A cosa è dovuta questa contrapposizione?

«Avrebbe potuto anche essere l’esatto opposto, o una qualsiasi altra combinazione. La meteorologia (ossia i fenomeni atmosferici ‘singoli’, giorno dopo giorno) è un complesso connubio di termodinamica e dinamica dell’atmosfera, il clima ne è la loro somma, o meglio il loro integrale. Quello che è evidente a chi voglia guardare è che l’entità di questi fenomeni, la loro violenza, il loro ripetersi ravvicinato, non hanno precedenti da quando raccogliamo dati meteorologici. E in Italia li raccogliamo da secoli – i più antichi sono della metà del Seicento».

Di fronte a eventi di questo tipo com’è possibile avere ancora dei negazionisti del cambiamento climatico?

«La scienza va avanti per contrapposizione e nel tentativo continuo di mettere in discussione il proprio consenso. Il negazionismo si ha non quando si propone una teoria alternativa, che è invece un normale processo scientifico, ma quando si continuano a proporre tesi abbondantemente sbugiardate, non suffragate dai fatti né supportate da leggi fisiche o chimiche. Il consenso sul riscaldamento globale antropogenico è schiacciante proprio perché i dati, le leggi fisiche e i modelli sono chiari e incontrovertibili. Significa che sappiamo tutto? No, dobbiamo sempre migliorare e affinare, ma non si può chiedere agli scienziati, ancora, di continuare a provare e riprovare cose abbondantemente assodate».

Che cosa possiamo aspettarci per il futuro?

«Che le temperature continueranno ad aumentare, almeno finché non metteremo in atto quelle azioni rapide, pervasive, massicce e immediate di mitigazione delle emissioni di gas climalteranti. Questo vuol dire forse che non nevicherà più o non ci saranno periodi freschi? Ovviamente no (di nuovo, non confondiamo clima e meteo), ma vuol dire che la tendenza inevitabile, perché così funziona la nostra atmosfera, è al continuo riscaldamento, in mancanza di azioni di mitigazione delle emissioni da mettere in atto ora».

Ormai da qualche anno, sul tema cambiamento climatico, ci ripetiamo che bisogna di intervenire “prima che sia troppo tardi”. Quali azioni possiamo intraprendere per scongiurare un disastro ancora maggiore? Siamo davvero ancora in tempo?

«Anche qua, la letteratura sulle strategie di mitigazione del cambiamento climatico e di adattamento allo stesso è vastissima. L’IPCC propone moltissime opzioni, che io riassumo nel mio ‘La Groenlandia non era tutta verde’. Non capisco mai benissimo il ‘siamo ancora in tempo’: per tornare indietro al clima di quarant’anni fa, no, ovviamente, nello spazio della nostra vita. Per evitare incrementi di temperatura ancora maggiori che porterebbero a danni e disagi ancora maggiori sì, ma dobbiamo muoverci, ora e massicciamente. E per favore non soltanto quando vediamo nei fatti la grandine sopra i 10 cm o i cicloni in pianura, ma anche quando godiamo di giornate di caldo primaverile a fine ottobre».

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