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25. 06. 2022 15:47

Aumenta il fenomeno degli hikikomori in Italia: 3000 solo a Milano

Aumentano i casi di hikikomori a Milano. La sindrome giapponese che provoca l'solamento completo dei giovani nelle loro stanze

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Con il termine giapponese hikikomori, che significa letteralmente “stare in disparte”, si intende definire una particolare sindrome per la quale le persone decidono di rinchiudersi in casa e di isolarsi del mondo.

Il fenomeno è diffuso principalmente tra i giovani sotto i 30 anni e insorge senza una causa apparente. La sindrome tende a protrarsi nel tempo e a perdurare anche per molti anni.

Le persone affette da questa condizione psicologica vivono come alienati dal mondo e dalla realtà in un perenne stato di apatia.

In Giappone la sindrome degli hikikomori rappresenta un vero e proprio disagio sociale, i numeri contano 500.000 casi accertati, anche se secondo le numerose associazioni che lavorano a contatto con questo fenomeno i casi sembrano essere ancora di più.

La causa scatenante di questa sindrome risiede molto probabilmente nelle caratteristiche della società in cui l’individuo vive, e alle regole a cui deve attenersi per educazione o per imposizione sociale.

I giovani affetti dalla sindrome di hikikimori in Giappone vengono assaliti dal timore e dall’ansia di fallire all’interno di una società in cui l’ambizione sul lavoro, il senso dell’onore e della reputazione sono valori fondamentali dell’identità del paese.

I numeri del fenomeno degli hikikomori a Milano

Il fenomeno degli hikikomori non è diffuso solo in Giappone, ma anche in altre grandi città occidentali.

A Milano è stato registrato un aumento esponenziale dei ragazzi hikikomori. In Italia i casi sono 100.000 e la città di Milano conta ben 3.000 giovani con un aumento del 30% solo negli ultimi due anni. Sono soprattutto i maschi a soffrire questo tipo sindrome. Come in Giappone anche in Italia sono sorti molti centri per curare questa condizione proprio perché la situazione inizia ad essere preoccupante.

I ragazzi affetti dalla sindrome giapponese manifestano il loro rifiuto e il loro disagio attraverso la rabbia, ma spesso accade che vivano invece nella totale indifferenza nei confronti di ogni aspetto della propria vita. Il lockdown e le restrizioni sociali sono fattori che hanno certamente influito notevolmente sull’aumento dei casi.

I giovani costretti nelle loro case avevano trovato un nuovo apparente, fragile e precario equilibrio, un rifugio sicuro in cui isolarsi. Ma una volta tornati alla quasi normalità, essi hanno iniziato a sentire il peso di uscire e di confrontarsi con le persone.

Questi giovani invisibili sono spesso ragazzi molto intelligenti e sensibili e aiutarli a sconfiggere questa condizione è un’impresa spesso davvero ardua, ma possibile.

I ragazzi e le ragazze con la sindrome di hikikimori ad un certo punto della loro vita decidono di rifugiarsi all’interno delle mura della propria casa proprio per non affrontare i ritmi frenetici ed opprimenti a cui la città li costringe.

Spesso accade che i soggetti decidano di abbandonare anche il proprio percorso scolastico rinunciando così anche a ricevere un’istruzione e il contatto sociale con i propri compagni.

hikikomori

La scelta di questi giovani di abbandonare la vita ha dei risvolti deleteri anche all’interno delle famiglie degli stessi, che nella maggior parte dei casi non possiedono gli strumenti per aiutare i propri figli a uscire da questa grave condizione mentale.

Vivere in società comporta una serie di pressioni a cui non tutti reagiscono allo stesso modo. Soprattutto nell’età adolescenziale non è raro che accadano situazioni come discussioni e litigi legati alle proprie doti e qualità fisiche, caratteriali e scolastiche.

Fin da quando si è bambini si è costretti a non deludere le aspettative della famiglia e degli altri e a dover raggiungere determinati obbiettivi. Il rifiuto della società e l’isolamento diventano quindi le armi con cui i giovani affetti dalla sindrome di hikikimori si difendono dal mal di vivere moderno.

Dentro le loro camerette è come se tutto rimanesse immobile e congelato. L’instabilità del futuro e l’inconsistenza del presente, appiano così in questi giovani come problemi troppo faticosi e pesanti da affrontare.

I giovani hikikomori nel loro intimo ritiro decidono di non comunicare più con nessuno rifiutando così di parlare anche ai propri genitori e amici. Il disagio interiore provato dai ragazzi con la sindrome giapponese è profondo, oscuro e assume in base alle caratteristiche del soggetto svariate declinazioni.

Essi, nel loro essere gettati nel mondo – come scriverebbe Heidegger – scelgono di non farne più parte, inermi di fronte a questa caduta nella realtà, non sanno che fare della propria esistenza. E non accade di rado che in molti occupino il proprio tempo costruendosi un mondo parallelo, fatto di un arido niente che per loro appare come un concreto tutto.

Essere oggi, un giovane uomo o giovane donna, significa fare i conti con numerose responsabilità non sempre semplici da gestire. L’ansia, la competizione e la paura di deludere gli altri, negli hikikomori, diventano fatiche insormontabili a cui i giovani sembrano non trovare una soluzione.

L’autoreclusione diventa, quindi, per gli hikikomori, la via di fuga dalle pressioni, dai consigli non richiesti e dai giudizi non voluti. I giovani affetti dalla sindrome giapponese necessitano pertanto di un aiuto tangibile e concreto. Molti di loro sviluppano delle vere e proprie dipendenze da giochi di realtà virtuale e videogame proprio come metodo di evasione.

I possibili rimedi per contrastare il fenomeno degli hikikomori

Il duro e lungo percorso di guarigione per gli hikikomori deve avere una durata di almeno sei mesi. Gli adolescenti e i giovani devono essere seguiti da uno psicoterapeuta in grado di saper affrontare nel modo più adeguato il problema delicato e difficile che li affligge.

Per questo motivo sarebbero di grande utilità le visite a domicilio e in contesti esterni al di fuori quindi della casa o dello studio del terapeuta. Accade frequentemente che prima che uno psicologo si approcci ad una persona affetta dalla sindrome degli hikikomori, debba fare numerosi tentativi per entrare in una reale comunicazione con esso.

Oltre al percorso terapeutico, a volte affiancato anche dall’uso di antidepressivi, è importante coinvolgere i ragazzi in laboratori e spazi co – working affinché si abituino di nuovo alla socialità e al fare pratico. Risulta essere molto difficile sapersi relazionare con i giovani affetti dalla sindrome giapponese, perché sono ragazzi disillusi e rassegnati.

L’approccio nei confronti degli hikikomori deve essere amichevole e rassicurante, ed è importante che non vengano loro imposte inutili costrizioni. È necessario che le persone che vivono questo  disagio si sentano in un ambiente sicuro, accolti e compresi.

Dal 2012 il consultorio Minotauro – oltre che avere a disposizione molti servizi privati attivi – dal 1985 aiuta tutte le famiglie in difficoltà economica a sostenere questi giovani ragazzi in maniera gratuita.

L’Associazione Hikikomori italiana ha spiegato alcuni consigli utili con cui approcciarsi ai ragazzi affetti dalla sindrome giapponese.

Il primo passo è quello di riconoscere la sofferenza che affligge il soggetto. Poiché spesso la motivazione che spinge questi giovani non è chiara alle persone vicino al soggetto, è importante non sminuire il dolore e l’angoscia provati dal ragazzo.

Per lo stesso motivo è necessario che l’hikikomori non si senta in competizione e che il genitore sia trasparente e chiaro nella comunicazione. È di vitale importanza anche modificare la routine del ragazzo stimolandolo così a fare diverse attività.

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