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16. 05. 2022 07:59

Quarantene scolastiche, le famiglie: «Siamo imprigionati»

Famiglie alle prese con le normative anti-Covid applicate alla scuola: sotto stress, in particolare, i genitori con figli da 0 a 11 anni d’età

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Chi ha figli da 0 a 11 anni è difficile che nelle ultime settimane non sia stato coinvolto dalle quarantene scolastiche. Le leggi in vigore fino a questo momento considerano la scuola come un mondo a parte, dove se hai meno di 12 anni, anche se sei vaccinato o guarito non conta niente: se entri in contatto con uno o due compagni positivi (a seconda del grado scolastico) devi startene a casa (senza neanche fare attività extra) per 10 giorni. Se dopo il rientro risultano altri positivi si ricomincia tutto da capo, perdendo così settimane di scuola.

Quarantene scolastiche, quante difficoltà

Intanto per tutti gli altri le regole sono meno restrittive. Perché questa ingiusta differenza? Se lo chiedono i genitori e i bambini, in attesa che alla conferenza Stato-Regioni, rimandata dallo scorso martedì al primo febbraio, si decida forse di accogliere le richieste di molti governatori e di cittadini di armonizzare le regole per tutti.

«Ho tre figli, due alle elementari e uno alle medie. Due di loro a dicembre hanno contratto il covid. Nonostante questo, uno dei miei figli che è guarito si ritrova in DAD perché ha otto anni – racconta a Mi-Tomorrow Federica Lozej che abita a Gorla -. Di fatto chi va alla primaria è equiparato ai più piccoli, che non devono portare la mascherina e che non si possono vaccinare: i bambini dai 6 agli 11 anni si trovano in un limbo. La DAD è pesante: stanno cinque ore davanti allo schermo e finiscono alle 16.30, proprio quando devo andare a prendere l’altra mia figlia nella stessa scuola. Diventa impossibile da gestire. Non parliamo poi dei tamponi…».

Cristina Norcia ha un figlio alla materna e un altro alle elementari in zona Lima. Dopo le vacanze il piccolo è tornato all’asilo solo per due giorni. Al terzo è stato messo in quarantena perché un compagno è risultato positivo. E’ tornato questo lunedì, ma nei giorni di isolamento, dato che stava bene è stato difficile non poterlo portare fuori mentre il fratello invece poteva uscire. Anche quest’ultimo dopo due giorni di ripresa della scuola ha avuto un positivo in classe.

E’ scattata così l’autosorveglianza con i tamponi T0 e T5, che abbiamo fatto a pagamento perché ATS non ha mandato nessun provvedimento per tempo. Per fortuna alla fine la classe non è andata in DAD, ma mi chiedo perché un bambino senza sintomi debba restare chiuso in casa». Altri genitori ci raccontano di varie peripezie legate ai risultati dei tamponi che non arrivano, alle mancate comunicazioni dell’ATS, e diversi chiedono di fare solo una distinzione: positivi e negativi.

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