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13. 04. 2021 07:39

Ai piedi del Genio: aneddoti e mostre a 500 anni dalla morte di Leonardo

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Maggio è il mese del cinquecentenario della morte di Leonardo: con Danilo Dagradi e Piero Cressoni aneddoti e mostre in città.

Il curriculum

Quando Leonardo decise di lasciare Firenze per Milano (correva l’anno 1482), inviò a Ludovico il Moro, Signore di Milano, quello che oggi chiameremmo un curriculum vitae. Un precursore anche in questo. La missiva conteneva i motivi, secondo Leonardo, per i quali il Ducato di Milano non avrebbe dovuto lasciarsi scappare un uomo come lui.

Se pensate ad un elenco delle sue opere di pittore, vi sbagliate di grosso: quello che venne letto da Ludovico il Moro fu il curriculum di un uomo capace di creare, progettare e realizzare macchine da guerra di qualunque tipo. Nove punti su dieci elencavano proprio queste capacità. In ultimo, a chiusura della lettera, anche il suo essere un artista affermato.

Il primo impatto

Per chi arriva a Milano da un’altra città, il primo impatto può non essere semplice. Dev’essere sempre stato così, visto che oltre 500 anni fa, quando Leonardo arrivò in città, i suoi primi passi in terra meneghina non furono facili. Leonardo entrò in contatto con i fratelli De’ Predis, esperti d’arte e persone conosciute in città, che accolsero Da Vinci a casa, nei pressi della chiesa di San Vincenzo in Prato (zona Ticinese).

Insieme aprirono una bottega e non dovettero aspettare molto per ricevere il primo incarico: una pala per l’altare della loro cappella nella chiesa di San Francesco Grande (oggi scomparsa: era nei pressi dell’attuale Università Cattolica).

Le dimore

Quando si pensa a Leonardo, per chissà quale strano motivo, è complesso immaginarlo come una persona normale, che mangia, che dorme che torna a casa dopo il lavoro. Già, a casa. Ma quale? Sappiamo che Leonardo ha vissuto a Casa Atellani, proprio a fianco di Santa Maria delle Grazie.

Da qualche anno la casa è visitabile, così come è possibile scoprire la sua vigna. Ma non è stata la sua unica abitazione. Leggenda vuole che una delle sue prime residenze fosse Cascina Bolla, che ancora oggi fa bella mostra di sé tra via Spagnoletto e via Paris Bordone (poco distanti dalla fermata della linea 1 della metropolitana Amendola Fiera).

Il cavallo sfregiato

1482: nella bottega di Leonardo in Corte Vecchia, l’attuale Palazzo Reale, arrivano strumenti e materiali necessari per la fusione di bozzetti. Ludovico il Moro ha appena chiesto a Leonardo di realizzare la più grande statua equestre del mondo in onore del padre, Francesco. L’impresa è davvero ardua.

Nel 1491 il genio toscano termina il modello in creta e due anni dopo questo viene esposto al pubblico: un cavallo alto 7 metri che avrebbe richiesto 100 tonnellate di bronzo. Bronzo che non è mai arrivato, dato che era stato utilizzato per realizzare dei cannoni.

Quando nel 1499, con Leonardo già lontano da Milano, le truppe francesi entrano nel Castello Sforzesco, usano il grande cavallo di creta come tiro a segno per esercitarsi, mandando in pezzi l’opera.

L’importanza dei numeri

I numeri sono importanti: questo Leonardo lo sapeva molto bene. Se poi i numeri sono date, allora diventano cruciali per capire bene come siano andate le cose. Ecco la prima data: 1157. Inizia lo scavo del Ticinello: lo scopo è quello di prelevare l’acqua del Ticino e portarla, passando da Abbiategrasso e Binasco, a confluire nel Lambro meridionale.

Nel 1179 questo canale viene prolungato fino a Gaggiano. Altra data: 1270. Il canale è navigabile fino al laghetto di Sant’Eustorgio e lo si chiama Naviglio Grande. 1439: viene costruita la conca di Viarenna. 15 aprile 1452: la data di nascita di Leonardo da Vinci. Ergo: Leonardo non ha inventato i Navigli, né le conche. Indubbio, però, fu il suo apporto per migliorare gli uni e le altre, con idee sorprendenti, innovative e geniali.

La Milano di domani

1485. Leonardo è a Milano già da tre anni e, suo malgrado, deve convivere con una epidemia di peste che colpisce la città. Sono numerose le vittime e tanti i palazzi e le case distrutte per la paura del contagio. Leonardo prende spunto dalla situazione per immaginare una città diversa anche rispetto ai modelli dei classici suoi contemporanei.

I punti fermi su cui si basa il suo studio sono la funzionalità, la pulizia e l’efficienza. Ed ecco quindi che nei suoi appunti compaiono disegni di una città su più livelli, con aree sotterranee adibite a varie funzioni, canali d’acqua che attraversano le zone, sia per il trasporto delle merci che per lo smaltimento dei rifiuti.

Sulle note del Maestro

«…e Lionardo portò quello strumento, ch’egli aveva di sua mano fabricato d’argento gran parte in forma d’un teschio di cavallo, cosa bizzarra e nuova, acciò ché l’armonia fosse con maggior tuba e più sonora di voce, laonde superò tutti i musici, che quivi erano concorsi a sonare». Così scrisse il Vasari a proposito del Leonardo musicista. In effetti il genio toscano era particolarmente attivo anche in ambito musicale.

E se la lira d’argento sopra menzionata è conosciuta ai più, meno lo sono altre invenzioni musicali come per esempio la viola organista, primo strumento con arco e tastiera. Leonardo, per fortuna, si è premurato di annotare tutto sul Codice Atlantico, come l’invenzione della fisarmonica.

Quattro conti su due ruote

Cosa hanno in comune la bicicletta e Leonardo da Vinci? Basta una veloce ricerca su internet per vedere un disegno attribuito al Genio (o, in alcuni casi, ad un suo discepolo) di quella che a tutti gli effetti sembra una bicicletta, con manubrio, sellino e due ruote. È quasi sicuramente un falso.

Sugli appunti del Genio, quello che chiamiamo Codice Atlantico, si trova in effetti il disegno di due ruote, ma manca tutto il resto. Non solo: sembra ormai provato che le aggiunte di tutto quello che completerebbe la bicicletta siano state inserite con una matita di grafite, che al tempo di Leonardo non esisteva ancora.

Quando l’anatomia divenne una tavola artistica

Nel corso del 1489 Leonardo approfondì in modo sistematico le conoscenze anatomiche. Come sempre il suo fu un approccio totale alla materia: non si limitò, infatti, agli aspetti esteriori, ma cercò l’essenza più intima. Come ebbe modo di scrivere esplorò con il suo lavoro le cinque categorie vitali, temporali, mentali, sensuali e “delle spetie delle cose”.

Quello che cercò fu quindi il vero segreto del corpo umano ed il suo approccio partì da quello che per lui era la normalità: l’arte! L’anatomia venne espressa come una tavola artistica, il disegno anatomico assunse una doppia vita: funzionale alla pittura e all’osservazione scientifica.

Il musico equivoco

Per tanti anni si è pensato fosse un ritratto di Ludovico il Moro: una piccola tavola dipinta da Leonardo nel 1485 che oggi chiamiamo Il Musico. Agli inizi del 1900 il quadro necessitò di un restauro e, tra i vari interventi, si decise di rimuovere uno strato di vernice, forse applicata dallo stesso Leonardo. Quello che apparve non solo stupì tutti, ma cambiò radicalmente le idee che fino a quel momento si avevano al riguardo.

Emerse una piccola porzione bianca tra le mani del soggetto dipinto: sul foglietto, note musicali. Iniziò subito un nuovo dibattito su chi potesse essere la persona raffigurata: molti optarono per Franchino Gaffurio, maestro di cappella del Duomo.

Riapre la Sala delle Asse
Dal 16 maggio al 12 gennaio 2020 riapre la Sala delle Asse, capolavoro di Leonardo da Vinci al Castello Sforzesco. Grazie al contributo di Fondazione Cariplo, la Sala si ripresenta con la scenografica installazione multimediale Sotto l’ombra del Moro. I visitatori saranno guidati nella lettura dello spazio integrale della Sala, spostando l’attenzione dalla volta (molto compromessa dai restauri del passato e che sarà oggetto nel 2020 di un altro intervento).

La nuova pergola
Nell’ambito dell’intervento di riapertura della Sala delle Asse, sempre dal 16 maggio, nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco, Orticola di Lombardia donerà alla città la nuova Pergola dei Gelsi, riproduzione in scala 1:50 della decorazione che Leonardo progettò sulle pareti e il soffitto della Sala delle Asse nel 1498. L’allestimento prevede una struttura in legno attorno alla quale saranno fatti crescere i 16 gelsi (Morus alba).

Una domenica in Duomo
La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano invita le famiglie dopodomani, domenica 5 maggio, alle 16.30, ad un laboratorio per bambini per scoprire la sfida del progetto di Leonardo per la cupola della Cattedrale. Sarà possibile scoprire gli antichi macchinari utilizzati a quel tempo, la storia dei progetti e l’affascinante vita del cantiere nel Rinascimento. Prenotazione è obbligatoria all’indirizzo mail didattica@duomomilano.it.

La mostra interattiva
Fino al 14 luglio, nelle sale di Palazzo Reale, è allestita la mostra Leonardo. La macchina dell’immaginazione. Si tratta di un vero e proprio viaggio virtuale nella mente del Genio attraverso i suoi appunti e i suoi schizzi. Il percorso è scandito da sette videoinstallazioni, di cui cinque interattive, che coinvolgono lo spettatore in una videonarrazione. Le sezioni spaziano dalle osservazioni sulla natura alle macchine di guerra, fino alla pittura.


www.mitomorrow.it

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