Ospedale d'emergenza
Ospedale d'emergenza

Si lavora alacremente per far partire l’ospedale d’emergenza che occuperà due padiglioni dell’ex fiera di Milano, nel quartiere Portello. Il progetto è in fase avanzata e i primi pazienti potrebbero essere ospitati già entro la fine di questo mese. I posti letto, almeno 250, saranno tutti di terapia intensiva. Ma non solo.

 

 

L’ospedale d’emergenza «sarà strutturato per essere qualcosa più che temporaneo», come specificato dall’assessore al Bilancio della Lombardia, Daniele Caparini. Già, perché proprio il Governo avrebbe già chiesto alla Regione di poter utilizzare la struttura, una volta terminata l’ondata di contagi in Lombardia, anche per i malati di altre regioni se servirà.

Portello, in arrivo l’ospedale d’emergenza

Fondi. La gara di solidarietà per mettere insieme macchinari, materiale medico (le mascherine e i camici) e, soprattutto, il personale non si ferma. Le donazioni per questo progetto non si contano: da quella di dieci milioni di euro di Silvio Berlusconi a quella dello stesso importo di Moncler. Anche il Gruppo Gabetti, ultimo solo in ordine di tempo, ha dato il via ad una campagna di raccolta fondi in favore dell’ospedale d’emergenza del Portello. Le donazioni, in questo caso, saranno raccolte attraverso la piattaforma di crowdfunding gofundme.com e saranno aperte a tutte le società del Gruppo e ai loro clienti, a tutte le reti, ai dipendenti, ai collaboratori e ai clienti dei network.

Supporto. Ad occuparsi a tempo pieno dell’ospedale d’emergenza c’è Guido Bertolaso, ex capo della Protezione Civile, chiamato dal governatore Attilio Fontana come consulente della Regione per questo specifico progetto. «Conosco Bertolaso da anni e ho avuto la sensazione di confrontarmi finalmente con qualcuno che sa esattamente di cosa parla – ha spiegato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala -. Mi ha spiegato dell’ospedale d’emergenza in fiera che io supporto, ma servono tre cose su cui siamo carenti: i respiratori, i dispositivi di sicurezza individuale (camici e mascherine) e, infine, medici e infermieri. A noi manca un po’ tutto e in questo momento bisogna darsi una mano. Spero che la Regione e il Governo riescano in fretta a fornire il sistema sanitario di questi dispositivi». E Bertolaso, che ha espressamente chiesto a tutta la stampa di non cercarlo telefonicamente per essere lasciato libero di lavorare 24 ore su 24 all’ospedale in Fiera, ha già espresso la sua visione: «Sono qui in punta di piedi, darò una mano con il mio team e sono sicuro che riusciremo a fare un lavoro straordinario anche con la collaborazione della Protezione Civile nazionale e di tutte le forze migliori del nostro Paese».

Fondo. Per contribuire alla realizzazione del nuovo hub della rianimazione si può aderire alla raccolta fondi lanciata dalla Fondazione Fiera Milano che in primis ha stanziato un milione di euro. Il Fondo è costituito nell’ambito della Fondazione di Comunità Milano Città, Sud Ovest, Sud Est e Adda Martesana Onlus. Le coordinate bancarie per aderire al fondo sono le seguenti: Fondazione di Comunità di Milano Città, Sud Ovest, Sud Est e Adda Martesana onlus, Intesa Sanpaolo spa IBAN: IT18Y0306909606100000162571; causale Fondo Fondazione Fiera per la lotta al coronavirus – Ospedale in Fiera.

Ospedale d'emergenza
Ospedale d’emergenza

Ci servono medici per l’ospedale d’emergenza: allertati anche i Consoli

Non solo respiratori e mascherine. Si corre anche per reclutare medici e infermieri. Altrimenti, l’ospedale d’emergenza non avrà sufficiente personale per assistere i pazienti affetti da coronavirus. La Regione Lombardia si sta muovendo in ogni direzione, anche quella internazionale. «Ho avuto una call con 68 consoli presenti nella nostra regione e a loro, oltre a dare indicazioni su come abbiamo organizzato la gestione dell’emergenza, ho chiesto di farsi portatori di un messaggio ai loro Paesi – ha spiegato l’assessore al Welfare, Giulio Gallera -: oggi la Lombardia ha bisogno dell’aiuto di tutti, ma domani può essere la Lombardia ad aiutare voi». La risposta? «Tutti si sono impegnati a parlare con i loro governi affinché non arrivino solo dalla Cina, da Cuba e dagli Usa, ma possano arrivare anche da altri paesi contingenti di medici per realizzare un esercito medico dell’Onu, che venga nel nostro Paese ad aiutarci».

Il presidente della Fondazione Fiera, Enrico Pazzali, racconta l’impegno di questi giorni

 di Giovanni Seu

Dal luglio dello scorso anno è presidente ma il suo primo impegno in Fondazione Fiera Milano risale al 2007, poi ha ricoperto prima l’incarico di direttore generale poi di amministratore delegato. Una lunga esperienza quella di Enrico Pazzali che conosce adesso il momento più difficile e delicato. «Noi siamo uno strumento, abbiamo dato i padiglioni in comodato gratuito, stiamo fornendo le nostre competenze tecniche», racconta a Mi-Tomorrow.

Presidente, come sta?
«Bene, grazie».

I suoi collaboratori?
«Tutti in salute, stiamo lavorando con le dovute protezioni».

 Quando è venuto a conoscenza dell’ipotesi ospedale d’emergenza?
«Due o tre giorni fa, è arrivato uno spunto che è stato subito condiviso dal nostro gruppo».

 Da chi è partita l’idea?
«Dal presidente Fontana, ci ha chiesto di affiancarlo e noi l’abbiamo subito appoggiato».

Quali criticità ha presentato a Fontana?
«Nessuna».

Nessuna?
«Non ho posto alcuna questione, ci siamo subito messi a lavorare per risolvere i problemi».

La scelta della sede è stata quella meno impegnativo?
«Individuare i padiglioni 1 e 2 è stato naturale. Abbiamo subito lavorato per definire un prototipo, adesso siamo in una fase di definizione dei progetti».

Com’è organizzato il piano di realizzazione dell’ospedale d’emergenza?
«E’ un progetto complesso articolato in quattro punti fondamentali. Il primo è la scatola, la struttura, la cosa più semplice, che stiamo realizzando con le nostre capacità».

Quali sono quelle più difficili?
«Il reperimento delle attrezzature mediche: Regione e Governo stanno facendo un grande lavoro per portare qui le macchine per la terapia intensiva. Il punto più delicato e più importante è rappresentato dall’individuazione dei medici che possano venire a lavorare in questa nuova struttura, loro sono gli eroi di questa emergenza, i nostri angeli custodi».

Ultimo punto?
«Il sistema di ospitalità che è di competenza della Protezione Civile».

 Aspetto finanziario: com’è la situazione?
«Ci sono due fondi, uno è della Regione che ha visto tanti accreditamenti ma di cui non conosco l’entità. Poi c’è il fondo messo a disposizione da noi, dove abbiamo messo un milione cui si è aggiunto un contributo della Bracco».

Saranno sufficienti?
«Le risorse sono importanti, questo ospedale se lo faremo sarà grazie ai contributi di tante imprese e con il lavoro di tante persone».

 Sarà una struttura operativa anche nel post-epidemia?
«No, noi dobbiamo fare il nostro mestiere, ci occupiamo di altro. In questo momento noi siamo uno strumento, abbiamo dato i padiglioni in comodato gratuito, stiamo fornendo le nostre competenze tecniche, lavoriamo in team 24 ore su 24».

Non ci sarà, insomma, un nuovo polo ospedaliero in città?
«Una volta finito tutto, smonteremo la struttura. Non si devono fare paragoni con l’ospedale di Wuhan costruito a tempo di record, questo è temporaneo: può essere un esempio per il paese, noi siamo pronti a fornire il nostro know how».

Tempi di realizzazione?
«Dal giorno uno è iniziato il conto alla rovescia, noi stiamo facendo la nostra parte in un clima di corresponsabilità, non c’è distinzione di ruoli: la Regione sta svolgendo un lavoro gigantesco, Bertolaso sta dimostrando le sue grandi capacità e la sua professionalità».

Nessuna divergenza sul metodo di lavoro?
«Assolutamente no, siamo impegnati tutti in modo compatto, si lavora con grande passione, c’è la forza trainante del gruppo della Regione che si è rivelato granitico».

E’ possibile dare una data di avvio dell’ospedale d’emergenza?
«E’ questione di ore, l’unica cosa che posso dire con certezza è che l’ospedale sarà realizzato».

Quanto conta lo spirito lombardo in questa impresa?
«Ogni tanto si cita il modello lombardo o milanese in modo improprio, stavolta posso dire che davvero stiamo lavorando per risolvere i problemi con spirito lombardo».

Questa vicenda è stata anche interpretata come una nuova puntata dello scontro tra burocrazia romana e saper fare lombardo. Cosa ne pensa?
«Non mi sembra proprio il momento di perderci in polemiche di questo o di altro tipo. E’ il momento dell’impegno, accettiamo il contributo di tutti con riconoscenza».

Un uomo e un “core”: la fiera

Enrico Pazzali
Enrico Pazzali

Enrico Pazzali è stato Direttore Generale di Fieramilano. Poi amministratore delegato per due mandati. E ora è a capo della Fondazione Fiera, di fatto la cassaforte che ha in mano le infrastrutture e i padiglioni. Si sbaglia chi possa pensare che quest’incarico secondario rispetto ad un curriculum di altissimo livello. Pazzali, infatti, si trova oggi a gestire la drammatica emergenza coronavirus, con la costruzione a tempo record di un ospedale temporaneo. E, quando tutto ciò sarà finito, tornerà ad occuparsi di un pezzo di sviluppo urbanistico della città, dato che quella porzione della vecchia fiera sarà oggetto di riqualificazione e – come in tanti ormai sono certi – si trasformerà nel centro di produzione Rai. Sarà l’ennesimo coronamento di una carriera nel corso della quale ha portato a Milano le più grandi manifestazioni fieristiche. Con buona pace di chi (una certa parte politica) ha provato più volte ad allontanarlo dalle scene.