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23. 11. 2020 20:03

Perché non tirare i remi in barca: il progetto Navigli volano green del post Covid

Nel periodo più buio, ecco perché il progetto della riapertura dei Navigli rappresenta il più credibile volano green

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ll progetto è sicuramente tra i più ambiziosi in Europa (e non solo): riaprire i Navigli di Milano, utilizzati per circa quattrocento anni per il trasporto di merci e persone. Nel periodo apparentemente più confuso, ma proprio per questo di maggior trasformazione urbana, proviamo a riannodare i fili di un piano sostenuto da molti, in primis Palazzo Marino, seppur ragionevolmente accantonato.

La storia. Il sistema dei Navigli fu ideato per collegare tra loro i quartieri della città e per commerciare facilmente con i maggiori bacini idrici del Nord Italia: il lago Maggiore grazie al Ticino, quello di Como grazie all’Adda e con l’Adriatico grazie al Po.

Il primo tratto navigabile fu completato nel dodicesimo secolo, con l’inaugurazione del canale Ticinello, che permise poi la costruzione del Naviglio Grande in centro. Nel corso dei secoli molti ingegneri lavorarono al progetto: tra questi Leonardo da Vinci, che progettò il sistema di chiuse necessario per superare i dislivelli del territorio.

Il sistema dei trasporti fluviali subì un forte arresto a metà dell’Ottocento, per la lentezza dei viaggi e per la concorrenza delle più competitive ferrovie. Con l’avvento dell’era delle automobili, i Navigli vennero progressivamente abbandonati e interrati (tranne la Martesana, il Grande e il Pavese).

navigli milano

Al loro posto, oggi, cemento e traffico. Uno dei temi più critici riguarda il reperimento dei fondi: Regione Lombardia, dopo un iniziale slancio positivo, si è tirata indietro e il Comune non può farsene carico da solo. Servono fondi privati o, perché no, europei. La Commissione ha infatti stabilito che il 37% del Recovery Fund debba essere speso per gli obiettivi del Green Deal, ovvero di idee finalizzate alla riqualificazione ambientale.

Due fasi. Il progetto in due fasi è già stato preparato dal Comune in collaborazione con Politecnico e MM. Servono 150 milioni di euro per scoperchiare i primi cinque tratti delle vie d’acqua (2,2 chilometri): via Melchiorre Gioia, Conca dell’Incoronata, via Francesco Sforza, via Molino delle Armi e Conca di Viarenna. Sono 500, invece, i milioni necessari per riaprire tutti i 7,7 chilometri di Navigli navigabili.

10 DOMANDE A ROBERTO BISCARDINI: «Riapriamo subito la conca di Varenna»

Da tredici anni porta avanti il sogno di riaprire i Navigli. Lui, Roberto Biscardini, architetto ed ex consigliere comunale, non è tipo da arrendersi facilmente. E, siamo pronti a scommetterci, non si arrenderà finché il progetto non sarà diventato realtà.

Roberto Biscardini
Roberto Biscardini

Sente spesso il sindaco?

«Non frequentemente. C’è stato un rapporto più frequente nel periodo in cui, circa un anno fa, avevamo contestato la sua idea di riaprire cinque tratte. Da quel momento abbiamo più che altro parlato con suoi collaboratori e dirigenti, ma non con lui personalmente».

Perché avevate contestato la proposta delle cinque tratte?

«C’era alla base un errore di impostazione. Non avrebbe funzionato iniziare con alcune tratte in base alla disponibilità economica del momento. In primis perché non avremmo avuto ulteriori garanzie del completamento del progetto, in secundis perché l’idea di realizzarlo per tratte avrebbe ridimensionato il significato strategico dell’operazione: collegare i Navigli lombardi e costruire una rete navigabile».

La proposta è stata bocciata anche dall’Europa.

«L’Europa, per farla breve, ha detto che avrebbe pensato a un finanziamento solo in caso di un progetto totale. Il tema dei finanziamenti è fondamentale: serve un progetto finanziario complessivo a monte, che consideri anche operatori di carattere privato. Abbiamo anche chiesto al sindaco, con una lettera, di inserire il progetto in un ampio piano di riqualificazione ambientale finanziabile attraverso il Recovery Fund. Che non esclude il finanziamento dei privati, ma esclude che vada a carico del Comune».

Le risulta che la proposta sia stata accolta?

«Mi risulta che il Comune stia lavorando su questo e che sia ripresa la progettazione degli otto chilometri integrali. Sono più fiducioso oggi rispetto a qualche tempo fa. Ma mi faccia aggiungere un concetto».

Prego.

«Il Comune sta perdendo una grande occasione, quella relativa alla riapertura della Conca di Viarenna. I lavori potrebbero partire anche domani perché si tratta di un progetto separato».

Separato?

«Sì, perché si prenderebbe l’acqua dalla Darsena e non dalla Martesana. Potrebbe dare il segno definitivo dell’avvio del progetto».

Percepisce un po’ di timori?

«Sicuramente a Palazzo Marino sono un po’ impauriti dalle voci contrarie, che però sono limitate. Noi avevamo anche inviato un crono-programma funzionale all’attività politica: aprire la Conca di Viarenna prima del 2021 e realizzare tutto il progetto prima delle elezioni del 2026 che coincidono con le Olimpiadi».

Come immagina potrebbe cambiare la città con questo progetto?

«Noi vogliamo una nuova Milano. La città ha bisogno di nuova qualità. Progettare questo cambiamento non significa inserire un’opera di cemento armato dentro la città, ma immaginare nuovi spazi a uso pubblico. Quanto amerei, per esempio, veder scorrere il Naviglio accanto alla Biblioteca degli Alberi».

Senz’altro suggestivo, ma realizzabile?

«Ho scritto più volte all’Ordine degli Architetti di Milano, ma mi sembra che faccia un po’ il pesce in barile. Ci sono tanti giovani architetti: coinvolgiamoli per questo progetto».

Chi, se non loro?

«Esatto. Anche perché l’idea risale ormai al 2008. Poi c’è stato il referendum del 2011 (i cittadini votarono sì al 94%, ndr), l’adozione del progetto nel Piano di Governo del Territorio del 2012 e da allora sono passati otto anni. Basta tergiversare, basta mutismo».

Cronistoria dei Navigli: com’erano, come sono, come saranno

  • 2007
    L’idea di riaprire i Navigli nasce in Facoltà di Architettura al Politecnico nel corso di Teorie Urbanistiche e Qualità Urbana. Le risultanze di quel corso e le prime verifiche di fattibilità vengono successivamente raccolte in un volume e il progetto viene pubblicizzato e diffuso in molte sedi pubbliche
  • 2011
    Più di 450mila cittadini milanesi, pari al 94,32% dei votanti, rispondono «Sì» a un referendum popolare consultivo, indetto dal Comune, che chiedeva la graduale riattivazione idraulica e paesaggistica del sistema dei Navigli milanesi sulla base di uno specifico percorso progettuale di fattibilità
  • 2012
    Il progetto viene inserito dal Comune nel Piano di Governo del Territorio
  • 2016
    Il progetto diventa un cavallo di battaglia della campagna elettorale del sindaco Sala
  • 2017
    Il Consiglio Regionale della Lombardia approva all’unanimità una mozione nella quale si afferma l’interesse regionale della riapertura
  • 2019
    Il sindaco Sala incontra la commissaria europea ai Trasporti, Violeta Bulc, per ottenere fondi dall’Unione Europea. La risposta? L’Europa è disposta ad aiutare solo in caso di progetti completi, e non parziali, e nell’ottica di una nuova mobilità e fruizione: per farla breve, o li si riapre tutti e tornano navigabili o addio soldi
  • 2020
    L’emergenza Covid colpisce il mondo: 209 miliardi vengono promessi al governo italiano in ottica rilancio, ma il nodo resta politico. Alle elezioni del 2021 mancano pochi mesi e il sindaco deve decidere se il progetto Navigli rientra le priorità di fine mandato o deve essere posticipato ai prossimi cinque anni

 

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