luigi boffi
luigi boffi

Abbattere la disperazione a Rogoredo. Azzerare i rischi per chi consuma e per chi vive nel quartiere. Garantire l’incolumità dei tanti pendolari che quotidianamente percorrono la zona. Sono gli obiettivi del nuovo ulteriore tentativo del Comune di Milano per ripristinare la legalità al noto “Boschetto”, ormai terra di disperati.

Per farlo ci saranno anche gli Alpini: «I problemi sono gravi, abbiamo intelaiato un tavolo di lavoro con i rappresentanti per discutere sul da farsi», spiega a Mi-Tomorrow il presidente dell’Associazione Nazionale Alpini di Milano, Luigi Boffi.

Come vi state muovendo?

«In occasione dell’Adunata – che si terrà dal 10 al 12 maggio – vogliamo lasciare una concreta opera nella nostra città. E’ stato il Comune di Milano a chiederci un supporto e noi abbiamo risposto “presente”. Pianteremo cento querce che arriveranno fino all’abbazia di Chiaravalle. Il nostro modello è piazza Vetra e la magistrale opera di riqualificazione avvenuta al Parco delle Basiliche, diventato, finalmente, un simbolo della nostra città».

Come avverrà l’opera di recupero?

«Abbiamo in cantiere una pista mountain bike per regalare ai tanti appassionati milanesi la possibilità di allenarsi e svagarsi, evitando i lunghi viaggi in montagna o collina per raggiungere determinate località dove si svolgono le competizioni. Avvicinare la gente allo sport sano è sinonimo di allontanare gli stessi alla violenza».

Perché Rogoredo resta un buco nero della città?

«Le rispondo con un motto: noi siamo gente del fare, non delle parole. Le parole le lasciamo alla politica. A ricordo della nostra Adunata centenaria lasceremo il nostro segno tangibile, in maniera concreta».

Tra bande organizzate e carovane di giovani, dove si sono persi i valori?

«Noi siamo Alpini in congedo a totale servizio della comunità. I giovani hanno perso i punti di riferimenti e noi ci stiamo battendo affinché nel nostro Paese venga ripristinato il servizio di leva».

Perché?

«Bisogna dare una scala di valori ai giovani, che oggi neanche conoscono. In questa società si sono definitivamente perse le coordinate, a partire dalla famiglia. La Chiesa, inoltre, è in grave difficoltà con le nuove generazioni. Noi Alpini in pensione facciamo la nostra parte dando il nostro esempio e, volentieri, ci mettiamo a disposizione delle istituzioni».

A che cosa porterà il tavolo con Comune e Italia Nostra?

«E’ stato un tavolo di lavoro cordiale, interessante. Ci siamo svestiti dei nostri ruoli, e ci siamo messi a discutere pensando unicamente alla salvaguardia dei cittadini. Crediamo che la situazione possa migliorare. Serve parlare meno burocratese e meno politichese. Quando le istituzioni si siedono al tavolo – e riescono contestualmente ad uscire da certi canovacci dogmatici – si trovano sempre soluzioni».


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