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22. 06. 2021 09:34

LibriBianchi, non chiamatela semplicemente libreria: «Ad ogni libro una nuova storia»

Colla, gesso, vernice bianca e libri: sono gli ingredienti di LibriBianchi, una bottega milanese tutta da scoprire

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Libro-oggetto o libro – cultura? In questo eterno dualismo si inserisce una terza direzione plasmata – idealmente e materialmente – da Lorenzo e Simona Perrone, artefici dei LibriBianchi, espressione di una ricerca artistica personale ultraventennale che trova nel “libro” un sinonimo di civiltà assoluta.

Per farlo usano acqua, colla, gesso, vernice bianca e libri, naturalmente, destinati al macero o recuperati da mercatini dell’usato, materia prima su cui lavorano anche con filo spinato, vetro, sassi, legni. Siamo andati a trovarli nella bottega milanese in via Maurizio Quadrio 25, che custodisce gran parte delle loro opere, capitoli di una storia che li vede insieme non solo nell’arte, ma anche nella vita.

Come nasce la vostra storia?
Simona
: «Nasce dall’incontro di una fiorentina e di un milanese, mente e braccio dal 2006. Nell’ottobre 2019 ci siamo trasferiti in questa vecchia tipografia alle porte del Monumentale per farne uno studio “familiare” ed una casa per amici e artisti di passaggio a Milano, aperto al pubblico per eventi come Bookcity e Salone del Mobile».

Perché i libri?
Lorenzo
: «Ho deciso di interpretare il libro come oggetto artistico nella sua valenza più profonda, non come oggetto di design. Provenendo da una famiglia di umili origini, in casa non ci potevamo permettere nemmeno un libro. Da lì il bisogno di confrontarmi con questa icona di sapere e conoscenza. Prendere un libro, rimaneggiarlo, significa per me dargli nuova vita».

Perché il bianco?
L.: «Il bianco ha sempre fatto parte della mia vita. L’ho scelto non per cancellare il testo sottostante, ma per rendere il libro un archetipo di sé stesso e simbolo positivo per chi lo ammira: il bianco stimola la riflessione, ti porta ad una calma interiore, non è una mistificazione della realtà, è puro nella sua natura schietta, è sincero».

Come è diventato artista?
L.: «Ho avuto la fortuna di frequentare negli anni Sessanta la Scuola del Libro dell’Umanitaria, istituzione socialista della città che insegnava a giovani milanesi una professione. Qui ho studiato il libro in tutti i suoi aspetti, dalla tipografia alla rilegatura. Poi sono passato alla grafica e alla pubblicità lavorando nella “beatlesiana” Londra degli anni Settanta e nella dura New York degli anni Ottanta, ma non ho mai dimenticato il primo amore, l’Arte, che ho ritrovato in età adulta con più consapevolezza e maturità».

E poi?
S.: «Entrambi siamo tornati in Italia con un bagaglio di esperienze pronte da far fruttare. Siamo diventati adulti in città lontane, Lorenzo a New York ed io a Parigi, dove ho lavorato come costumista e stylist per diversi anni, ma quello che ci ha avvicinato poi, è stato lo sposare la stessa causa: i libri, la cultura, l’Arte, che ci hanno uniti in un sodalizio di ricerca e di vita».

Una scelta vincente.
L.: «È stato facile prendere nuovamente in mano i LibriBianchi dopo l’incontro con Simona. Mi ha dato il coraggio di lasciare la comunicazione, che da tempo non mi stimolava più, per tornare alle mie aspirazioni giovanili».

Cosa raccontano i LibriBianchi?
S.: «Ogni opera è una “pagina bianca”, uno stimolo per storie nuove da raccontare, pensieri, emozioni, idee che nascono da filoni storici, sociali, etici, a seconda della tematica scelta. Noi suggeriamo un titolo, ma chi la osserva può scegliere di dare un’interpretazione personale per ritrovarci la propria storia. Inoltre, ogni LibroBianco è un pezzo unico».

Qualche esempio?
S.: «In “Non è amore” vogliamo denunciare la violenza sulle donne, mentre in “Terra Madre” per Expo 2015, abbiamo proposto la nostra idea sull’importanza del cibo. Con “L’equilibrista” vogliamo esprimere invece il precario equilibrio di ogni singolo individuo nella vita quotidiana e in “Not to be forgotten” parliamo della tragedia della Shoah».

Il prossimo step?

L.: «Continuare a ricercare nuove espressioni con i libri e lavorare su grandi installazioni in carta, in bronzo e in altri materiali, ma anche approfondire temi importanti. Proprio in questi giorni stiamo lavorando sul dialogo tra i LibriBianchi e la Natura, cercando di fonderli insieme, in un’unica materia».

Dove è possibile visionare le opere?
S.: «Nelle Gallerie che ci rappresentano, a Milano, Bologna, Miami e New York, inoltre il prossimo 14 settembre 2021 parteciperemo alla mostra Libro – oggetto all’ADI Design Museum – Compasso d’oro di Milano. Ma abbiamo in mente anche un progetto speciale per questa città».

Ovvero?
S.: «In piena pandemia è nata “…Si sciolse in pianto”, un grande libro/fontana in bronzo che piange lacrime che sgorgano dalle sue ferite. L’intenzione è quella di farne una grande scultura di tre metri di base e due di altezza, da posizionare in un luogo pubblico milanese. Abbiamo presentato l’idea al Comune e ad oggi siamo in cerca di uno sponsor per realizzarla. Un nostro progetto è anche quello di diventare un’associazione culturale per dialogare con le amministrazioni locali e far viaggiare i messaggi delle nostre opere».

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