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25. 06. 2022 12:46

Al Mudec le opere di TvBoy, che racconta la sua Milano: «Io, famelico d’arte»

Ha legato indissolubilmente il suo nome a Milano, ben prima della personale che lo vede ora protagonista al Mudec: vita e opere di TvBoy, che in tre anni ha riscritto nel nostro Paese il concetto di arte di strada. Insieme al suo destino

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Non ci crede ancora. E forse è questa la sua forza: andare avanti nel suo lavoro, nella sua passione, rafforzarne gli ideali badando sempre al sodo. Palermo, Milano, Barcellona. Il Mudec come apertura e chiusura di un cerchio, con un destino legato a doppio filo al guru Banksy. Perché? Perché è nel 2018, proprio in occasione della mostra A Visual Protest. The Art of Banksy, che TvBoy realizza nottetempo il primo murale di protesta sul muro di cinta del museo, in via Tortona. L’opera raffigura uno street artist incappucciato, ritratto di spalle, che gioca sull’ambiguità official-unofficial, riferendosi proprio alla mostra non ufficiale di Banksy che si svolgeva in quel mentre all’interno delle sale del Mudec.

Tre anni dopo una mostra tutta per TvBoy

Ebbene, tre anni dopo, è la personale di Salvatore Benintende – TvBoy, sì – a guadagnarsi tutte le stigmate dell’ufficialità, in un percorso quadruplo. Quattro filoni che esaltano le sue performance – Baci, Arte, Potere, Eroi – e incarnano perfettamente la nostra contemporaneità. «Penso che l’arte debba aiutare a generare altra arte», ripete TvBoy come un mantra. E non ha tutti i torti, dal momento che i suoi stessi interventi inaspettati a Milano hanno creato nel tempo un vero e proprio movimento. Con tutti i limiti, sia chiaro, della disruptive art: la dirompenza del messaggio e l’effimera durata dell’opera sui muri di città. Fino alla mostra del Mudec, a un ambiente nuovo. Più “confinato”, ma non per questo meno efficace.

Intervista a TvBoy: «Io, famelico d’arte»

Una settimana di Mudec. Ci credi, ora?
«Terminati i preparativi, quando ho visto la mostra per la prima volta, mi è venuto un tuffo al cuore. Mi sono reso conto che era una cosa veramente importante. Ci ho sempre creduto, anche nei momenti duri. Sono quindici anni che faccio questo lavoro, ho anche pensato di mollare».

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Ph Credits Marino & Hering

Cosa ti ha convinto a non farlo?
«Sono piuttosto testardo, ho sempre creduto in questo modo di fare arte. Ora è strano vedere tutte le proprie opere in un museo, con un allestimento così professionale. Ho ricevuto parole bellissime, anche di Oliviero Toscani. Sento il riconoscimento della città».

Quindi non sei più solo street artist?
«Credo non si debba per forza pensare in bianco e nero. Questi mondi coesistono in me da tanto tempo, è parecchio che lavoro per strada ma ho sempre dipinto anche su tela. È un’altra faccia del mio lavoro: creare su tela racchiude un momento più intimo».

Sei riuscito quasi ad offuscare il tuo maestro Banksy, contemporaneamente in mostra in Centrale.
«Quella in stazione mi sembra più un’operazione di marketing pubblicitario, ma è una sensazione che ho e che mi tengo. Non voglio giudicare il lavoro degli altri anche perché sono il primo fan di Banksy, ma credo gli stiamo dedicando troppe mostre anche senza opere originali: le persone riconoscono la qualità delle cose».

Ad ogni modo per te si è chiuso un cerchio che si era aperto nel 2018, sempre a Milano. Come vivi questa città?
«Tutti mi definiscono palermitano, ma praticamente ci sono solo nato. I miei genitori sono siciliani, sono arrivato qui che avevo due anni. Milano è la mia città, qui mi sono formato ed è nato il mio lavoro. Ci ho studiato e ho le mie amicizie più care. TvBoy è nato qui. C’è un legame forte».

Ma nel 2005 ti sei trasferito a Barcellona.
«E mi ha accolto a braccia aperte. In Italia siamo un po’ esterofili: diamo il giusto valore alle cose solo quando se ne vanno via o quando hanno successo altrove. A volte ho la sensazione che tutto quello che un artista fa nella propria città cominci a prendere senso solo quando trionfa lontano da casa».

Ti sei abituato, pur con fatica, alla durata a volte esigua dei tuoi murali?
«Cerco di far resistere i lavori il più possibile, utilizzando colle particolari. All’inizio mi toglievano le opere perché i temi legati alla politica sono sempre i più scomodi, anche se affrontati con sarcasmo. Ben presto ho capito che la vera opera non è tanto il risultato finale, quanto il processo di documentazione di tutto ciò che succede: dal lavoro installato al carabiniere che fa la guardia, dai giornalisti che vogliono fotografare fino a chi cerca di ripulire il muro con le pistole d’acqua. Quella è la complessità dell’opera in strada: una performance vera e propria. Su tela l’opera non ha la stessa forza, ma ha la durabilità nel tempo e offre la possibilità di creare un percorso».

Come quelli ora al Mudec.
«Per la prima volta, sono riuscito a organizzare dei filoni per ricostruire la storia di questi ultimi anni».

Riesci ad isolare un’opera per ognuno dei quattro filoni (Baci, Arte, Potere, Eroi, ndr)?
«Il filone funziona se visto così, amo tutti i miei lavori ma dopo un po’ mi stufo. Stufarsi è ciò che mi spinge a creare un continuum. Sono famelico. Ad ogni modo mi piace molto il bacio tra Messi e Ronaldo, che poi è stato l’inizio di tutto. Ma non mi aspettavo avesse l’impatto mediatico che ha avuto il bacio fra Di Maio e Salvini. Dell’Arte ricordo con piacere Las Meninas: non tutti l’hanno capita perché è una citazione abbastanza colta di Velazquez. È un’opera molto misteriosa».

Ph Credits Marino & Hering

Fra gli Eroi?
«Mi piace un sacco Gino Strada, anche per la tela: sembra un metallo ossidato mentre è solo pittura. Nel filone del Potere trovo molto divertente quella di Salvini nero. Ma trovo ancora più divertente il racconto di quello che è successo».

Ovvero?
«Quando l’ho fatta a Taormina, Salvini l’aveva postata sui social dicendo che nero non sarebbe stato nemmeno male. Sembrava stare al gioco, insomma. Dopo una settimana è arrivata una lettera dalla Questura di Messina».

Cosa provi quando un’opera viene effettivamente rimossa?
«La vedo come una cosa positiva, vuol dire che nel bene o nel male non ti lascia indifferente. Una cosa che odi ti lascia comunque qualcosa. E fare arte vuol dire questo: dare un input alla società per creare un dibattito».

Cosa ti ha detto Sala quando è venuto al Mudec?
«Mi ha fatto sentire a mio agio, sembra una persona comune. Non ti guarda dall’alto verso il basso, mi ha detto che era orgoglioso di questo progetto. Gli è piaciuta l’opera del bambino che scrive la letterina a Babbo Natale, l’ha trovata potente».

Cosa c’è dietro quest’opera?
«Il tema più attuale di questo momento è l’immigrazione via terra: al confine fra la Bielorussia e la Polonia ci sono persone in accampamenti con bambini che soffrono di freddo e non solo. C’e l’Europa che non vuole guardare, perché è un tema che non vuole affrontare. Ho immaginato questo bambino con in mano una penna con la bandiera europea che non chiede giochi, ma asilo politico. È un tema molto più complicato di come te l’ho descritto, ma le immagini devono essere forti e semplici allo stesso tempo».

A Milano vedremo una tua opera nuova?
«Sì, a gennaio sarò ancora da queste parti».

Rimarrai sui Navigli?
«Non vorrei ripetermi, lì ci sono molti lavori miei. Sto valutando altre zone, vorrei esprimere un contenuto che faccia riflettere. Come artista puoi decidere su che cosa far soffermare l’attenzione. Io amo parlare di temi universali».

Mercoledì hai pubblicato un lavoro su Patrick Zaki.
«È la fine di un incubo. È bello quando l’arte può essere un’esplosione di gioia. Speriamo possa tornare presto qui in Italia. Non ho voluto rivelare appositamente la posizione della performance per farla durare un po’ di più. Anche perché un conto è se me le rimuovono per censura, un altro è se le staccano per provare a rivendersele».

Ed è capitato?
«Sia a Milano che a Barcellona. Vuol dire togliere qualcosa anche agli altri. Le mie opere sono di tutti. E per tutti».

TvBoy, oltre 70 tele

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Ph Credits Marino & Hering

Fino al 9 gennaio TvBoy. La mostra racconta, attraverso più di 70 tele, il percorso di questo prolifico artista, soffermandosi sulle sue principali tematiche: l’amore, il potere, gli eroi, la storia dell’arte. La mostra, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano – Cultura, è a cura dell’esperto d’arte contemporanea Nicolas Ballario ed è realizzata in collaborazione con Studio TvBoy.

Tutte le info sulla mostra di TvBoy

  • Fino al 9 gennaio 2022
  • Museo delle Culture di Milano
    Via Tortona 56, Milano
  • Lunedì dalle 14.30 alle 19.30
    Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30
    Giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30
  • Ingresso libero
  • 02.54.917
  • mudec.it
  • c.museoculture@comune.milano.it
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