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18. 05. 2022 08:37

Un nuovo lockdown a Milano? Depressione e ansia in agguato

La psicologa Di Mattei del San Raffaele spiega i rischi di un nuovo confinamento: ecco quali sono i pericoli maggiori

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Lo spettro di un nuovo lockdown è sempre più vicino, specialmente in Lombardia. Un problema immenso per l’economia, ma anche per la salute psicologica dei cittadini: depressione e ansia sono in agguato. Come spiega a Mi-Tomorrow Valentina Di Mattei, psicologa clinica e docente all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. 

Un secondo lockdown, anche parziale, quali effetti avrebbe sulla psiche?depressione ansia lockdown milano

«Nel periodo tra marzo e giugno abbiamo visto come lo stato di incertezza generale, l’isolamento sociale, i lutti, la perdita del lavoro si siano accompagnati ad un incremento dei livelli di ansia, depressione e paura. Presumibilmente questo secondo lockdown, seppur parziale, potrebbe ulteriormente acuire il malessere psicologico e generare un diffuso senso di sfiducia e disillusione rispetto agli sforzi precedentemente attuati».

Si parla già di un aumento dei casi di depressione, è così?

«Durante il primo lockdown abbiamo osservato un aumento di disturbi prevalentemente di natura ansiosa, associati alla paura del contagio e all’isolamento. Attualmente molti studi stimano un rischio di 2-3 volte superiore di sperimentare sintomatologia depressiva. Basso reddito e aumento della disoccupazione rappresentano infatti due importanti fattori di rischio a monte di queste condizioni, tanto che la società italiana di psichiatria e le società internazionali stanno lanciando un allarme relativo ad un altro tema molto delicato e strettamente associato: quello dei suicidi».

C’è un aumento della vendita di psicofarmaci?

«L’ordine dei farmacisti, nel periodo del primo lockdown, aveva ravvisato un aumento significativo delle vendite di psicofarmaci su prescrizione medica, oltre che un’ingente domanda di prodotti da banco, naturali o omeopatici, volti ad alleviare insonnia, ansia e alterazioni dell’umore. Anche l’Istituto europeo per il trattamento delle dipendenze aveva registrato un tasso di crescita superiore al 4% nel commercio di benzodiazepine contro la depressione durante i mesi di marzo e aprile, nella fase di emergenza più acuta. Infine, la letteratura internazionale relativa alle precedenti epidemie evidenzia un aumento delle dipendenze da sostanze e psicofarmaci».

Quali sono i soggetti più a rischio dal punto di vista psicologico in questo momento?

«Le categorie più vulnerabili sono sicuramente rappresentate dalle persone sole o con una limitata disponibilità di supporto sociale, da quelle già affette da disturbi psichici, così come dai soggetti che hanno vissuto in modo particolarmente traumatico la prima fase della pandemia. Tra questi, possiamo pensare a coloro che si sono ammalati e hanno sperimentato dure condizioni di ospedalizzazione. Coloro che hanno subito un lutto o che stanno affrontando una situazione economica precaria a causa della perdita o della riduzione dell’attività lavorativa. Una particolare attenzione dovrebbe essere rivolta anche al personale sanitario, su cui le conseguenze psichiche della seconda ondata di contagi potrebbero essere ancora più importanti rispetto alla prima fase, considerando il fisiologico esaurimento di risorse fisiche ed emotive».

Cosa è possibile fare per arginare i danni?

«E’ importante pensare ad interventi preventivi e di promozione del benessere fisico e mentale, volti a incrementare la resilienza allo stress e a sostenere lo sviluppo di strategie adattive per attraversare la crisi. In particolare, sarebbe utile sensibilizzare la popolazione rispetto alla possibilità di accesso, anche in modalità virtuale, a seminari formativi e a servizi di supporto psicologico e psichiatrico, iniziative fondamentali per accompagnare le persone a gestire le proprie difficoltà e a fronteggiare la complessità della situazione attuale».


Gli italiani hanno dimostrato molta forza fra marzo e maggio, qual è la differenza dal punto di vista psicologico rispetto alla situazione attuale?

«In questo momento ci troviamo di fronte al ripetersi di una soverchiante situazione di confusione e disorientamento, che forse pensavamo di avere, almeno parzialmente, superato. Mentre nella prima fase della pandemia, alla disperazione sembrava fare da contraltare una diffusa speranza nella “sconfitta” del virus e nella ripartenza, durante le ultime settimane sono i sentimenti di rabbia e frustrazione a prevalere».

Come comportarsi con i ragazzi costretti di nuovo alla didattica a distanza e alla distanza sociale?

«Per i ragazzi è una prova molto dura. In questo momento vengono necessariamente privati di elementi indispensabili nella loro fase di vita: la condivisione coi pari, stare lontani dalla famiglia, la vita fuori. Questi elementi non appartengono solo alla sfera del divertimento e del piacere ma sono essenziali nel processo di costruzione della loro identità. E’ in primo luogo utile riconoscere e affrontare con i ragazzi le complessità di questa situazione, facendoli sentire compresi. Al contempo, è essenziale rinforzare nei giovani l’etica della responsabilità sociale, aiutandoli a sviluppare una piena consapevolezza delle conseguenze del proprio comportamento, a livello individuale e sociale, e a rendersi protagonisti attivi del bene collettivo, affinché possano sentirsi agenti di cambiamento nella risoluzione della pandemia».

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