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27. 05. 2022 05:27

Umberto Pelizzari: «I Giochi? Potevamo averli vent’anni fa»

L'apneista racconta l'esperienza di Milano 2000: «Tangentopoli non aiutò. Il Cio bada troppo ai soldi. Gli e-games alle Olimpiadi? Un messaggio sbagliato ai ragazzi»

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A rendere celebre Umberto Pelizzari sono state le imprese in mare, in apnea, con record su record strappati in tanti anni di attività agonistica. A oltre due decenni dal ritiro del 2001, continua a insegnare quel che ha appreso in acqua alle nuove generazioni. A Milano passa di tanto in tanto, di recente ha presentato allo showroom di RRD – Roberto Ricci Designs il libro “Con la forza del respiro”: «Un libro motivazionale, non tecnico – racconta –: l’apnea ha spesso delle situazioni comuni rispetto alla vita e alla quotidianità».

Umberto Pelizzari: «Milano è viva e cosmopolita. Che esperienza nel Comitato Promotore»

Cosa lega Milano all’acqua?
«Il mare per fare apnea non c’è, ma al Museo della Scienza e della Tecnologia c’è un sommergibile… C’è un continuo movimento. In dieci anni è diventata completamente diversa. Una città viva, cosmopolita».

A cui lei, nel suo piccolo, ha provato a regalare le Olimpiadi nel 2000.
«Ho collaborato all’inizio degli anni Novanta per la candidatura ai Giochi estivi, poi andati a Sidney. Ho vissuto la creazione del dossier, con il presidente Massimo Moratti a capo del Comitato Promotore mi ero mosso nell’ambito delle Pubbliche Relazioni. Purtroppo la candidatura sfumò, c’era stata Tangentopoli e questo non fu d’aiuto. Ma è stato bello vivere il team, rappresentare orgogliosamente il mio Paese nelle riunioni internazionali, accogliere i membri del Cio. Ancor più perché io non ho potuto vivere i Giochi da atleta. Personaggi come Yuri Chechi e Andrea Lucchetta mi hanno spiegato che solo sfilare alla cerimonia d’apertura è da pelle d’oca».

umberto pelizzariCome sono cambiati gli sport olimpici rispetto a qualche anno fa?
«Se penso che si parla degli e-games, ad esempio, la prima immagine che mi viene in mente è De Coubertin che si gira nella tomba. Personalmente ho un’idea diversa delle discipline sportive. Purtroppo, come per tutte le cose, domina il business e il Cio prende in considerazione il fattore economico. Conta muovere milioni di euro. Lo sport però dovrebbe fare il bene dei giovani. Io, per gli e-games, litigo coi miei figli ogni giorno. Si sdogana qualcosa che fa male ai ragazzi. Come è entrato velocemente spero anche ne esca allo stesso modo».

E l’apnea?
«Dovrebbe diventare disciplina dimostrativa nel 2028. Non è entrata a Parigi 2024 per difficoltà legate a ragioni come il numero di follower sui social, al di là di altri aspetti. Già quando lavorai a Milano 2000 conoscevo le regole d’ingaggio per le discipline dimostrative e quelle olimpiche vere e proprie. Il medagliere doveva essere distribuito su un tot di nazioni, si doveva garantire la sicurezza degli atleti. Ma non sempre le norme vengono rispettate. Alcune discipline hanno vincitori che arrivano dalle stesse nazioni. A Sidney poi entrò il taekwondo, che era meno popolare del karate, ma il braccio destro dell’allora presidente Cio Samaranch era un praticante e questo fece la differenza».

Ci sarebbero state difficoltà anche se avessero messo l’apnea in un’ipotetica Milano 2000, vista la mancanza del mare…
«Noi avevamo previsto la vela e la scherma su Venezia, nel primo caso per l’acqua e nel secondo anche per per ragioni di tradizione. Avevamo chiamato gli organizzatori di Atlanta ’96: di centri sportivi in città ce n’erano pochissimi nella loro edizione, alcuni erano a 500-600 chilometri. Da questo punto di vista il nostro progetto era focalizzato fortemente sul capoluogo, al di là delle eccezioni di cui ho detto prima».

Cosa le ha regalato Milano?
«Io sono nato e cresciuto a Busto Arsizio e sognavo di vivere a Milano, non immaginavo ancora di diventare un atleta professionista. Adesso la apprezzo più da visitatore, preferisco la provincia a dimensione d’uomo e vengo qui per stare con gli amici e divertirmi. Ho scelto di vivere a Parma, che non è poi molto lontana».

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