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05. 03. 2021 11:42

Chi apre? I ristoranti riaccendono le insegne: al via la “rivolta” di #ioapro

Da oggi la protesta dei ristoratori, ecco il Dpcm: Decalogo pratico commercianti motivati

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Com’è ormai consuetudine nell’era digitale, tutto è nato sui social. In pochi giorni un tam tam che si è sviluppato nel mondo dei ristoratori ha portato un gruppo ad una decisione clamorosa: sfidare la legge riaprendo i locali venerdì 15 gennaio.

Una data non casuale, da domenica, infatti, scatteranno le misure in gran parte d’Italia e quasi sicuramente ci sarà una stretta anche in Lombardia. Da qui l’idea di nominare l’iniziativa “IO APRO 1501”, sorretta dallo slogan che è tutto un programma “Aprire per non chiudere più”.

Adesioni. Sono circa 50-60mila le adesioni, tra bar e ristoranti sparsi in tutta Italia, di chi si dice pronto a rialzare le serrande per offrire un pasto. Per gli organizzatori non si tratta di un open day, da oggi in poi intendono restare aperti a causa della necessità in cui si trova un settore arrivato allo stremo.

Si vuole ripartire in sicurezza: massimo quattro persone ai tavoli, distanziamento garantito, uso di mascherine, sanificatori e gel. Quasi come scherno verso le disposizioni ufficiali, è stato redatto un Dpcm che è l’acronimo di “Decalogo pratico commercianti motivati”. E’ un piccolo insieme di regole per chi vuole tenere aperta la saracinesca senza temere conseguenze per la propria attività. Si va dal supporto legale in caso di sanzioni al rispetto delle norme anticovid fino alla foto con il nome del locale da inserire su #IOAPRO1501.

#ioapro

Controlli. Cosa succede in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine? Secondo gli organizzatori si può andare incontro ad una sanzione di 280 euro e una chiusura del locale per 24 ore per le quali gli aderenti a Io apro 1501 possono chiedere assistenza legale inviando il verbale, o qualsiasi richiesta di chiarimento a legale@confederazioneimprese.it oppure a nannelli@studiolegalenms.it.

Secondo la Confcommercio, che ha disapprovato l’iniziativa, i rischi sono superiori e riguardano anche i clienti che sono passibili di una sanzione amministrativa che va da 400 a 1000 euro mentre i ristoratori rischiano una sanziona accessoria dai 5 ai 30 giorni da scontare una volta finita la quarantena. Inoltre, si può perfino ipotizzare il reato di delitto contro la salute pubblica.

Telegram. I simpatizzanti si scambiano messaggi su Telegram su una chat privata, per sapere quali saranno i locali aperti, come spiegano gli aderenti nei video che circolano in rete, bisognerà consultare i siti o i social oppure telefonare al proprio ristorante di fiducia. Non è escluso che di fronte ad una forte partecipazione di clienti a IO APRO 1501 anche altri esercenti decidano di unirsi. Un altro fattore decisivo per la riuscita sarà la fermezza con cui le forze dell’ordine interverranno nei locali.

Situazione. Al momento Milano si trova collocata in zona arancione, per bar e ristoranti c’è il divieto di svolgere servizio da tavola, è consentito l’asporto fino alle 22.00 mentre è possibile effettuare il delivery anche oltre questo orario. Per domenica potrebbe arrivare la zona rossa ma per bar e ristoranti non cambieranno le regole che cambierebbero in caso di zona gialla che prevede l’apertura con servizio a tavola sino alle 18.00. Da definire, invece, la zona bianca che sarà quella soggetta a meno limitazioni.

Stoppani (FIPE): «Pochi i focolai nei locali pubblici»

La comprensione per la situazione che vive la categoria è totale ma il giudizio resta negativo. Lino Stoppani, Presidente della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi (FIPE), spiega perché considera controproducente andare contro la legge.

Lino Stoppani
Lino Stoppani

Come ha saputo dell’iniziativa?

«Tramite i social».

E’ un tentativo di scavalcare le rappresentanze tradizionali?

«La rappresentanza è una cosa delicata, non ci si improvvisa, ci vogliono risorse. E poi faccio notare che le associazioni si costruiscono in momenti di pace non di guerra: noi abbiamo 70 anni di storia, rappresentiamo gli stellati, i grandi gruppi, tanti esercenti cui forniamo i nostri servizi».

Non temete l’iniziativa?

«L’unica cosa positiva di questa crisi è la rivalutazione dei corpi intermedi, solo così si ottengono risultati. Per il resto penso che ognuno può fare ciò che vuole».

Nel merito cosa pensa?

«Abbiamo una posizione diversa, non va bene andare contro la legalità, che promuoviamo ogni anno, pur riconoscendo che le disposizioni sono piene di difetti, ad esempio non considerano che i ristoranti non sono fonte di contagio».

“IO APRO 1501” è una provocazione?

«E’ la dimostrazione del disagio che soffre il nostro settore, abbiamo subito più di tutti, siamo stati i primi a chiudere e gli ultimi ad aprire: nei nostri confronti c’è stato un atteggiamento punitivo, sono state varate misure che denotano un accanimento».

Il problema è che il virus è sempre minaccioso.

«Non per causa nostra, faccio un paio di esempi: nella settimana che va dal 19 al 25 ottobre in Lombardia ci sono stati 893 focolai di cui 7 nei ristoranti, dal 2 all’8 novembre sono stati 2.519 e solo 5 in bar e ristoranti».

Sono arrivati anche sostegni.

«Sono stati stanziati dal governo 2,5 miliardi a favore di 250mila imprese, in media le imprese hanno ricevuto solo 10.000 euro».

Se aprire contro la legge è sbagliato qual è la strada giusta per sostenere la categoria?

«Il confronto serrato con il governo, faremo presente al ministro Patuanelli che il 31 marzo si rischia la strage degli esercizi: la ristorazione rappresenta le filiere del turismo e dell’agroalimentare, il 15 per cento dell’economia».

Quale messaggio vuole mandare ai ristoratori che hanno aderito all’iniziativa?

«Sono contrario alle manifestazioni aggressive, mi auguro che non aumentino i contagi».

Lo chef stellato Simonato: «Perché sui mezzi dell’Atm si sta tutti incollati?»

Il linguaggio è molto schietto, non c’è spazio per giri di parole in un momento di estrema difficoltà per i ristoratori. Tano Simonato, chef stellato del ristorante Tano Passami l’olio, è alla testa di coloro che ha deciso di riaprire: a Mi-Tomorrow spiega il perché.

Tano Simonato
Tano Simonato

Il suo ristorante è di nuovo aperto?

«Sono uno dei promotori dell’iniziativa IO APRO 1501, il ristorante sarà aperto non subito per una questione di rifornimenti ma poi saremo pronti».

Vuole mettersi contro le normative?

«Io non sono contro la legge, è chi ha deciso queste normative che si pone contro la Costituzione, contro le libertà tutelate dalla nostra carta».

Non pensa che la libertà di movimento possa favorire i contagi?

«Questa influenza non è di tipo pandemico, non lo dico io ma diversi medici di assoluto valore che ho consultato».

Gli assembramenti sono un pericolo, lo dicono tutti gli esperti.

«Allora come mai si consente di viaggiare in aereo uno addosso all’altro? Perché sui mezzi dell’Atm si sta tutti incollati?».

Com’è l’orientamento dei suoi colleghi?

«Gli stellati sono contrari però ci sono tanti altri colleghi d’accordo».

Quale sarà il bilancio del 15 gennaio?

«Non è facile dirlo, a Milano penso ad un numero di adesioni tra 500 e 1000, diciamo che dovremmo essere 700. In tutta Italia saranno all’incirca 30mila, abbiamo aderenti in modo particolare in Toscana e in Emilia e anche al sud».

Chi non ha aderito è perché teme i controlli della polizia?

«Direi piuttosto che sono condizionati dai media, io sto provando a convincere i miei colleghi delle nostre ragioni».

Ci saranno repliche?

«Vediamo, adesso la cosa importante è dare una scossa a quelli che la pensano in modo diverso, inviare un messaggio diverso».

Quale?

«Non siamo negazionisti, vogliamo solo riprenderci le libertà che sono garantite dalla Costituzione».

Violando le leggi?

«Ho parlato con tanti avvocati che mi hanno spiegato come queste normative siano incostituzionali: non siamo un gruppo di sprovveduti, ci stiamo muovendo con il supporto di esperti nel campo del diritto e della medicina».

Cosa succede se verrà la polizia a fare i controlli?

«Siamo tutelati, abbiamo i nostri avvocati, non possono chiuderci. Se poi faranno la multa presenteremo ricorso».

Il decalogo dei ristoratori motivati

  1. Io apro per non chiudere più!
  2. Supporto legale alle attività in caso di sanzioni
  3. Supporto legale ai nostri sostenitori (clienti) in caso di sanzione
  4. Sostegno via mail agli indirizzi legale@confederazioneimprese.it
    o a nannelli@studiolegalenms.it
  5. Conti al tavolo alle 21.45
  6. Rispetto norme anticovid: sanificazione, gel, …
  7. Fai una foto con il nome del tuo locale su #ioapro1501
  8. Nei giorni 15-16-17 gennaio, modalità di offerta libera per i clienti sostenitori (con scontrino)
  9. Le forze dell’ordine sono a fare il loro lavoro: disobbedienza gentile
  10. Tutorial e FAQ su #ioapro1501 ioaproitalia@gmail.com

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