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23. 06. 2021 13:40

Ddl Zan, il teatro che fa lo sconto ai sostenitori. Gaia Calimani: «Chi ci critica venga a trovarci»

Gaia Calimani, presidente di MTM, risponde alle polemiche legate alla promozione in favore del Ddl Zan

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Tutto si aspettavano a Manifatture Teatrali Milanesi, tranne di finire coinvolti in una tempesta di polemiche per colpa di una promozione che aveva semplicemente lo scopo di portare pubblico a teatro.

Le sale gestite da MTM, Litta, Leonardo e La Cavallerizza, hanno riaperto lo scorso 13 maggio e nella lunga lista di promozioni e convenzioni che danno diritto a uno sconto sul biglietto hanno aggiunto la possibilità di una riduzione per chi sulla mano avesse scritto “Ddl Zan”.

Tutto questo in un momento in cui il disegno di legge contro l’omotransfobia è un tema caldo sia nel mondo politico che nell’opinione pubblica. Altrettanto calda, però, è la situazione del mondo dello spettacolo che ha potuto finalmente tornare a lavorare dopo un logorante lockdown capace di mettere in ginocchio un intero settore.

Se a tutto questo aggiungiamo la prossima campagna elettorale per l’elezione a sindaco di Milano, la polemica è servita. L’iniziativa di MTM è finita al centro dello scontro con alcuni politici di centrodestra arrivati a chiedere la sospensione dei finanziamenti pubblici. A rispondere ci ha pensato direttamente Gaia Calimani, presidente di Manifatture Teatrali Milanesi.

Gaia Calimani: «Ho pensato di ripartire parlando di diritti»

Com’è nata l’iniziativa?
«In modo molto naturale, forse anche ingenuo. Ho partecipato alla manifestazione all’Arco della Pace in favore del ddl Zan e ho pensato che per i nostri teatri che ripartono dalle macerie della pandemia si poteva iniziare parlando di diritti umani. MTM è il teatro dell’arcobaleno, così ho pensato a una nuova promozione da aggiungere alle tante che già abbiamo. Forse ho sottovalutato l’argomento politico legato alla campagna elettorale di Milano. Per il resto è un’iniziativa a cui credo e sono sbigottita dal polverone che ha sollevato».

Crede che la vicenda sia stata strumentalizzata?
«Di teatro si parla poco e a teatro i politici non ci vanno. Il teatro viene strumentalizzato quando c’è l’occasione. Noi abbiamo pagato tutti i dipendenti, abbiamo anticipato la cassa integrazione, siamo stati chiusi 450 giornate. Adesso dobbiamo lavorare e ogni occasione che può servire a venire incontro al pubblico per me è ben accetta».

Ci si sta dimenticando che il teatro è anche politica?
«Il mio modo di fare politica nel teatro che dirigo è quello di stare vicino alle persone. Ci sono teatri e teatranti molto più bravi di noi a fare politica. Ognuno interagisce in quello in cui crede come preferisce. Io trovo strumentale il ragionamento che si sta facendo sul ddl Zan, tutte le esagerazioni sono strumentali e sono a favore di un progetto di legge che vuole ampliare i diritti umani».

Vi hanno accusato di essere discriminatori.
«Allora anche la riduzione a chi ha più di 65 anni è discriminatoria, oppure a chi ha la tessera di Emergency o della Coop. La mia domanda è: discriminatorio di cosa? Questo non fa che avvelenare un momento delicatissimo per noi, forse chi alimenta questa polemica negli ultimi mesi ha avuto uno stipendio sicuro e florido mentre noi ce lo siamo dovuti guadagnare. Per riaprire ci siamo indebitati personalmente. Questa promozione rientra in una serie di altre 25/30 promozioni e convenzioni che MTM fa nei suoi teatri, non la troviamo per nulla discriminatoria».

La promozione rimane?
«Certo. Non abbiamo intenzione di cambiare idea perché questa promozione rientra, come le altre, in una modalità di fidelizzare i nostri spettatori».

Cosa rispondete ai politici che hanno chiesto la sospensione dei finanziamenti pubblici?
«La mia risposta è di venire a teatro. MTM è all’interno di un sistema di convenzioni milanese e veniamo valutati come tutti i teatri milanesi da una commissione esterna su dati quantitativi e non qualitativi. Forse non sanno che facciamo attività a Milano da 45 anni e prima della pandemia avevamo 60mila spettatori all’anno».

Come esce MTM da questo lockdown?
«Con le ossa rotte, ma ci siamo tutti. Siamo riusciti a non mandare via nessuno e garantire la sussistenza delle famiglie che vi lavorano. Io e i miei soci siamo indebitati per i prossimi 15 anni e adesso bisogna lavorare: abbiamo bisogno del pubblico».

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