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22. 10. 2021 06:26

Giro d’Italia, Milano si prepara ad accogliere l’ultima tappa: un’occasione per riflettere sulle due ruote

Trenta chilometri per l’ultima tappa del Giro d’Italia 2021, la corsa dei record che rilancia potente l’esigenza per Milano di politiche (logiche) a due ruote

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Ancora una volta l’ultima tappa del Giro d’Italia sarà una corsa solitaria contro il tempo. Trenta chilometri, dal centro storico di Senago fino a piazza Duomo. La Madonnina saluterà il vincitore dell’edizione 2021, il corridore che vestirà la mitica Maglia Rosa e scriverà il suo nome sul Trofeo Senza Fine.

Il Giro d’Italia approda in piazza Duomo

Il primo corridore a scattare in questa cronometro sarà l’ultimo della classifica generale, la cosiddetta Maglia Nera. Prenderà il via alle 13.35 nel centro di Senago. Il percorso di questa ultima frazione non presenta grandi difficoltà, praticamente pianeggiante, con un dislivello totale che supera di poco i 100 metri.

Lo scorso anno, i 15 chilometri che separavano Cernusco sul Naviglio dal traguardo meneghino, furono “bruciati” in poco più di 17 minuti da Filippo Ganna, su cui saranno puntati gli occhi anche questa domenica.

Il percorso dell’ultima tappa

Da Senago i corridori si dirigeranno verso il Nordmilano e attraverseranno il Comune di Cormano, poi quello di Cusano Milanino e quindi Bresso, sfilando a lato del Parco Nord. Il percorso prevede poi l’ingresso in Cinisello Balsamo e quindi a Sesto San Giovanni, dove è fissato il secondo intertempo.

Da lì, dritti verso il centro di Milano e il traguardo. L’arrivo della Maglia Rosa è previsto intorno alle 17.15, subito dopo è in programma la cerimonia di premiazione.

Sul sito atm.it sono a disposizione tutte le informazioni sulla viabilità e sulle eventuali misure restrittive messe in atto in occasione della passerella di domenica, che incoronerà il trionfatore. Di certo, si sa già che dall’inizio del servizio fino alle 19.30 circa sarà chiusa la stazione Duomo M1/M3.

E si chiude anche il Giro E

Arrivo in piazza Duomo anche per gli atleti delle squadre che hanno preso parte al Giro E, il Giro d’Italia corso su biciclette a pedalata assistita. L’ultima tappa, la ventunesima di questa edizione, si correrà come sempre prima del passaggio dei professionisti. La partenza è fissata a Sesto San Giovanni.

giro d'italia

Il Parco IX Novembre, in viale Gramsci, sarà il teatro dove verrà allestito il villaggio del Giro E, con il palco della manifestazione sul quale saliranno gli atleti impegnati in questa ultima prova (compreso il sindaco di Sesto, Roberto Di Stefano).

Partenza ufficiale di tappa prevista alle 12.45 dal piazzale della stazione FS, alla presenza della Fanfara dei Bersaglieri che darà il via ufficiale all’ultima frazione del giro “elettrico”.

A tu per tu con Antonio Colombo, patron di Cinelli: «Un progetto condiviso per il Vigorelli»

Cinelli è molto di più che un brand di biciclette. Cinelli è un modo di pedalare, uno stile di andare su due ruote in tutto il mondo. Il suo messaggio parte proprio da Milano. E da un’idea di Antonio Colombo, imprenditore, pedalatore, artista e titolare dell’azienda che si trova alle porte della city, sfornando decine di esemplari ogni giorno.

Giro a parte, cosa lega Milano alla bicicletta?
«Milano è stata una delle prime città ciclistiche: l’8 novembre 1894 viene fondato in città il Touring Club Ciclistico Italiano da un gruppo di velocipedisti. Uno dei membri dell’associazione, Federico Johnson, apparteneva al Veloce Club Milano e divenne il primo Direttore del Touring. Gianni Mura racconta di come El Granida, il gelataio del chiosco di Piazza D’Armi, abbia dato vita alle prime competizioni “professionistiche” tra gli avventori pedalanti, offrendo loro premi in cambi di un’iscrizione a pagamento alle sfide ciclistiche sulla piazza. E poi ci sono marchi storici che sono milanesi, nonché la Fiera del Ciclo e del Motociclo. Non dimentichiamo, infine, che Milano è la città della Sei Giorni e dei record».

Perché la bici sta vivendo un momento di rinascita? Dipende dalla pandemia?
«Non credo sia solo dovuto al Covid. La bicicletta rinasce sempre, appartiene per sua natura ai cicli. Se il ciclo diventa sempre più ricorsivo, si eleva la possibilità che le persone, tutte, si mettano in sella».

Reputa Milano una città a misura di ciclista?
«Milano sembra nata per la bicicletta: piccola, a portata, generalmente con meteo favorevole e piatta. Credo che la Cima Coppi sia contesa tra il Ponte della Ghisolfa e il Monte Stella. Scherzi a parte, è evidente come sia auspicabile e necessaria una politica decisa e condivisa per incrementare l’uso e la sicurezza sulle due ruote e per rendere Milano davvero una città inclusiva. Non solo a misura di ciclista, ma a misura delle persone e non più delle auto. Serve uno sforzo da parte di tutti, dall’alto e dal basso, dal pubblico e dal privato».

Quali altri grandi eventi legati alle due ruote si potrebbero portare nella nostra città?
«Più che grandi eventi a Milano, penserei a una rinascita basata su altri aspetti. Non più tanto grandi fiere quanto eventi di settore, più verticali sulle tipologie di biciclette e di usi. Milano dovrebbe farsi ambasciatrice della bicicletta tramite la valorizzazione dell’esistente. Ad esempio del distretto dei Navigli e del Parco Agricolo Sud, sulla scorta di quanto fanno nelle Fiandre: abbiamo storia, paesaggio e cultura. Raccontare quello che c’è, mettere in rete le realtà operative sul territorio, organizzare manifestazioni creerebbe un sistema vincente e un distretto turistico e ciclistico di grande interesse. E poi c’è il Vigorelli che si potrebbe popolare di eventi, ridando vita ai format come le Sei Giorni…».

A proposito di Vigorelli, a che punto siamo?
«Penso sia urgente che gli si dia una destinazione d’uso, basata sulla convergenza di Comune, Federazione e di Citylife. Laddove pubblico e privato si incontrano su un progetto polivalente e con obiettivi condivisi, la maniera di far funzionare le cose si trova».

Milano, domani: ci saranno più bici?
«Mi basterebbe vedere più educazione. A prescindere da auto, bici e monopattini. Solo più cura del bene comune».

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