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26. 06. 2022 05:02

La Premiata Forneria Marconi torna con un nuovo albun: «Riconnettiamoci a noi stessi»

Da Blade Runner al mondo iperconnesso di oggi, il nuovo album della PFM è ricco di suggestioni e foriero di profonde riflessioni: «Non conosciamo limiti»

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«Non ci poniamo alcun limite. Pensiamo che tutta la musica sia bella e che meriti di essere ascoltata». Franz Di Cioccio e Patrick Djivas, la Premiata Forneria Marconi, hanno le idee molto chiare sul nuovo album, Ho sognato pecore elettriche: un disco-reazione, fuori anche in lingua inglese, che ha per protagonista il mondo di oggi. Instancabile ed iperconnesso.

La Premiata Forneria Marconi torna con un “disco-reazione”

Sono passati quattro anni da Emotional Tattoos. Cosa è successo?
«Abbiamo vissuto di musica, nello specifico di ben centodieci concerti. All’epoca il nostro entusiasmo era alle stelle. Poi è scoppiata la pandemia che ci ha tagliato le gambe. Ma non ci siamo fermati: abbiamo reagito pubblicando un nuovo disco».

Il titolo dell’album è una citazione tratta dal fllm Blade Runner.
«Siamo malati di cinema, così abbiamo pensato di omaggiare un classico di Ridley Scott e di riflettere su quanto stesse accadendo nel mondo. Non siamo contro l’informatica o il progresso, ma pensiamo che la tecnologia ci abbia tolto tanto».

Ovvero?
«Siamo connessi, ma molto meno con noi stessi. Viviamo su un pianeta parallelo, in un mare di giga dominato da algoritmi».

Siamo quindi meno “umani” di prima?
«Ci riconosciamo come dati. Non siamo più un nome e un cognome, ma un codice fiscale. È una forte dicotomia tra due identità».

Nel disco si parla tanto del futuro. Vi spaventa?
«Al contrario. Crediamo possa offrirci tante possibilità. Tutte le volte che lavoriamo ad un progetto sappiamo di doverci inventare qualcosa di diverso. Bisogna essere innamorati del proprio lavoro e questa è una grande sfida».

Qual è il segreto per sapersi sempre rinnovare?
«Non c’è un vero segreto. Semplicemente ci siamo resi conto di voler fare questo mestiere con coscienza e tanta voglia di imparare. Puoi scegliere di diventare un musicista-registratore, oppure acquisire esperienze ed emozioni che ti facciano crescere».

In passato era più facile?
«Diciamo che per noi qualsiasi cosa era una grande opportunità per capire la musica. Quando vuoi veramente vivere da musicista, cerchi costantemente nuove soluzioni ed è il motivo per cui ciascun disco della PFM è a sé stante».

In cosa si differenzia questo album?
«Abbiamo scelto di fare un disco privo di riferimenti temporali o di genere e che può essere associato al concetto di transumanza. Ho sognato pecore elettriche è un progetto fortemente comunicativo. Ognuno scoprirà qualcosa di diverso ascoltandolo. E crediamo che si emozionerà».

 

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