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26. 02. 2021 06:07

Chadia Rodriguez, sempre e comunque dalla parte delle donne: «Uniamoci. Tutte»

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Quando Chadia Rodriguez ha deciso che la musica sarebbe stata fulcro del mestiere della sua vita, è cresciuta in fretta. E non si è mai nascosta, decidendo di affrontare sempre in prima persona argomentazioni e temi delicati che molte colleghe – anche ben più “navigate” – hanno preferito evitare.

Oggi, proprio oggi, torna con un nuovo brano con Erika Lei, prodotto da Big Fish: Donne che odiano le donne parla di invidia, anche di cattiveria se vogliamo. E non è certo la prima volta che la giovane rapper italo-marocchina, 22 anni compiuti a novembre, dedica la sua produzione a temi sociali prendendo posizioni nette: «Quando è uscito Bella così, mi hanno dato dell’incoerente, della persona che lo aveva fatto solamente per hype – racconta a Mi-Tomorrow –. In realtà avevo deciso di farlo uscire in primis perché stavo male, perché ero andata in depressione. Ora che sto molto meglio ho la forza di dire che era successo».

«Una fiamma che vi ustiona». Sei questo, Chadia?

«Esatto. Ma non lo faccio per me. Lo faccio per ogni persona che mi segue e che sente lo stesso peso che sento io. Quando sei in depressione non è così tanto facile dirlo, rifiuti tutto e tutti. Bella così mi ha dato la forza e la possibilità di continuare ad andare in studio a portare avanti i miei progetti, senza più rinunciare a ciò che sarei potuta diventare giorno dopo giorno, continuando a fare musica».

In Donne che odiano le donne dici: «Da quando ce l’ho fatta mangio solo cattiveria e invidia». Non pensi che al tuo pubblico sarebbe meglio trasmettere messaggi di unione e condivisione?

«Per quanto mi riguarda, ho sempre combattuto per questi valori. Anche perché siamo in un ruolo privilegiato e abbiamo la possibilità di lanciare messaggi largamente raccolti. Ciò che mi irrita, piuttosto, è vedere tanti colleghi che utilizzano i social senza trasmettere questo tipo di messaggi. Non ci vorrebbe molto, anche un semplice buongiorno veicolato nel modo giusto».

Che risposte ti sei data?

«Vedo molto egoismo. Nel momento in cui arrivi ad avere successo, pensi che condividendo la gioia si possa perderne l’effetto e possano subentrare ansia e paura».

Tu non credi sia così?

«No. Sono dell’idea che più condividi e più hai la possibilità di crescere. Questo non tutti lo sanno, infatti non tutti riescono a durare a lungo».

Cosa credi ti abbiano insegnato persone come Jake la Furia e Big Fish, che hanno fortemente creduto in te?

«Sicuramente a fregarmene molto di meno del parere altrui e a focalizzarmi su quelli che sono i miei obiettivi, i traguardi che vorrei raggiungere. Ma uno degli insegnamenti più preziosi è stato proprio di Jake».

Che cosa ti ha detto?

«Quando ho girato il primo video, mi ha detto queste parole: “Ricordati che le persone non si ricorderanno mai di quanti follower hai, di quanti dischi avrai fatto, ma si ricorderanno sempre della persona buona che sei. E fin quando ti comporterai bene con tutti, tutti sapranno riconoscerti per l’artista e la donna che sei”».

Ti sei definita «zarra», una sorta di «giullare di corte» dall’animo sensibile. Poi penso sia un’immagine lontana dai classici canoni del tuo genere musicale.

«L’altro giorno, fra i ricordi di Instagram, mi sono ricomparse proprio queste parole. E mi sono chiesta perché mi fossi definita in quel modo. Da piccola ho provato tantissime volte a sfuggire alla mia vita, provando a immaginarmi un mondo che non mi appartenesse o che comunque non fosse il mio. In realtà, col tempo, ho accresciuto la consapevolezza di poter essere nient’altro che questa».

Da Dale a Donne che odiano le donne: in che cosa credi di essere maggiormente cambiata in questi tre anni?

«Non saprei. Sono cambiata molto in generale, ogni anno che passa c’è sempre qualcosa in me che trovo diverso. In meglio, aggiungerei. Ed è ciò a cui dovrebbero puntare tutti gli esseri umani di questo mondo: cambiare in meglio, sempre. Quando cerchi di migliorare te stesso, stai dando la possibilità di vederlo anche alle persone che ti circondano, che lo notano con apprezzamenti di diverso tipo. Ed è gratificante. Poi ho l’idea che i cambiamenti migliori, in ognuno di noi, avvengano sempre dopo l’estate (ride, ndr)».

Perché?

«Mi torna in mente il periodo scolastico. A settembre tornavi in classe e c’era il tuo compagno che era cambiato: era diventato più carino oppure più alto. O comunque qualcosa di diverso c’era sempre, dopo l’estate».

A che punto credi di essere nel tuo processo di crescita?

«Mi fa sempre un po’ paura pensare a queste cose, ma per essere partita da zero, con una buona dose di umiltà, mi vedo poco meno che a metà percorso. Di conseguenza, c’è ancora un bel po’ da fare».

Ricordi quel complimento che non ti aspettavi?

«Forse “ce l’hai fatta”. O comunque una frase dei miei manager dopo aver superato una difficoltà o un’avversità che si è presentata lungo il percorso. Penso anche solo all’altro giorno, mentre giravamo il video di Donne che odiano le donne: indossavo un vestito estivo, all’aperto, di notte, alle quattro del mattino, con -3 gradi e la strada bagnata».

Una vera prova di forza.

«Assolutamente sì. E non mi dimenticherò mai che Max (il manager Massimiliano Vecchi, ndr) mi ha detto: “Questa è l’ennesima prova che più alzi il livello e più grandi sono le difficoltà, ma anche le soddisfazioni”. È esattamente così».

L’ultima volta che ti sei commossa?

«Mi capita spesso, mi sono commossa tanto proprio durante le riprese del video. È successo dopo un racconto della ragazza che ha curato i casting».

Che cosa ti ha raccontato?

«Mi ha parlato di questa mail ricevuta da parte del fidanzato di una figurante del video. Entrambi sono miei fan. Lei si sentiva brutta e inadeguata, lui ha tentato di spronarla inviando la sua candidatura. Sono gesti che dovrebbero accadere molto più spesso: uomini che sappiano apprezzare le donne che hanno al proprio fianco. E soprattutto che vogliano valorizzarle, non nasconderle».

Insomma, la forza della musica può tutto.

«Certo! La musica capisce, interpreta il nostro stato d’animo ogni volta che siamo tristi o depressi. Quando siamo felici, cerchiamo di associare un momento ad una canzone. La musica è sacra, fa parte della nostra vita. Tante volte capisco che ci sono persone che non apprezzano quello che faccio. Ma, per tanti di loro, tanti altri mi fanno capire che hanno bisogno delle mie canzoni».

In breve

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