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27. 11. 2020 12:14

“Facile”, Boosta racconta il suo ultimo disco da solista

Il tastierista dei Subsonica racconta il suo ultimo progetto discografico

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Se non ci fosse stato il lockdown probabilmente non esisterebbe Facile, il disco solista di Davide “Boosta Dileo”. Il tastierista dei Subsonica lo ha raccontato a Mi-Tomorrow dal suo studio di Torino «trasformato in tana» e con l’aggiunta di un bar personale.

Come è nato il disco?boosta ultimo album

«Con i Subsonica ci stavamo preparando per portare dal vivo l’album Microchip temporale.  Quando ha chiuso tutto mi sono dedicato all’unica cosa che so fare: suonare. Così ho lavorato a Facile, un progetto strumentale in cui unisco le mie passioni, il pianoforte e l’elettronica, a cui forse avrei pensato fra qualche anno. Rispetto al passato ora desidero suonare ciò che vorrei ascoltare, senza pensare troppo se può piacere agli altri».

Hai detto che Facile è il suono del tuo silenzio. Boosta sente il bisogno di stare in silenzio?

«Sì, ne sento la necessità. Sono abbastanza orso, specie in questo periodo. Credo che il silenzio sia uno spazio sacro e fondamentale per l’ascolto di me stesso e degli altri».

A quali artisti di musica strumentale ti sei ispirato?

«Mi piacerebbe farmi crescere le basette e diventare come un minimalista dei primi del ‘900. Amo Erik Satie e diversi altri artisti, ma mi ha colpito molto la storia di Federico Mompou: immaginiamo una persona dalla vita mediocre, senza eccessi, che nel 1914 scrive una composizione meravigliosa, Pajaro Triste, appoggiato al davanzale della finestra mentre guarda l’arrivo della Prima Guerra Mondiale. E poi c’è il disco della mia vita: il Concerto a Colonia di Keith Jarrett».

Come è stato tornare a suonare dal vivo questa estate?

«Ho provato una forte gratitudine nel salire sul palco, la stessa che ho visto negli occhi degli spettatori rimasti senza concerti per tanti mesi».

Cosa pensi delle chiusure dei luoghi della cultura?

«Capisco che siamo in un momento difficile, ma credo che ci governa sia inadeguato. Non mi è piaciuta per niente la risposta piccata, senza entrare nel merito, che il ministro della Cultura Dario Franceschini ha dato alle richieste del nostro settore».

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