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16. 01. 2021 06:13

Pamela Prati pubblica Mariposita: «Alla musica ho affidato la mia rinascita»

Pamela Prati scrive ed incide Mariposita, inno alla felicità come omaggio alle proprie origini

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Dopo aver cantato ed interpretato indimenticabili sigle televisive e spaccati della televisione italiana, Pamela Prati torna con un brano prodotto e scritto in prima persona, dal titolo Mariposita, un inno alla rinascita tra Sardegna e reggaeton.

Come è nata Mariposita?

«A fine estate mi è successo qualcosa di particolare. Mi si è posata sulla spalla una magnifica “mariposita” – “mariposa” in spagnolo significa farfalla, in Sardegna usiamo chiamarla così per via del catalano – e ammirandola nella sua bellezza ho pensato che fosse una carezza venuta dall’alto».

Ovvero?

«Per me era un segnale speciale mandato da mia madre, a cui dedico il brano. Mi ha sempre spronato a credere nel’amore e nella gentilezza delle persone. Mi sono tatuata sul braccio quella farfalla, mi piace pensare che possa essere il mio simbolo di rinascita, non bisogna arrendersi mai, specialmente in un periodo buio come questo».

La musica ti si presenta nuovamente come svolta importante per la tua carriera.

«È dal 1984 – dai tempi di Un nodo all’anima – che la musica fa parte della mia vita, dalle prime storiche sigle televisive fino ai brani che mi diverto ad incidere oggi. La musica è la mia continua rinascita, è la colonna sonora della mia vita. Posso piacere oppure no, non lo metto in dubbio, ma si tratta sempre di arte, seppur modesta».

Quanto ha inciso Milano sul tuo percorso?

«Moltissimo. Ci ho vissuto per otto anni, mi ha accolto a braccia aperte quando firmai i primi contratti in Mediaset per la prima edizione di La sai l’ultima e poi Scherzi a parte, erano i primi anni Novanta e Milano mi ha permesso di concretizzare tutto quello che avevo seminato a Roma agli inizi di carriera. Le sarò sempre riconoscente per questo e mando una carezza nel cuore a tutti i milanesi che con coraggio stanno tenendo duro oggi».

A quale zona sei più affezionata?

«Usavo spesso fare lunghe passeggiate tra via Parini e via Turati fino al centro, fermandomi spesso nella storica Pasticceria Cova in Montenapoleone. Ricordo con affetto i primi acquisti da Cartier o Chanel in via Sant’Andrea, rappresentavano le prime grandi conquiste dopo tanti anni di sacrifici. Ma anche la prima volta alla Scala nel ‘95 per Manon Lescaut o le prime sfilate di Ferré e Armani nel Quadrilatero, ci sarebbe tanto da dire su Milano».

Il tuo primo ricordo legato a questa città?

«La copertina di Playboy con Celentano nel 1980, usata poi anche come cover del suo album. Una grande soddisfazione incontrare il mio mito da giovanissima».

In breve

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