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25. 06. 2022 12:42

Gl’Innamorati diventa un musicarello: «Quando Goldoni incontra Battisti e Morandi»

Pietro De Pascalis fa cantare il pubblico del Teatro Leonardo con Gl’Innamorati – Il musicarello: «Uno spettacolo emozionante che aiuta a ricordare come era il mondo prima del Covid»

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Gl’Innamorati, commedia scritta da Carlo Goldoni nel 1759, si tuffa negli anni ‘60 e si tramuta in un musicarello coi brani di Gianni Morandi, Lucio Battisti, Rocky Roberts e tanti altri.

A rendere possibile tutto ciò è stato il regista Pietro De Pascalis che, affiancato da Valeria Cavalli e Debora Virello, ha saputo trasformare in realtà un desiderio nato da una tradizione di famiglia: «I miei genitori erano grandi appassionati dei musicarelli – spiega il regista milanese – così siamo partiti da una storia d’amore e attorno abbiamo costruito una colonna sonora che permettesse agli spettatori di riconoscere subito quelle canzoni».

Gl’Innamorati diventa un musicarello, parla il regista De Pascalis

Che playlist avete scelto?
«Sono canzoni molto conosciute, alcune legate alla tradizione del musicarello, altre un po’ meno. Inizialmente avevamo addirittura pensato di fare uno spettacolo diverso ogni sera legandolo a una precisa epoca musicale, ma sarebbe stato troppo complicato. Abbiamo quindi trovato un equilibrio tra la drammaturgia di Goldoni e le canzoni».

È stato difficile scegliere i brani da affiancare al testo originale?
«Goldoni usava spesso lo strumento del metateatro, così anche noi abbiamo immaginato una compagnia teatrale impegnata a mettere in scena Gl’Innamorati di lunedì, giorno di chiusura dei teatri, in una scenografia che non gli appartiene. Sono nate due drammaturgie che si incastrano una con l’altra, questo meccanismo ci ha permesso di usare un linguaggio più contemporaneo e di inserire più facilmente le canzoni nella storia».

Cosa rende il musicarello apprezzato anche da chi non ha vissuto gli anni d’oro di questo genere?
«Il musicarello è il precursore del videoclip. All’epoca era un modo per far conoscere una nuova canzone al grande pubblico. Oggi i costi del cinema sono più alti quindi si ricorre ai videoclip che spesso sono molto elaborati con anche una drammaturgia che non comprende solo la canzone. Tutto nasce dal bisogno di raccontare anche con le immagini le emozioni che un brano può suscitare».

Che emozione è stata ritrovarsi per questo spettacolo due anni dopo il debutto?
«È una bella sfida. Questo spettacolo ci aiuta a ricordare come era il mondo prima del Covid-19, è molto emozionante. Ci siamo ritrovati da poco e una delle attrici non la vedevo dal dicembre del 2019 quando siamo andati in scena la prima volta».

Ci sono altri testi classici che le piacerebbe trasformare in musicarello?
«Qualche anno fa mi è passata per la mente la follia di adattare Romeo e Giulietta di Shakespeare. Amedeo Minghi diceva che cantare è d’amore e io ritengo che la canzone sia un atto intimo. Per molte persone comunicare non è facile, farlo con la canzone diventa ancora più difficile. Portare in scena un testo come Romeo e Giulietta con canzoni magari più profonde e articolate rispetto a quelle che usiamo ne Gl’Innamorati sarebbe molto interessante e divertente».

Come vede Milano in questa fase di uscita dalla pandemia?
«Credo che il peggio non sia ancora passato, ma stiamo andando verso una situazione di maggior consapevolezza e tranquillità. Sento che Milano ha voglia e bisogno di recuperare il tempo perduto. Le energie ci sono, soprattutto da parte dei giovani, ora bisogna farle fruttare».

Dal 17 al 30 dicembre

Teatro Leonardo

Via Ampère 1, Milano

Biglietti: da 25 euro su mtmteatro.it

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