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18. 05. 2021 22:49

La Lombardia dai “mille” colori: disorientati dai numeri e dalle misure

I lombardi, come tutti gli italiani, vivono un periodo disorientamento. Dalle dichiarazioni alle carte bollate non si è ancora riusciti a define una linea univoca sulla pandemia.

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La matematica non è un’opinione. Le interpretazioni dei numeri probabilmente sì. Resta comunque un certo disorientamento di fronte ai parametri che hanno decreto il ritorno della Lombardia in zona rossa. E – permettetemi – anche il vago sospetto che dietro queste decisioni sia prevalsa la politica alla scienza.

Confrontando i dati del 15 dicembre, quando la Lombardia entrò in zona gialla, e quelli del 15 gennaio, giorno della decisione della nuova zona rossa, la differenza è significativa. A metà del mese scorso i ricoverati in terapia intensiva erano 714, mentre nel bollettino dell’altroieri, primo giorno in lockdown soft, erano 454.

Per quanto riguarda gli ospedalizzati non in rianimazione dieci giorni prima di Natale si contavano 5.159 pazienti contro i 3.664 di due giorni fa. Insomma, è evidente che qualcosa non torni, visto che anche l’indice Rt in questi giorni è abbondantemente sotto l’1,25 che fa scattare la fascia rossa.

C’è disorientamento, a 360 gradi, visto che non più tardi di nove giorni fa il governatore Attilio Fontana paventava il rischio elevato di entrare in rosso per numeri in peggioramento, salvo poi considerare la misura punitiva nei confronti della Lombardia, tanto da presentare un ricorso al Tar.

Di quali numeri parlava Fontana il 9 gennaio profetizzando il sistema più duro di chiusure? Si aggiungano poi due elementi delle ultime ore: il via libera agli spostamenti verso le seconde case, anche in zona rossa, e la decisione del Comitato Tecnico Scientifico che impone la riapertura delle scuole superiori.

Nel frattempo abbiamo Walter Ricciardi che invoca un lockdown nazionale duro un giorno sì e l’altro pure. Come sta andando davvero la situazione? Spiegatecelo, perché evidentemente la matematica è un’opinione.

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