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16. 01. 2022 19:34

Sala al Meeting di Rimini: «Si può e si deve cambiare. Ascoltiamo le voci più distanti in città»

«Il cambiamento arriverà dalle città». Il sindaco ha citato anche le parole della sociologa Sassen: «Le città hanno mostrato la loro vulnerabilità, ma anche la forza della solidarietà. I giovani potranno svolgere un ruolo importante»

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Il Sindaco Sala è intervenuto anche quest’anno al Metting di Rimini in occasione del dibattito Abitare, vivere, lavorare nelle città: cosa cambierà nelle nostre metropoli?. In dialogo con lui, José Luis Martinez-Almeida, sindaco di Madrid; Andy Bow, Architetto, Senior Partner e Deputy Head of Studio presso Foster + Partners; Andrea Gnassi, Sindaco di Rimini; Anne Hidalgo, Sindaco di Parigi  e Guido Bardelli, Presidente Cdo, che ha moderato l’incontro.

Sala al Meeting di Rimini: «Si può e si deve cambiare. Ascoltiamo le voci più distanti in città»

Come cambia lo sviluppo della città alla luce di quanto sta accadendo? Quali sono gli aspetti cruciali per rendere la propria città più attrattiva? Quali sono le linee guida da seguire nei prossimi anni? Sono alcuni degli spunti introduttivi lanciati da Guido Bardelli che hanno introdotto le parole del sindaco Sala.

Disparità. «Il clima è migliorato, abbiamo ritrovato tempo. Queste considerazioni di Bow sono vere e le condivido, ma credo facciano riferimento solo ad una fetta della città, quella parte della popolazione benestante, tutelata, che ha un lavoro e non lo perde e che ha quindi potuto effettivamente godere di queste cose. Ma c’è una parte della popolazione che sta affrontando le conseguenze di questa pandemia».

Giovani. «Draghi – ha aggiunto Sala – ha aperto questo Meeting con un atto di fiducia e un invito ai giovani. E a loro voglio tornare: loro sono naturalmente portati al cambiamento, è più facile che mettano in discussione un sistema valoriale e sapranno più facilmente ritrovare nuovi spazi, originali e diversi, per interpretare questo nuovo mondo».

Tre regole. Secondo Sala, quello che le grandi città devono fare e che ha proposto e proporrà a Milano, si muove su tre regole:

  • «Si può e si deve cambiare. Sforziamoci di non avere nostalgia del passato. La situazione è cambiata, cerchiamo di credere che ci sia una formula diversa»;
  • «Chiariamo ai nostri cittadini cosa faremo in termini di sostegno e bilancio. È un compito importante e fondamentale per ogni sindaco. Bisogna portare avanti questo discorso sul breve periodo, senza perdere l’orizzonte di progetto e investimento sul lungo periodo. Non si può accontentare tutti, ma c’è bisogno di essere chiari con i propri cittadini. La politica è sussidiaria, ma non è tutto»;
  • «Infine: quali sono i segmenti della popolazione sui quali basarci? Chiamiamo i giovani a risollevarsi, aiutiamoli ad investire, a cambiare lavoro, proteggiamoli. A Milano le case hanno prezzi troppo alti per loro. Ma non ci sono solo i giovani, ci sono persone che lavorano in ambito creativo, molto aperte al cambiamento, ci sono le comunità straniere, arrivate da lontano; il mondo della solidarietà Noi sindaci non dobbiamo compiacere, ma dobbiamo cercare di ascoltare voci che spesso sono più lontane».

Trasformazione. «La politica influenzerà, ma non dovrà essere un alibi per noi dire che tutti dovranno fare la loro parte, è ovvio che tutti dovranno collaborare. A Milano sento grande attenzione e disponibilità a trasformare la città, in particolar modo da un punto di vista ambientale e digitale».

Idee. Cosa vuol dire oggi decidere insieme? Io ho un credo assoluto nella forza della città di essere motore del cambiamento. I cittadini delle grandi città non sono migliori, o sono sempre pronti al cambiamento, ma spesso riconoscono il merito dell’amministrazione quando essa porta al cambiamento. Le città oggi sono più chiamate a questa accelerazione.

Coraggio. «Milano fa parte del C40 e quest’anno è stata creata una Task Force, di cui sono stato messo a capo, per capire come ne usciremo. Questa situazione anomala può essere un impulso al cambiamento. Stiamo raccogliendo tanti spunti, per esempio la città a 15 minuti di Parigi, i quartieri pedonali di Barcellona. Milano sta facendo una commistione di queste idee. Questo è il momento del coraggio, dove bisogna solo essere chiari con i cittadini. A Milano stiamo costruendo 35 nuovi chilometri di ciclabili, ma non pensiate che sono tutti lì a far la ola».

Dal basso. «Io non evocherei i poteri commissariali, ma è il momento di risolvere tanti problemi che ci sono nel nostro Paese. Perché è più facile vedere trasformazioni nelle città, piuttosto che nei governi? Un sindaco lo prendi per cinque, dieci anni… può piacerti, come no, ma sai con chiarezza dove andrà, a differenza del governo. C’è troppo burocrazia, troppe regole, troppa demagogia e lo abbiamo visto con quelle aziende che vincono i concorsi, ma non hanno curriculum, subappaltano troppo, non concludono o impiegano anni a concludere i lavori. Ho un credo assoluto e lo ripeto: il cambiamento arriverà dalla città. Ma lo credono anche i governi, oppure no?».

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