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19. 07. 2024 08:21

Una moschea a Milano negli ex bagni di via Esterle, ma è polemica sul destino degli occupanti abusivi

Organizzato un presidio contro lo sgombero da parte degli attivisti di 'Ci siamo rete solidale'

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Ora manca solo l’avvio dei cantieri per la realizzazione di una moschea a Milano. Lo scorso 10 luglio, come riporta Il Giorno, il Comune ha infatti ceduto il diritto di superficie degli ex bagni pubblici di via Esterle all’associazione Casa della Cultura musulmana, che dieci mesi fa si era aggiudicata in via definitiva la concessione trentennale dell’immobile per realizzare un luogo di culto islamico.

Moschea a Milano, il bando del Comune

Al bando promosso dal Comune per l’immobile ai civici 15-17, nella zona di via Padova, con base d’asta di 480.162 euro, avevano partecipato nel 2022 sia la Casa della Cultura musulmana sia il Milan Muslim Center, ma il 31 maggio dell’anno scorso la commissione giudicatrice ha escluso i secondi perché i responsabili non avevano effettuato il sopralluogo necessario e perché lo statuto dell’ente non prevede ‘l’esercizio dell’attività di culto quale attività esclusiva o prevalente’.

Le proteste degli attivisti per la moschea a Milano

Il 26 ottobre è arrivata la determinazione dirigenziale che ha dato il via libera ufficiale alla Casa della Cultura musulmana e ora, dopo la cessione dell’area dello scorso luglio l’immobile va liberato perché dovranno iniziare i lavori. Ma a protestare adesso sono gli attivisti di ‘Ci siamo rete solidale’ che ha promosso una mobilitazione per chiedere al Comune che fine faranno gli occupanti abusivi che da anni vivono in via Esterle.

Moschea a Milano, il presidio

«Il Comune ha chiesto di liberare lo spazio per consegnarlo alla Casa della Cultura Musulmana che deve iniziare i lavori per la realizzazione della moschea – si legge sulla loro pagina Facebook -. Agli abitanti, lavoratori stranieri sottopagati con contratti di lavoro di breve durata, non è stata proposta alcuna soluzione abitativa alternativa nonostante da oltre un anno le persone che abitano nello stabile e la Rete Solidale avevano chiesto all’amministrazione di intervenire per evitare che nessuno finisse in strada». Gli attivisti hanno quindi proclamato un presidio permanente davanti all’ingresso dello stabile di via Esterle perché venga trovata una soluzione per gli occupanti che finirebbero in strada.

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