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19. 01. 2022 17:31

Lorenzo Barone, pedalando per il mondo: «Perché la bici è la mia vita»

Oltre 65.000 chilometri in sella per Lorenzo Barone, che ha incontrato i suoi supporter a Milano: «Ma le nuove ciclabili in città hanno troppi impedimenti»

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«A 18 anni volevo evadere dalla mia realtà di San Gemini, in provincia di Terni: così ho preso la bici e non mi sono più fermato». Da sei anni, Lorenzo Barone gira il mondo in sella alla sua bicicletta. Finora ha percorso oltre 65.000 chilometri toccando tutta l’Europa, ma anche Russia, India e Giappone. Ventiquattro anni, l’amore trovato proprio durante una delle sue mirabolanti traversate – in Siberia, tra neve e gelo – in questi ultimi giorni Barone ha incontrato i suoi sostenitori a Milano.

Lorenzo Barone, in giro per il mondo in sella ad una bici

Barone, queste foto (che tiene in mano, ndr) sono per i suoi supporter?
«Durante i miei viaggi, promuovo online una raccolta fondi per sostenermi. In cambio, di ritorno dalle mie avventure, porto le foto che ho scattato e caricato sul web anche grazie all’aiuto dell’agenzia stampa milanese (Improve Connect, ndr) che mi segue e mi sostiene. Questa volta ho consegnato gli scatti del mio ultimo viaggio in Siberia».

Cosa la spinge ad usare la bicicletta?
«È difficile da descrivere, ma ormai non posso più farne a meno: è diventata parte di me».

A Milano e in Provincia, nel post lockdown, nuove ciclabili sono spuntate come funghi. Giudizio da praticante?
«Purtroppo quelle in città, penso a corso Buenos Aires, non sono comodissime. Ogni cento metri ci sono blocchi di metallo: da un lato giustamente evitano che entrino macchine o moto, ma dall’altro bisogna fermarsi ogni volta per oltrepassarli. Gli ostacoli andrebbero piazzati centralmente, così che i ciclisti possano pedalare senza problemi. In Provincia, invece, ho trovato anche buone piste, ma presentano sempre degli inconvenienti».

Ovvero?
«Alcune, dopo un chilometro, terminano nel nulla. Altre si incrociano con la strada e, per proseguire, bisogna aspettare il passaggio delle macchine. Milano dovrebbe prendere spunto dalla Brennero-Verona: 200 chilometri di pura strada solo per i ciclisti».

La città, ormai, è proiettata alle Olimpiadi del 2026: ha pensato a un viaggio dedicato?
«Sono più un tipo solitario (ride, ndr). Mi piace andare in posti “deserti”, con poca gente».

Prossima tappa?
«Dal 16 novembre andrò nella regione della Lapponia, a nord della Finlandia, 27 giorni per testare nuovi materiali. E non farà certo caldo…».

 

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