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06. 08. 2021 02:33

Covid, Milano città di trasgressione. Il comandante della Polizia Ciacci: «C’è un mondo clandestino»

Il comandante della Polizia locale milanese racconta come si muovono i "furbetti" per aggirare le regole anti-Covid

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«Il momento iniziale è stato caratterizzato dalla contrazione della normalità operativa, legata alla circolazione stradale, e dell’organizzazione e gestione degli eventi sociali. Poi ci siamo riorganizzati tempestivamente». Marco Ciacci sintetizza così i cambiamenti che hanno caratterizzato il lavoro della Polizia Locale di Milano che dirige ormai da quasi quattro anni: tremila unità di organico, nove comandi di zona, una centrale operativa h24.

Come vi siete mossi in questi dodici mesi?
Inizialmente abbiamo dato supporto alle attività commerciali della grande distribuzione garantendo presidi alle file immense che si erano create, poi ci siamo organizzati in base alle esigenze. Non è mancata anche la vicinanza alla popolazione, come la consegna di pc e tablet per la didattica a distanza, buoni spesa alle famiglie in difficoltà, distribuzione di mascherine nelle case popolari, ritiro contanti per le persone sottoposte a quarantena».

Con le fasi a colori è cambiato qualcosa?
«Siamo tornati a operazioni più consuete: sotto regia della Prefettura abbiamo controllato capillarmente i mezzi pubblici e raccolto segnalazioni da parte di Atm, chiuso vie all’occorrenza per garantire la fruizione degli ingressi scolastici da parte degli studenti e monitorando l’utilizzo delle aree verdi».

Esiste un popolo della notte clandestino?
«Nel macro mondo delle segnalazioni le feste in casa sono una parte marginale. La maggioranza riguarda feste e ritrovi in locali che dovrebbero restare chiusi al pubblico».

Ad esempio?
«Terrazze di hotel usate indebitamente, locali da ballo, gestori compiacenti, ingressi improvvisati sul retro, parole d’ordine e password d’accesso. Si è creato un mondo sommerso e clandestino».

Qual è stato il momento più difficile di questo lungo anno?
«Più che quello operativo, dove il personale si è dimostrato encomiabile, la grossa difficoltà è stata riorganizzarsi internamente, seguire il flusso delle cose pur garantendo la sicurezza dei lavoratori, l’utilizzo adeguato degli uffici, degli spogliatoi, degli sportelli per il pubblico e la formazione nei rapporti con il cittadino».

Quale approccio avete adottato nei confronti delle persone?
«Abbiamo cercato di trasmettere al nostro personale un messaggio: il nostro lavoro non è solo sulla repressione, ma soprattutto sulla condivisione di finalità. L’incitamento e il supporto persuasivo hanno avuto successo, si sono rivelati una strategia vincente».

E’ cambiata la percezione nei confronti della vostra istituzione?
«Le richieste anche pressanti che a volte pervengono testimoniano una necessità di aiuto e di desiderio che le cose vengano fatte per bene e nel rispetto di tutti. Qualche momento di tensione c’è stato, ma si tratta di fenomeni sporadici. La percezione che ho è che la gente vuole che la Polizia Locale diventi sempre più parte integrante della vita cittadina».

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