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27. 10. 2021 18:13

Un nuovo album per i Fast Animals and Slow Kids: «Raccontiamo la concretezza»

Fast Animals and Slow Kids presentano È già domani: «Abbiamo trovato la nostra quadra attraverso la musica»

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Un grande ritorno per Fast Animals and Slow Kids. La band perugina, a distanza di due anni da Animali Notturni, presenta il nuovo album È già domani che vuole cristallizzare il tempo e il suo valore. Torneranno a Milano a maggio, al Fabrique con biglietti da 28 euro già disponibili su ticketone.it.

Fast Animals and Slow Kids: «Abbiamo trovato la nostra quadra attraverso la musica»

Come ha influito la pandemia nel vostro approccio alla realizzazione del nuovo lavoro?
«Ha influito moltissimo sulle tempistiche di realizzazione del progetto. Abbiamo affrontato un percorso di accettazione e di rielaborazione del nostro percorso in musica. Dal punto di vista strettamente personale, crediamo che sia una risposta molto personale. Potenzialmente tutto quello che accade nella nostra vita quotidiana ha influito. Basti pensare che alcuni di noi hanno dei figli piccoli e vedere un bambino crescere chiuso in casa è stato ancora più difficile».

Come l’avete “superata”?
«Abbiamo trovato la nostra quadra attraverso la musica, ma sicuramente ognuno di noi è stato il fautore del suo percorso psicologico e personale in un momento così particolare e delicato».

Vi sentite ancora privati del “bello” del vostro mestiere?
«Il lockdown del 2020 è stato un periodo estremamente sconfortante. Il mondo della musica si basa e si ciba di aggregazione e del contatto con la gente. Per quanto esista il digitale, noi artisti avremo sempre bisogno di un canale fisico di comunicazione con qualcuno davanti ai nostri occhi. Questo purtroppo è mancato».

Ascoltano alcuni brani sembra che la paura del fallimento e di non trovare il proprio posto nel mondo sia ancora più radicata nell’animo umano in questo momento storico…
«Probabilmente sì, anche se questi sentimenti in fondo hanno sempre fatto parte di noi. Stupida Canzone, per esempio, è stata scritta a febbraio 2020 a ridosso della pandemia. Nella copertina dell’album non si vedono i nostri occhi. Il tratto impresso sulla tela è incerto. Abbiamo voluto dimostrare come non facciamo altro che spenderci per il futuro. Sappiamo dire chi saremo tra cinque giorni, ma non sappiamo definirci in questo momento storico, nel presente».

La copertina dell’album sembra un dipinto: da dove nasce l’idea?
«Dalla concretezza e dalla volontà di creare un progetto manuale, esattamente così come intendiamo la musica. Per noi è fatta con le mani, la viviamo in maniera carnale, viscerale e completa. Abbiamo anche creato una cover per ogni singolo pezzo: dodici tavole che rappresentano l’etereo che diventa concreto, fisico».

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