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22. 10. 2020 05:56

Riapre via Corelli e Palazzo Marino si divide

All’interno del Cpr ci sono 140 stranieri in attesa del rimpatrio, ma è battaglia

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Il Cpr, ovvero il centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli, ha riaperto: avrà al suo interno 140 stranieri, suddivisi in otto camere, in attesa di rimpatrio.

Riapre via Corelli e Palazzo Marino si divide

Una decisione dovuta al precedente Governo, in particolare all’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha posto fine all’esperienza del Centro di accoglienza straordinario (Cas) gestito dalla Croce Rossa. Le forze politiche si sono divise su questo provvedimento: a favore il centrodestra, contrario il centrosinistra.

Monguzzi (Pd) chiede al centrosinistra di dare battaglia a Roma

«Non torniamo all’illegalità del passato»

Non ha appena è arrivata la notizia del ripristino del CPR di via Corelli è stato il primo a chiamare la sinistra a raccolta con una manifestazione sotto Palazzo Marino. Carlo Monguzzi, consigliere del Pd, giudica del tutto sbagliata la decisione di Salvini, a Mi-Tomorrow spiega il perché.

Com’è andato il flash mob?
«Bene, eravamo 10-15 responsabili delle istituzioni, appartenenti al Pd, per ripetete la nostra richiesta al governo, ovvero di essere in discontinuità con quello precedente».

Perché sinora il governo di centrosinistra non vi ha dato retta?
«Questo non lo so».

Il ripristino del CPR di via Corelli è una misura legittima.
«Certo ma è sbagliata».

In passato via Corelli ha quasi sempre svolto questa funzione.
«Conosco bene la vicenda, da 20 anni faccio battaglie pubbliche per denunciare cosa succedeva nel centro e per chiedere la chiusura perché è ingiusto rinchiudere le persone che non hanno commesso reati».

Cosa fare quando si trova una persona da espellere?
«Bisogna trovargli una destinazione, non rinchiuderla in modo coatto per tempi che possono diventare molto lunghi».

Forse il problema è che in via Corelli ci sono stati abusi.
«Posso dire che quello era un posto brutto, c’erano trans vittime di violenza, c’erano i serbi messi accanto ai bosniaci. Solo negli ultimi anni, con la gestione della Croce Rossa, è diventato un posto dignitoso».

Non c’è il rischio che senza il CPR la sicurezza possa venire meno in città?
«Il problema della sicurezza è affidato alle forze dell’ordine, se qualcuno commette un reato va in carcere non in via Corelli».

Anche il sindaco ha preso posizione.
«Il suo intervento è stato utile e interessante: tra una detenzione di sei mesi e una di un mese meglio la seconda anche se ribadisco che giuridicamente non è accettabile rinchiudere una persona che non ha commesso reati».

Questa partita si gioca a Roma.
«Avremo, infatti, un incontro con i parlamentari».

In maggioranza a Palazzo Marino siete tutti d’accordo?
«Prevalentemente sì».

monguzzi
monguzzi

Per Bastoni (Lega) il centro si basa su un modello di business sbagliato

«Giusto chiuderlo»

Il ripristino del CPR di via Corelli è necessario per affrontare con efficacia il problema dell’espulsione degli extracomunitari. Lo sostiene Massimiliano Bastoni, consigliere comunale e regionale della Lega, che spiega cosa non funzionava nel modello del Cas.

Perché avete salutato con tanto favore il ritorno del CPR?
«Il CPR è il luogo atto a identificare le persone che poi devono essere rimpatriate in quanto irregolari sul territorio italiano: crediamo che sia uno strumento utile per la società, è stato giusto riattivarlo».

Il Pd milanese obietta che non è legale privare della libertà una persona che non ha commesso reati.
«Si tratta di persone che non sono in una situazione di regolarità, per quanto riguarda la cittadinanza o perché sono immigrati in modo clandestino. Coloro che sono in regola non ci vanno, per cui non capisco le obiezioni del centrosinistra».

Finora via Corelli era organizzato come centro di accoglienza straordinaria: perché cambiarlo?
«È un modello costruito sul concetto di accoglienza alla cui base c’è un business dell’immigrazione che va contrastato. Chi scappa dalla guerra dev’essere accolto, stesso discorso per chi è in regola, poi però c’è l’immigrazione non controllata per la quale bisogna attrezzarsi per rimpatriarla».

Quindi la Croce Rossa non va bene?
«Ripeto: fa solo accoglienza, ci vogliono anche i rimpatri».

Non è un po’ troppo lungo il termine di sei mesi di permanenza dei CPT?
«È una cosa che si può discutere, il problema è che servono i tempi necessari per l’identificazione delle persone, spesso arrivano da posti sconosciuti. Una cosa è certa: non è possibile lasciarli liberi se, giusto per fare un esempio, non si riesce a indentificarli entro tre mesi».

L’attuale Governo potrebbe modificare questa decisione che porta la firma di Salvini.
«Ricordo che i decreti sicurezza sono stati votati dal governo con i ministri dei 5 Stelle: se lo fanno stanno smentendo se stessi ma non mi sorprenderebbe».

Perché?
«Pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo governo Conte voleva già rivedere i decreti sicurezza, è una cosa assurda».

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