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23. 06. 2021 14:20

“Porta(le) Venezia”, il regista esordiente Pattacini porta il quartiere milanese sul grande schermo

Un film con al centro Porta Venezia: la recensione

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Lo scorso giovedì si è aperto il sipario di Festival Mix, la rassegna milanese del cinema gay-lesbo ospitata al Piccolo Teatro Strehler. Tra i film in corsa, anche la pellicola di esordio di Alberto Pattacini, trentottenne autore televisivo, che ha presentato l’intrigante “Porta(le) Venezia”.

Il film. La pellicola, come facilmente immaginabile è dedicata al quartiere di Porta Venezia, diventato negli anni il centro nevralgico della comunità milanese LGBT. Il documentario è un viaggio a ritroso nel tempo: l’autore riscopre la geografia del luogo partendo dalle sue origini.

«Io a Porta Venezia ci vivo da nove anni, in via Lazzaro Palazzi – spiega il regista -. Per attrazione reciproca. Mi piacciono le situazioni border line, e questo è un quartiere che ha così tanti colori da renderlo quasi una frattura sociale all’interno della “normalità”. Adesso è diventato cool, il centro nevralgico della comunità lgbt. Ma mi interessava capire l’inizio, da che cosa nasce questa diversità».

Le immagini accentuano l’aspetto di emarginazione che contraddistinse Porta Venezia fin dalle sue origini quando il fulcro del quartiere era il lazzaretto, utilizzato per segregare i malati di peste dal resto della popolazione. Le “comunità emarginate” sono il filo rosso che unisce ogni fase del racconto cinematografico.

Porta Venezia diventa il luogo perfetto per accogliere gli ultimi durante i secoli della storia: dapprima gli immigrati meridionali di fine ‘800, poi quelli degli anni del boom insieme alla malavita, la casbah eritrea, la comunità lgbt ed infine gli immigrati dei barconi che arrivano a Lampedusa, senza saper dire una parola in italiano, ma con in tasca un biglietto con su scritto “Porta Venezia”.

«È un quartiere che ha fatto delle diversità un fattore di sviluppo – aggiunge Pattacini – . Anche economico. Perché la diversità è cool, è quello che ci salverà».

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