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23. 06. 2021 05:19

Cucina persiana, sapori dall’Afghanistan: «La nostra proposta per aprire uno spiraglio»

Sara e Basir propongono su AirBnb il format Cucina persiana, sapori dall'Afghanistan: «I piatti di famiglia e tanta convivialità per conoscere più da vicino la vera cultura»

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Cucina persiana, sapori dall’Afghanistan: si chiama così l’esperienza, disponibile sulla piattaforma AirBnb, attraverso cui Sara e Basir mettono a disposizione la loro casa a Milano per un autentico tuffo nel Medio Oriente. «Buona musica e immagini suggestive del mio Paese ci accompagneranno mentre ti racconterò alcuni momenti della mia vita in Aghanistan e del mio viaggio dall’antica Persia all’Italia», si presenta così Basir su AirBnb.

 

La cucina persiana di Sara e Basir

Come vi siete conosciuti?
Basir: «Ci conosciamo da circa quattro anni e mezzo. Lavoravamo assieme nel ristorante italiano dove lavoro ancora oggi, qui a Milano. Io da cuoco, lei da responsabile di sala. Dopo un anno abbiamo iniziato a frequentarci».

Come avete strutturato la collaborazione con AirBnb?
Sara: «Consideriamo AirBnb uno dei mezzi per aprirci anche al pubblico internazionale. L’ho sempre utilizzato per prenotare gli alloggi durante i miei viaggi all’estero, poi ho scoperto che era aperto anche alle esperienze. Grazie a questo servizio emergono gli aspetti più profondi della nostra idea: ospitalità, inclusione e apertura verso altri mondi».

Com’è strutturata la serata che proponete?
B: «Vorremmo far conoscere la cultura dell’Afghanistan tramite i piatti della mia famiglia, le immagini dei luoghi a me cari e la musica tradizionale. Tutto, ovviamente, adeguato ai tempi che stiamo vivendo: poche persone a serata, superfici igienizzate e con una parte all’aperto. La sfida è conciliare la visione del Paese da parte di due persone culturalmente diverse: io racconto di me e della mia famiglia, Sara parla da ragazza italiana che ha conosciuto l’Afghanistan attraverso i miei occhi e ha deciso di saperne di più. È una sorta di mediatrice».

Avete immaginato un target di riferimento?
S: «Premettendo che qui sono tutti i benvenuti, abbiamo creato l’esperienza anche in inglese perché ci farebbe piacere ricevere ospiti stranieri. Per il momento abbiamo messo come fascia di prezzo 30 euro a persona, crediamo giustificata dal costo delle materie prime, dal tempo di preparazione e dai contenuti offerti. La percezione di chi partecipa sarà il vero ago della bilancia: un conto è avere in testa qualcosa, un altro il feedback reale».

Parliamo di cibo.
B: «La cucina afghana assomiglia sorprendentemente a quella mediterranea: il piatto principale è il riso basmati e i nostri piatti sono molto più delicati, meno speziati e meno piccanti rispetto a India, Pakistan o Bangladesh. È una cucina più aromatica: usiamo menta, cardamomo, coriandolo, zafferano… Nella mia famiglia cuciniamo la carne un paio di volte a settimana, tante verdure, legumi e per finire non mancano mai tè e frutta secca».

Sara, un parere da italiana sulla cucina afghana?
S: «Non l’ha cucinata tanto spesso per me (ride, ndr). Confermo che è una cucina ricca di sapori e profumi, molto gustosa, vicina ai nostri gusti e semplice, ma richiede ore di preparazione. L’utilizzo frequente dello yogurt come salsa di accompagnamento dei piatti mi riporta al passato greco di questo Paese. Quanto al riso, ci rifornivamo in un negozio iraniano di via Govone perché il basmati che si trova in commercio non è quello giusto. Adesso abbiamo trovato un altro punto vendita etnico che ci procura una versione un po’ più fedele».

Com’è una cena afghana?
B: «Da noi si mangia tutto contemporaneamente, non c’è divisione delle portate. Questo rende al meglio il senso della condivisione e della convivialità: non ci si alza mai per prendere un altro piatto o per cucinare qualcos’altro. Dedichiamo poco tempo al pasto in sé, il resto è tutto in chiacchiere. E poi si mangia informalmente sul tappeto: qui a Milano, però, abbiamo scelto di farlo a tavola».

Come sei arrivato in Italia?
B: «Non rappresento l’immagine stereotipata che molti potrebbero avere. Sono arrivato in Italia, a Perugia, 12 anni fa con una borsa di studio. Ho studiato Economia e nei fine settimana facevo il cameriere: da lì è nata l’idea di fare ristorazione».

Che futuro vedete?
S: «Il massimo sarebbe trovare clienti affezionati con cui poi approfondire vari filoni legati all’Afghanistan, che è grande e naturalmente contempla differenze etniche e culinarie. Il progetto in grande è tutto in divenire, è un terreno non battuto: vedremo».

Sara, che idea hai oggi dell’Afghanistan?
S: «Leggendo libri, guardando video e ascoltando testimonianze sono rimasta stupita dallo straordinario senso della famiglia e dell’ospitalità afghani. Agli ospiti danno il piatto più buono, il posto più bello, il meglio a disposizione. Un tempo era il centro del mondo, negli anni ’70 era la meta perfetta degli hippie. Oggi per fortuna abbiamo accesso ad ogni informazione e possiamo viaggiare anche solo con la mente. Siamo qui per questo, per aprire uno spiraglio».

Basir, per te è ancora più semplice…
B: «Afghanistan, casa dolce casa (sorride, ndr). Riconosco che la situazione d’instabilità che continua a vivere il mio Paese non incoraggi a viaggi esplorativi, è importante però trasmettere a più persone possibili che non ci sono solo le esplosioni e i kamizake, c’è un patrimonio da scoprire».

Un ricordo caro?
B: «La mia infanzia spensierata sui tetti di Kabul, a giocare con gli aquiloni».

La cucina persiana di Sara e Basir, le info sull’airbnb

Cucina persiana,
sapori dall’Afghanistan
Da 24 a 30 euro
su airbnb.com

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