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20. 05. 2022 22:41

Il 31 marzo è simbolico per pochi: resti l’obbligo vaccinale

Il nostro editoriale riguardo al dibattito sull'obbligo vaccinale in Italia: perché la misura deve rimanere tale anche tra qualche mese

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Ricorrono in questo periodo i due anni delle giornate nefaste che diedero inizio all’emergenza Covid. Al di là della data simbolica del 20 febbraio, giorno della scoperta del primo “paziente zero” a Codogno, ogni giornata è in qualche modo emblematica.

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Come quella di domani, ad esempio, il 23 febbraio, giorno dell’istituzione della prima zona rossa nei Comuni del Lodigiano. E da lì in poi una raffica di decreti e ordinanze che segnarono i mesi successivi. Oggi siamo quasi alla vigilia della scadenza dello stato di emergenza e la nuova data cerchiata sul calendario è quella del 31 marzo, che molti già vogliono far coincidere con il “liberi tutti” (come se ci fosse ancora qualcosa da aprire…).

Obbligo vaccinale, qual è il tema di fondo

Il tema di fondo è che non ci sarà nessuna libertà senza un’osservanza di almeno due regole fondamentali: le mascherine nei luoghi affollati al chiuso e l’obbligo vaccinale per le categorie per le quali è stata prevista. L’ipotesi che dal prossimo 15 giugno questa disposizione possa venir meno ha trovato già molti pareri discordanti.

Sarebbe, infatti, una sorta di condono e una mancanza di serietà nei confronti di chi (la stragrande parte degli italiani) ha davvero seguito alla lettera ogni disposizione e diligentemente ha seguito i tempi della campagna vaccinale.

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