I Promessi Sposi
I Promessi Sposi

I Promessi Sposi è probabilmente uno dei libri più letti nelle scuole italiane: quel matrimonio che «non s’ha da fare», tra Renzo e Lucia, ha accompagnato svariati dei nostri pomeriggi da studenti. In giro per Milano è ancora possibile vedere molti dei luoghi narrati nel romanzo del Manzoni. La città è certamente cambiata, ma sono tanti gli indizi che si possono seguire per ritrovare quanto descritto da Don Lisander.

Casa Luraschi. «S’immagini il lettore il recinto del lazzeretto, popolato da sedici mila appestati; quello spazio tutt’ingombro, dove di capanne e di baracche, dove di carri, dove di gente». Siamo agli inizi di corso Buenos Aires e qui troviamo casa Luraschi: il palazzo all’epoca del romanzo non c’era, ma quando venne costruito, furono usati pezzi del Lazzaretto per realizzare il porticato che venne anche decorato con i busti dei protagonisti de I Promessi Sposi.

Lazzaretto. Non troppo lontano ecco «La cappella ottagonale che sorge, elevata d’alcuni scalini, nel mezzo del lazzeretto». Qui Manzoni parla della chiesa di San Carlo al Lazzaretto, in via Bellintani Fra Paolo, ancora visibile e visitabile. Non più in mezzo al Lazzaretto ovviamente, ma costretta tra i nuovi palazzi, è un punto fermo per chi vuole toccare con mano le vicissitudini di Renzo.

Porta Venezia. «A poco a poco cominciò poi a scoprir campanili e torri e cupole e tetti; scese allora nella strada, camminò ancora qualche tempo, e quando s’accorse d’esser ben vicino alla città, s’accostò a un viandante, e, inchinatolo, con tutto quel garbo che seppe, gli disse: Di grazia, quel signore. Saprebbe insegnarmi la strada più corta, per andare al convento de’ cappuccini devo sta il padre Bonaventura?». La strada qui citata dal Manzoni è possibile percorrerla ancora oggi: sono numerosissime le auto che ogni giorno la attraversano, senza però poter gustare la vista qui descritta. Niente campanili, torri o cupole, certamente qualche tetto ed il nuovo skyline milanese. Siamo sui Bastioni di porta Venezia, confine milanese all’epoca di Renzo.

CI VEDIAMO IN…
San Simpliciano

Una delle chiese più antiche di Milano, risalenti al suo passato di capitale imperiale romana. Fu il patrono di Milano, Ambrogio, a volerne la costruzione in prossimità di uno degli incroci più trafficati per l’ingresso in città. A terminare i lavori fu il Vescovo Simpliciano che qui fece seppellire tre martiri prima di trovarvi riposo lui stesso. Probabilmente circondata da un portico, in epoca longobarda la chiesa venne ristrutturata ed ingrandita una prima volta. Sisinnio, Martirio, Alessandro, i tre martiri sepolti nella Basilica, furono i miracolosi protagonisti della vittoria della Lega Lombarda nel 1176 posandosi sul Carroccio, occasione usata per soprannominare il luogo la Basilica del Carroccio.

Qualche secolo dopo subì la paranoia spagnola, vedendosi tagliato il campanile di ben 25 metri, quel tanto che bastava a non permettere di sbirciare nel castello. La vita monastica dura fino al 1798 quando tutto venne tristemente convertito in caserma. Successivamente una parte della struttura convenutale fu demolita e la chiesa restaurata. Nel ‘800 ci furono pesanti lavori da farla sembrare quasi un’altra chiesa, danno poi rimediato un secolo dopo restituendo dignità ed identità ad una delle chiese più importanti ed affascinanti di Milano.

RETROBOTTEGA
Milanesità a tavola: Don Lisander

Fu Bice Mongai a creare Don Lisander, ristorante nel cuore di Milano a pochi passi dal Teatro alla Scala, in via Manzoni 12. Era il 1947. Il locale prende il nome da Alessandro Manzoni, chiamato affettuosamente dai milanesi appunto Don Lisander. La tradizione culinaria milanese è fiore all’occhiello della cucina, con i piatti tipici eseguiti a regola d’arte: risotto, ossobuco e cotoletta godono di un menù dedicato. Il cambio nella gestione avvenuto nel 2014 con l’ingresso di Stefano Marazzato non ha scalfito questo gusto tipico, ma anzi, ha portato una ventata di innovazione che come spesso accade, si unisce in modo perfetto alla tradizione.

La sala interna è stata allestita in quella che un tempo era la cappella del Palazzo Trivulzio ed il giardino, fruibile con la bella stagione, è sempre lo stesso di un tempo. Tra un piatto e l’altro è necessario gustarsi anche il bellissimo soppalco in legno, diventato oggi una libreria, proprio in omaggio a colui che dopo tanti anni, è ancora nel cuore dei milanesi e nell’insegna di questo ristorante.

SE PARLA MILANES
Quand vun l’è ciocch, tucc ghe dann de bev

La traduzione letterale è: “Quando uno è ubriaco, tutti gli danno da bere”. Il significato è molto più profondo ed allo stesso tempo declinabile in mille modi. Quando, infatti, qualcuno è in difficoltà, è molto più facile spingerlo a peggiorare piuttosto che aiutarlo a venir fuori da un problema. Molte volte lo si fa per ilarità, altre per vera cattiveria, ma quel che è certo è che aiutare qualcuno nel momento del bisogno è una cosa davvero difficile da riscontrare.


www.mitomorrow.it